MACHIAVELLI IL PRINCIPE CAP V

MACHIAVELLI IL PRINCIPE CAP V

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RIASSUNTO


Quale comportamento deve tenere un regnante per riuscire a mantenere il potere in uno stato che già prima di essere conquistato possedeva leggi proprie?

Sono possibili tre vie:

-la prima, quella della violenza , consiste nel distruggere la città assoggettata e nell’abbattere così anche la sua organizzazione politica; -la seconda , nell’andare ad abitare personalmente nel territorio conquistato, così da esercitare il potere in modo più diretto;

-la terza, nell’istituire nello stato conquistato un’oligarchia governata a distanza, mantenendo però invariati ordinamenti e leggi precedenti alla conquista.

Alcune grandi potenze del passato che avevano adottato questi comportamenti offrono lo spunto per un’analisi circa l’efficacia delle loro scelte e le cause del loro successo o del loro insuccesso.

I Romani, ad esempio, ottennero il pieno controllo di Cartagine e di Capua radendole al suolo, e furono costretti a fare lo stesso con numerose città greche dopo aver provato a lasciarle vivere secondo le proprie leggi.

Gli Spartani istituirono un’oligarchia ad Atene e Tebe e in un primo momento riuscirono a dominarle, ma le persero pochi anni dopo.

La conclusione che si trae nella fase conclusiva del capitolo è che il modo più efficace per mantenere il potere in uno stato dotato di leggi proprie è distruggere la struttura dello stato conquistato, dal momento che le rivolte nascono sempre dal ricordo di una precedente condizione. Infine, vengono messi a confronto l’atteggiamento dei cittadini di una repubblica e quello dei cittadini di un principato nei confronti del nuovo conquistatore: sottomettere e tenere a bada i cittadini di un principato è facile perché sono abituati a vivere sotto a un principe che ha un potere assoluto, e per questo fanno fatica a organizzarsi e non sanno vivere liberi; gli abitanti della repubblica, invece, sono estremamente attenti alla vita politica, e quindi il loro desiderio di libertà è più grande, e l’odio che riservano all’oppressore più forte. In tal caso il metodo da adottare è distruggere la città, o direttamente andare ad abitarvi.

ANALISI E COMMENTO

Nel capitolo V del Principe (In che modo siano da governare le città o Principati, quali, prima che occupati fussino, vivevano con le loro leggi ), Machiavelli si sofferma ad analizzare in che modo un regnante possa riuscire a governare i territori che annette al proprio dominio originario, e con essi i loro abitanti, presentando così la contrapposizione tra principato e repubblica.

Questo problema si pone a quei Signori – tra cui Machiavelli desidererebbe annoverare al più presto anche Lorenzo de’Medici – che decidono di aggiungere ai territori ereditati nuove conquiste.

Teorizzando infatti che un principe debba impegnarsi continuamente ad ampliare i propri domini, Machiavelli s’interroga in questo capitolo sul miglior comportamento da assumere nei confronti dei nuovi cittadini che si vengono ad includere sotto il proprio dominio, figure probabilmente abituate a vivere secondo le proprie leggi o in totale libertà. Questo tipo di governo, appoggiato e consigliato dal Machiavelli, è il principato misto, analizzato dall’autore assieme agli altri due principati possibili (rispettivamente, ereditario e nuovo), nei capitoli che vanno dal primo al quarto. L’autore dunque, espone le tre modalità per mezzo delle quali diviene possibile mantenere queste nuove annessioni: abbattere i loro lineamenti politici, se necessario anche in modo violento, andare ad abitarvi, lasciar vivere gli abitanti di questi luoghi secondo le loro leggi, istituendovi però un’oligarchia fedele al principe:

Quando quelli Stati che si acquistano, come è detto, sono consueti a vivere con le loro leggi e in libertà, a volergli tenere ci sono tre modi. Il primo è rovinargli. L’altro andarvi ad abitare personalmente. Il terzo lasciargli vivere con le sue leggi, tirandone una pensione, e creandovi dentro uno Stato di pochi, che te lo conservino amico. Perché essendo quello Stato creato da quel Principe, sa che non può stare senza l’amicizia e potenza sua, e ha da fare il tutto per mantenerlo; e più facilmente si tiene una città usa a vivere libera con il mezzo de’ suoi cittadini, che in alcuno altro modo, volendola preservare.

Machiavelli, sempre attento all’approccio empirico, porta ad esempio di queste sue teorie le vicende storiche che interessarono Spartani e Romani, così da dimostrare come sia necessario, a seguito della conquista, distruggere una città che era libera prima del proprio avvento:

Sonoci, per esempio, gli Spartani, ed i Romani. Gli Spartani tennero Atene e Tebe, creandovi uno Stato di pochi: nientedimeno le perderono. I Romani per tenere Capua, Cartagine, e Numanzia, le disfecero, e non le perderono. […] E chi diviene padrone di una città consueta a vivere libera, e non la disfaccia, aspetti di essere disfatto da quella.

Con quest’opera dedicata a Lorenzo de’ Medici Machiavelli spera dunque di far breccia nel cuore del Duca di Urbino e di essere riammesso a corte, ma contemporaneamente lo sprona a guardare verso nuovi orizzonti di conquista, come dovrebbe fare ogni buon regnante.