MATTIA PASCAL RIASSUNTO DAL CAPITOLO 10 AL 16

MATTIA PASCAL RIASSUNTO DAL CAPITOLO 10 AL 16

Adriano Meis a Roma: Adriana e gli spiritisti


Adriano Meis vive l’unico episodio sociale della sua vita a Roma, in casa Paleari, il cui proprietario, Anselmo, ha una ricca biblioteca di testi spiritistici ed esoterici e il cui genero, Terenzio Papiano, unitamente al fratello Scipione, epilettico, e a Silvia Caporali, una “medium” da lui sfruttata, organizza sedute spiritiche. La seduta spiritica è un grossolano tentativo di distrarre l’attenzione del protagonista e di sottrargli il denaro guadagnato al gioco. Qualche credito di più, a mio parere, si deve attribuire nel cap. XIII (“II lanternine”) a un’apparente digressione del Paleari, il più loquace del gruppetto di spiritisti, destinato, come l’avventore della trattoria, a sostituirsi ad Adriano nel filosofeggiare.

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Insomma, per quanto si voglia prendere sul serio l’inserzione dello spiritismo nel romanzo, è difficile restituirgli una funzione narrativa che non sia quella di sottrarre ad Adriano l’aureola di filosofo. Altra è l’esperienza, che Adriano deve personificare, per essere restituito alla vita e poter tentare di sostituire Mattia; e non è l’esperienza del compagno dei falliti (l’ubriaco, la prostituta incontrati di notte a Roma ), ma l’esperienza in cui Mattia era fallito, quella, dell’amore e del matrimonio. Il Paleari ha una figlia che, vedi caso, si chiama Adriana; davvero raramente in maniera tanto sfacciata, nomina sunt omino. Nasce fra gli omonimi una passione tenera, comprensiva: un colloquio d’anime, addirittura, a quanto si legge nel capitolo undicesimo, “Di sera, guardando un fiume”.! Adriana incarna ogni aspetto della femminilità, è anche una mamma per Adriano (capitolo decimo); naturalmente partecipa obtorto collo alle sedute spiritiche, perche è devota (ma con delicatezza); inoltre non è pettegola: una ragazza ideale, in altri termini. Adriano la ama come non ha amato, nei panni di Mattia, Oliva o Romilda, cioè non l’ama coi sensi; ma a impedire l’unione, la nuova vita e la sostituzione definitiva di Mattia, s’interpone prima, con scarso successo, la medium che s’innamora di Adriano, e poi Terenzio, che non vuole lasciarsi sfuggire la cognata (sua moglie, defunta era la sorella di Adriana). L’iniziativa di Terenzio mira a scoprire Adriano, di cui rifiuta, per dir così, la falsa identità. Gli manda tra i piedi un probabile parente, in primo luogo, poi, gli fa venire in casa lo Spagnolo di Montecarlo, gli propone in ultimo un’altra fanciulla aristocratica, che ha uno strano nonno (borbonico). Di mano in mano la finzione di Adriano Meis si rivela precaria e insostenibile; e non basta, per ridarle consistenza, l’operazione chirurgica all’occhio, consigliata dalla medium, operazione che ha un po’ alterato il volto di Mattia (nella convalescenza ascolta il Paleari, che vuole dimostrargli «che il bujo era immaginario», donde la filosofia del lanternino, cui s’intitola il capitolo tredicesimo). A ben vedere, Adriano Meis cessa di vivere, fin da quando ha creduto di trovare in Adriana l’amore ideale: perché ha ingannato pure lei, quando, durante la seduta spiritica, l’ha furtivamente baciata (capitolo quattordicesimo, “Le prodezze di Max”, alias Scipione). Adriana ha baciato «un’ombra d’uomo».

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