MARIA DE’ MEDICI FRANS POURBUS IL GIOVANE

MARIA DE’ MEDICI FRANS POURBUS IL GIOVANE

MARIA DE’ MEDICI FRANS POURBUS IL GIOVANE


Maria de’ Medici, figlia del granduca di Toscana Francesco I e di Giovanna d’Austria, nacque a Firenze il 26 aprile del 1573.
Nel 1600 all’età di 27 anni, andò sposa al re di Francia, Enrico IV, vivente ancora la prima moglie, Margherita di Valois , donna bellissima e piena di fascino che dopo aver rifiutato lo scioglimento del matrimonio a favore di Gabrielle d’Estrées, amante di Enrico, lo accordò nel 1599 a favore di Maria.
Fu il Sully, ministro di Enrico IV e uomo non facile, l’artefice del matrimonio fu il primo ministro di Enrico IV, il protestante
Sully, che si rivolse al Papa per avere consiglio sulla scelta della futura regina solo per ingraziarsi i rapporti con la Chiesa, che dubitava della conversione del Re al cattolicesimo, e per contrastare l’intenzione del Re di sposare una delle sue amanti, Henriette d’Entragues, in cambio di un figlio. Il matrimonio era una faccenda di Stato, e doveva servire a qualcosa: la proposta del Pontefice fu Maria de’ Medici.
Il matrimonio si effettuò per procura a Firenze e solo successivamente Enrico incontrò Maria a Lione: la trovò troppo alta, troppo grossa e troppo autoritaria.
Nonostante ciò ebbero insieme sei figli, di cui uno morì molto presto: Luigi XIII, futuro erede al trono; Elisabetta, che sposò il re Filippo IV di Spagna; Maria Cristina che sposò Vittorio Amedeo I di Savoia; Gastone duca d’Orleans; ed Enrichetta Anna sposa del re Carlo I d’Inghilterra.
Quello di Maria non fu un matrimonio felice a causa delle innumerevoli infedeltà di Enrico che, nel frattempo, meditava una guerra contro gli Asburgo schierato dalla parte dei protestanti tedeschi, per una complicata successione nel piccolo principato di Clèves in Germania (guerra dei Trent’anni).
Nel maggio del 1610 il Re affidò la reggenza del trono a Maria per raggiungere l’esercito in guerra ma, pugnalato dal monaco Ravaillac un fanatico istigato probabilmente dai gesuiti, morì.
L’opera pacificatrice svolta da Enrico IV, guerriero insolente e libertino ma amato dal popolo,  e la sua morte improvvisa gettarono la Francia nella più completa divisione religiosa e Maria si trovò ad affrontare le stesse situazioni di Caterina de’ Medici, che l’aveva preceduta, senza averne le qualità, con un figlio di nove anni e con consiglieri sbagliati.
Il ministro Sully tentò di difendere l’ordine e il Tesoro ma senza riuscirvi, quindi si ritirò.
Maria dal canto suo cercò di condurre una politica filocattolica, spingendo sull’alleanza con la Spagna con la quale strinse dei legami di sangue combinando due matrimoni, quelli dei suoi due figli: Luigi XIII con l’Infanta di Spagna Anna d’Austria, ed Elisabetta con il futuro Filippo IV; tenne però lontano dagli affari di Stato il principe ereditario, anche quando questi raggiunse la maggiore età.
Luigi XIII non somigliava in nulla a suo padre e cresceva male, tribolato da mille afflizioni. Il rapporto tra Maria e il figlio fu sempre molto teso: Luigi covava dei rancori nei confronti della madre che lo considerava uno stupido e che riservava il suo affetto al secondogenito Gastone.
La Regina nel frattempo era in balia dei sui favoriti Concino Concini ed Eleonora Dori detta la “Galigai”. I due, marito e moglie, avevano fatto parte del seguito italiano della Regina all’epoca del suo matrimonio e a corte, dopo la morte di Enrico IV, erano diventati onnipotenti. In questo modo si erano attirati molte antipatie da parte dell’alta nobiltà. Eleonora soprattutto, dama di palazzo e intima amica della Regina, aveva un fortissimo ascendente su Maria; erano sorelle di latte e a Firenze erano cresciute insieme.
