L’UMORISMO PIRANDELLO TESINA

L’UMORISMO PIRANDELLO TESINA

L’UMORISMO PIRANDELLO TESINA


Il saggio è stato scritto nel 1908 ed è composto da due parti; nella prima l’autore distingue l’umorismo dal comico, dal satirico e dall’ironia.

Nella seconda parte, molto più originale ed interessante, Pirandello ci dà la sua definizione di umorismo, analizza i processi psicologici, che creano la situazione umoristica ed il modo di rapportarsi alla realtà da parte dello scrittore umorista. Sono evidenti, in questa seconda parte, gli influssi della psicologia di Alfred Binet, dalla quale Pirandello riprende la concezione dell’io diviso; molte affermazioni, però, derivano dallo scavo nel proprio mondo interiore e trovano applicazione già nelle opere precedenti al saggio.

Nel saggio “L’umorismo” Pirandello distingue il comico dall’umoristico. Il primo, definito come “avvertimento del contrario”, nasce dal contrasto tra l’apparenza e la realtà. Nel saggio citato, Pirandello ce ne fornisce un esempio:

« Vedo una vecchia signora, coi capelli ritinti, tutti unti non si sa di qual orribile manteca, e poi tutta goffamente imbellettata e parata d’abiti giovanili. Mi metto a ridere.

“Avverto” che quella vecchia signora è il contrario di ciò che una rispettabile signora dovrebbe essere. Posso così, a prima giunta e superficialmente, arrestarmi a questa espressione comica. Il comico è appunto un “avvertimento del contrario” »

L’umorismo, il “sentimento del contrario”, invece nasce da una considerazione meno superficiale della situazione:

« Ma se ora interviene in me la riflessione, e mi suggerisce che quella vecchia signora non prova forse piacere a pararsi così come un pappagallo, ma che forse ne soffre e lo fa soltanto perché pietosamente, s’inganna che, parata così, nascondendo le rughe e le canizie, riesca a trattenere a sé l’amore del marito molto più giovane di lei, ecco che io non posso più riderne come prima, perché appunto la riflessione, lavorando in me, mi ha fatto andar oltre a quel primo avvertimento, o piuttosto, più addentro: da quel primo avvertimento del contrario mi ha fatto passare a questo sentimento del contrario. Ed è tutta qui la differenza tra il comico e l’umoristico »

Quindi, mentre il comico genera quasi immediatamente la risata, perché mostra subito la situazione evidentemente contraria a quella che dovrebbe normalmente essere, l’umorismo nasce da una più ponderata riflessione, che genera una sorta di compassione da cui si origina un sorriso di comprensione. Nell’umorismo, c’è il senso di un comune sentimento della fragilità umana da cui nasce un compatimento per le debolezze altrui, che sono anche le proprie. L’umorismo è meno spietato del comico, che giudica in maniera immediata.

« Non ci fermiamo alle apparenze, ciò che inizialmente ci faceva ridere adesso ci farà tutt’al più sorridere. »

Nell’analizzare le situazioni umane, a volte paradossali e grottesche, Pirandello non si ferma alla superficie, ma si spinge più addentro.

Quello che, a prima vista, può apparire semplice o banale si rivela inquietante e contradditorio, quello che suscita il riso mostra di essere degno di compassione e di rispetto. Sotto la maschera fissa e immutabile, c’è il volto che rivela le sue paure e le sue angosce; l’uomo e la realtà che lo circonda possono apparire compatti ed armoniosi solo se si analizzano frettolosamente: se si cerca di andare a fondo, ci si rende conto che l’uomo è una creatura debole, contraddittoria e mutevole, e che anche la realtà esterna non ha consistenza oggettiva, ma muta a seconda del punto di vista di chi lo osserva.