maledizione di Didone

maledizione di Didone

Canto 4, versi CCXCVI-CCCLXI (296-361)
Enea si sta preparando per la partenza e Didone se ne accorge. Si contrappongono i valori umani con quelli degli dei; i discorsi sono molto articolati e poco realistici. Didone è dominata dalle passioni quasi come una tiade viene mossa dai suoni nei riti orgiastici di Bacco. Didone vedendosi abbandonata incomincia ad attaccare; continua con una dose di senso di colpa, rincara con una motivazione razionale riguardo al tempo atmosferico per finire con una ulteriore passata di senso di colpa. La risposta di Enea ha un tono completamente diverso. Enea afferma che si ricorderà sempre di lei, che lui non pensava affatto al matrimonio, che anche lui ha tutto il diritto di trovare una patria e che non agisce per propria volontà ma per quella divina e del fato.


Canto 4, versi DLXXXIV-DCXXIX / DCXLII-DCLXX (584-629 / 642-670)
Didone continua la sua invettiva e dopo aver elencato vari malefici progetti su Enea lancia la sua maledizione contro i dardani; quest’ultima maledizione avrà una realtà futura.
Nell’ultimo monologo continua la maledizione per poi, dopo essersi uccisa con la spada di Enea, essere bruciata sul rogo.