Luigi XIII, che intanto aveva raggiunto da tempo la maggiore età ma non aveva alcuna voce in capitolo, debuttò in politica, nel 1617, eliminando i due cortigiani: fece assassinare il Concini, e decapitare con l’accusa di stregoneria la Galigai, il cui corpo venne poi bruciato. Maria invece venne estromessa completamente dagli affari di governo e confinata nel castello di Blois, perché in urto con il favorito del Re e suo amante, il duca di Luynes.
Quando Luigi XIII, ruppe la tregua con gli ugonotti e mosse con l’esercito contro di loro senza riuscire ad espugnare La Rochelle, la Francia corse il rischio di dividersi di nuovo. Un gruppo di nobili fedeli a Maria de Medici, che intanto era “evasa dalla sua prigione” grazie ad una congiura  che ella stessa aveva organizzato, costrinse il Sovrano a richiamare in servizio un certo Richelieu, l’unico che potesse riconciliarlo con la madre e i nobili ribelli.
Richelieu all’epoca era un vescovo. Era stata Maria assieme al Concini, a “scoprirlo” e a portarlo giovanissimo alla Segreteria di Stato. Quando il Concini venne assassinato e la Regina confinata, anche Richelieu perse il posto; ora gli veniva servita su un piatto d’argento la possibilità di tornare in scena e dimostrare le sue non comuni doti diplomatiche e di governo.
Questi si prodigò per il trattato di Angers (1620) e successivamente fece riconciliare la Regina Madre con il Re.
Maria potè riavvicinarsi al figlio: riottenne diritti e privilegi e tornò a far parte del Consiglio di Stato, riprendendo enorme prestigio politico soprattutto con l’ascesa di Richelieu, che nel frattempo aveva ottenuto dal Papa la veste cardinalizia.
Debellata la dissidenza religiosa il Cardinale affrontò quella politica provocando un rovescio di alleanze e mandando a monte la politica filo spagnola, fortemente voluta dalla Regina, perchè ormai non gli era più utile.
Maria corse quindi ai ripari: alcuni nobili a lei devoti e contrari alla
politica di Richelieu si coalizzarono e guidati dalla Regina e dal suo
secondogenito Gastone, riuscirono a strappare al Re la promessa di allontanare il cardinale dagli affari di governo.
Il 10 novembre 1630 fu un giorno che passò alla storia come “Journée des dupes” (la giornata degli ingannati): era il giorno fissato per il congedo del Cardinale. Ufficialmente Richelieu non avrebbe dovuto sapere ciò che lo aspettava ma nei fatti era al corrente di tutto. Quel giorno era atteso da Luigi XIII e da Maria nel palazzo del Lussemburgo ma, al momento del congedo dal Re, Richelieu riuscì con parole giuste a far cambiare idea al Sovrano riacquistando la massima influenza a Corte e la nuova caduta in disgrazia di Maria.
L’intrigo si chiuse con la definitiva capitolazione della Regina e la
destituzione dei più accaniti avversari del cardinale. Maria perse ogni autorità. Fu confinata a Compiègne e poi a Bruxelles. Trattata con riguardo ma emarginata, divenne un’esule solitaria e malinconica, rinnegata dal figlio. Si rifugiò in seguito nei Paesi Bassi e per quanto cercasse l’appoggio spagnolo non tornò più in Francia. Dei suoi ultimi anni si sa poco. Morì a Colonia il 3 luglio del 1642. Di lei restano ventidue tele allegoriche del grande pittore Rubens, che forse ospitò Maria negli ultimi momenti della sua vita nella sua casa di Colonia, che la immortalano Regina e che oggi sono conservate al Museo del Louvre