MERAVIGLIOSAMENTE ANALISI TESTUALE

MERAVIGLIOSAMENTE ANALISI TESTUALE

Giacomo da Lentini


Iacopo da Lentini, Meravigliosamente
Meravigliosamente
un amor mi distringe
e mi tene ad ogn’ora.
Com’om che pone mente
in altro exemplo pinge 5
la simile pintura,
così, bella, facc’eo,
che ‘nfra lo core meo
porto la tua figura.
In cor par ch’eo vi porti, 10
pinta como parete,
e non pare di fore.
O Deo, co’ mi par forte.
Non so se lo sapete,
con’ v’amo di bon core: 15
ch’eo son sì vergognoso
ca pur vi guardo ascoso
e non vi mostro amore.
Avendo gran disio,
dipinsi una pintura, 20
bella, voi simigliante,
e quando voi non vio
guardo ‘n quella figura,
e par ch’eo v’aggia avante:
come quello che crede 25
salvarsi per sua fede,
ancor non veggia inante.
Al cor m’arde una doglia
com’om che ten lo foco
a lo suo seno ascoso, 30
e quando più lo ‘nvoglia,
allora arde più loco
e non pò stare incluso:
similemente eo ardo
quando pass’e non guardo 35
a voi, vis’amoroso.
S’eo guardo, quando passo,
inver voi, no mi giro,
bella, per risguardare.
Andando, ad ogni passo 40
getto uno gran sospiro
che facemi ancosciare;
e certo bene ancoscio,
c’a pena mi conoscio,
tanto bella mi pare. 45
Assai v’aggio laudato,
madonna, in tutte parti
di bellezze ch’avete.
Non so se v’è contato
ch’eo lo faccia per arti, 50
che voi pur v’ascondete.
Sacciatelo per singa,
zo ch’eo no dico a linga,
quando voi mi vedrite.
Canzonetta novella, 55
va’ canta nova cosa;
lèvati da maitino
davanti a la più bella,
fiore d’ogni amorosa,
bionda più c’auro fino:60
«Lo vostro amor, ch’è caro,
donatelo al Notaro
ch’è nato da Lentino».

PRESENTAZIONE DEL TESTO “Meravigliosamente” è una lirica composta da Jacopo Da Lentini (Siracusa, 1210 – 1260), notaio alla corte di Federico II di Svevia. Dante lo cita nel XXIV canto del Purgatorio, vv. 55-57,come autorevole rappresentazione della Scuola Siciliana: “O frate, issa vegg’io, diss’ egli, il nodo che ‘l Notaro e Guittone e me riten ne di qua dal dolce stil novo ch’i odo !” Codificò le forme metriche della canzone, e fu probabilmente l’inventore del sonetto. La lirica “Meravigliosamente” affronta il tema, tipicamente provenzale, dell’innamorato timido che non osa esprimere all’amata i propri sentimenti. Questi, però, si rivelano egualmente attraverso gli sguardi, i sospiri e i pianti. Per placare la passione struggente che lo avvolge, il poeta dice di aver riprodotto dentro di sé l’immagine della sua donna , dal cui vagheggiamento deriva un’emozione di gioia pari a quella che uno spirito credente trae dalla fede. La figura interiore è così nitida e ben presente che il poeta incontrando la reale persona dell’amata, può anche fare a meno di guardarla, per eccesso di timidezza : la bellezza di lei è tanto grande che il cuore quasi non può sostenerla, e un tremore assale il poeta, il tremore che si prova di fronte alle cose che sembrano appartenere ad una realtà più grande di quella che comunemente viviamo. L’avverbio ” meravigliosamente”, che occupa per esteso il primo verso, per la sua posizione isolata che accentra vivamente su di sé l’attenzione e per il suo ritmo lentamente modulato, introduce un’atmosfera di eccezione, di fuor dell’usato, che corrisponde alla ” nova cosa” del v. 56, nel congedo. Meravigliosamente rappresenta una delle liriche migliori di Giacomo da Lentini: un’intima e accorata confessione d’amore sotto forma di monologo interiore che si risolve nel dolce e malinconico vagheggiamento della donna amata.

ANALISI DEL SIGNIFICATO E DEL SIGNIFICANTE (livello metrico – ritmico/ stilistico-retorico)
Meravigliosamente è una “canzonetta” apparentemente leggera , sia per la leggerezza del ritmo,
che per l’ umana verità del sentimento ; essa rappresenta, tuttavia, il nuovo modo di cantare l’amore, in cui i precedenti trobadorici sono rielaborati con raffinata leggerezza e spinti ad analizzare la questione amorosa principalmente in termini di indagine interiore e di affinamento spirituale: il poeta tende ad esprimere i risvolti psicologici e interiori dell’esperienza amorosa, il momento in cui essa è pura contemplazione e non osa manifestarsi. La lirica, una canzonetta di settenari ( schema ritmico “abc abc” nella fronte, “ddc” nella sirima; l’ultimo verso della fronte rima con l’ultimo della sirima) , si articola in tre principali nuclei tematici. Nella prima parte( vv. 1-45), il poeta svolge il motivo della contemplazione intima e sofferta della donna amata : attraverso un processo di interiorizzazione, il poeta “dipinge “ nel proprio cuore l’immagine della donna amata (“ così, bella, facc’eo, che ‘nfra lo core meo porto la tua figura”, vv.7-9) la cui bellezza gli appare come un miracolo, che suscita nell’animo un sentimento di stupefazione, come se il poeta si trovasse al cospetto di una creatura ultraterrena. Alla gioia della contemplazione, si alterna poi il dolore, la pena di non riuscire ad esprimere, per timidezza e per pudore, il proprio sentimento di ammirazione e di dolcezza, e di doverlo perciò tenere segreto e nascosto quando egli le passa accanto e non osa guardarla. Nella seconda parte della lirica, ( vv. 46-54), il poeta manifesta la sincerità del suo sentimento d’amore contro le insinuazioni dei calunniatori. Nella terza parte della lirica ( vv. 55-63), costituita dal “congedo”, il poeta rivolge alla donna amata una preghiera franca, decisa, nella speranza che ella gli faccia dono del suo caro amore.
La penultima strofa dichiara l’intento della canzone e riassume nel motivo della lode la ragione
profonda che l’ha ispirata. Il “congedo”, segue una consuetudine già provenzale e poi stilnovistica: la poesia, personificata, è pregata di rivolgersi direttamente alla donna amata e di intercedere per il poeta, che ” firma” così la sua composizione.
La struttura della lirica si rivela semplice grazie all’uso del verso settenario e alla presenza di un lessico non particolarmente difficile o tecnicistico. Pur nella complessiva semplicità del tessuto retorico, sono presenti studiate simmetrie tematiche e strutturali, basti pensare al motivo guida della straordinarietà dell’esperienza amorosa, cui corrispondono il desiderio del poeta di immortalare l’intensità del suo sentimento mediante versi d’amore e il riferimento alla raffigurazione dell’oggetto amato. Nel componimento non mancano, tuttavia, artifici stilistici ben individuabili, come l’uso della tecnica coblas capfinidas che si manifesta nel legame tra la prima e la seconda stanza (“ ‘nfra lo cor meo porto la tua figura”, vv.8-9; ”In cor par ch’eo vi porti pinta como parete”vv.10-11 ) e tra le stanze quarta e quinta ( “quando pass’ e non guardo a voi vis’amoroso”, vv.35-36 ; ”S’eo guardo, quando passo, in ver’voi , non mi giro” vv.36-38 ). Con la ripetizione del verbo “parere” ai versi 10 e 13, la canzone ribadisce il concetto della donna amata impressa nel cuore, tema che avrà molta fortuna nella evoluzione della lirica d’amore, fino allo Stilnovo. ll riferimento alla fede “come quello che crede salvarsi per sua fede, ancor non veggia inante” (vv 25-27) prelude alla splendida metafora del fuoco del v.29 (“com’om che ten lo foco”) , simbolo di una passione amorosa incontrastabile, che arde e consuma l’animo. E’ questa la tematica, tipicamente provenzale, della sofferenza d’amore, sviluppata in un senso più propriamente “psicologico” nella quinta strofa e mediata dal motivo dello “sguardo”, motivo che si arricchirà, nella poetica del Dolce Stil Novo, di nuovi intrinseci sviluppi.
Ancora, nella quarta e quinta strofa emergono i motivi della segretezza dell’amore e della timidezza dell’amante : il poeta è incapace di comunicare il suo amore e si limita ad ammirare l’oggetto del desiderio di nascosto, fingendo di essere indifferente (“pare che io vi porti dipinta proprio come realmente siete, e di fuori non si vede nulla”) .