Louis Sepulveda Il vecchio che leggeva romanzi d’amore

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Louis Sepulveda Il vecchio che leggeva romanzi d’amore

IL PERIODO STORICO
L’epoca in cui si svolge la narrazione è senza dubbio il nostro secolo. Gli anni precisi non vengono evidenziati nel romanzo ma dagli usi, dal linguaggio e dai mezzi e le armi citate nel testo è facile capire che Sepulveda ha voluto ambientare il suo romanzo nella sua epoca. Nonostante l’epoca piuttosto moderna è facile assistere all’interno del romanzo a condizioni di arretratezza come il fatto che lo stesso protagonista viva in una casa di legno costruita in mezzo alla foresta e si nutra di ciò che riesce a procacciarsi. Questa arretratezza è sicuramente dettata dalla distanza di El Idilio da grandi città e altri centri abitati.

L’AMBIENTE GEOGRAFICO.
Il luogo in cui Sepulveda sceglie di ambientare il proprio romanzo è l’america meridionale paese da cui proviene l’autore stesso. El Idilio, il paese in cui si svolge tutto l’intreccio, è molto isolato, dista infatti parecchie miglia dalla città più vicina El Dorado. Il paese non è quello natale del protagonista, bensì quello scelto da lui insieme alla moglie per intraprendere la loro attività di disboscamento che si rivelerà in seguito impossibile ed impraticabile.

SINTESI
Capitolo 1.
All’inizio del libro l’autore ci presenta subito il villaggio in cui si svolge la narrazione: El Idilio. In questo paesino, due volte l’anno fa visita un dentista, Rubicundo Loachamìn, che lancia improperi contro il governo incolpandolo dei denti cariati e marci dei suoi pazienti. Nel primo capitolo viene anche presentato un altro personaggio, che sarà poi il protagonista, Antonio José Bolìvar Proano. Egli, incontrato l’odontoiatra, gli offre da bere ricordando un episodio di alcuni anni prima, quando un paziente si era fatto estrarre tutti i denti per una scommesa.

Capitolo 2.
Il sindaco era un uomo molto grasso, perennemente sudato e odiato da tutti. Il sindaco a lui precedente era molto tranquillo, pacifico ma da quando era stato ucciso gli abitanti di El Idilio avevano vissuto alcuni anni di anarchia seguiti dalla comparsa di questo sindaco chiamato “Il Lumaca”. Il sucre, un tipo di imbarcazione, si stava avvicinando al molo carica di Shuar, una popolazione indigena. Essi avevano trovato un uomo morto sulle rive del fiume. Il sindaco li accusò subito di aver assassinato il gringo, ma Antonio José Bolivar intervenne in loro difesa spiegando che l’uomo era stato ucciso da una femmina di tigrillo (un felino sudamericano detto gatto-tigre).

Il gringo, infatti, aveva un quadruplo taglio sul collo che non poteva essere stato fatto da un lama e inoltre odorava d’urina di gatta. Il gringo, come si scoprì dal contenuto dello zaino, aveva ucciso i piccoli e il maschio della povera bestia che si era vendicata e si sarebbe ancora scagliata contro qualsiasi essere umano per la collera. Il dentista si fermò a parlare con il vecchio Antonio al quale aveva portato tristissimi romanzi d’amore, come faceva ogni sei mesi.
Capitolo 3.
Antonio era ormai anziano, temeva che il sindaco volesse organizzare una battuta contro il tigrillo inferocito dal gringo. Antonio era stato, un tempo, sposato: all’età di quattordici anni si era ammogliato a Dolores Encarnaciòn del Santìsimo Sacramento Estupinan Otavalo. La donna non rimase mai ingravidata e girava voce fosse fertile. Antonio per cambiare clima, cosa che avrebbe giovato ad entrambi, decise che si sarebbero trasferiti da San Luis a El Idilio, sarebbero diventati coloni e avrebbero avuto due ettari di foresta da disboscare. L’impresa risultò impossibile anche con l’aiuto di una popolazione indigena, gli Shuar, e la moglie dopo il secondo anno morì. Antonio fu accolto dagli Shuar molto calorosamente, apprese i loro costumi e le loro tecniche di caccia. Egli fu una volta morso da un serpente ma con le cure degli Shuar riuscì a sopravvivere e fu accolto definitivamente nella tribù. Egli fu in seguito costretto ad andarsene, stava infatti diventando vecchio e, in ogni caso, fu disonorato per aver compiuto una vendetta per un amico in modo non appropriato.

Capitolo 4.
Allontanato dagli Shuar, Antonio ritornò a El Idilio. Dopo cinque anni di assenza era tutto cambiato: le case, il municipio, la banchina, ecc… Antonio si cotruì un’ abitazione poco più in giù sulla riva del fiume. Una volta, mentre si stava facendo togliere dei denti cariati dal dentista Rubicundo Loachamin, arrivarono degli uomini che posero una scrivania davanti al municipio e incominciarono a chiedere agli abitanti chi di loro sapesse leggere per votare. Antonio si accorse improvvisamente di saper leggere e divenne sempre più ansioso di leggere, cosa che a El Idilio era impossibile per mancanza di libri. Si recò così al El Salvador dove ebbe la possibilità di scoprire quale genere di romanzi gli piacesse. Si innamorò di un romanzo sdolcinato che la maestra della città gli permise di prendere dalla biblioteca e di portare a casa.

Capitolo 5.
Antonio andò a dormire quando iniziò a piovere incessantemente. Dormiva poco (5 ore a notte e 2 ore durante la siesta). Quando si svegliò si diresse verso il fiume. La cosa bella della pioggia era che immergendo il braccio nel fiume era possibile pescare una miriade di bamberi. Mentre si stava dirigendo verso casa per friggerli o bollirli udì delle grida dal molo che indicavano una canoa in mezzo al fiume. Antonio corse verso il centro e vide che la barca era danneggiata e che l’uomo al suo interno era morto. Aveva la gola squarciata, le braccia dilaniate e gli occhi mangiati dagli uccelli. La femmina di tigrillo lo aveva attaccato sulla riva del fiume su cui era rivolta El Idilio.

La popolazione incominciò a temere; Antonio si ritirò e il sindaco rimase sul molo contemplando impaurito.
Capitolo 6.
Il vecchio Antonio dopo aver mangiato i suoi gamberi incominciò a leggere uno dei romanzi d’amore. Il sindaco venne però a disturbarlo con alcuni nordamericani che volevano comprare un quadro in cui Antonio era ritratto con la moglie. Il vecchio li minacciò e il sindaco dovette prestare immense scuse. Il sindaco si adirò con Antonio promettendogli che lo avrebbe allontanato dalla sua casa. Alla fine si arrivò ad un compromesso: il sindaco gli avrebbe permesso di rimanere, se Antonio fosse andato nella foresta a recuperare i resti di un americano, che era accompagnato da un gringo, e che probabilmente era stato ucciso nel territorio delle scimmie. Il vecchio accettò ma temeva sempre per una futura battuta di caccia al tigrillo.

Capitolo 7.
Partì una spedizione contro il tigrillo. Il piano del sindaco era di dirigersi verso lo spaccio di Miranda, di lì si sarebbe proseguito. Partiti al mattino camminarono fino alla sera. Si fermarono in una radura ma il sindaco li costrinse ad andarsene per aver disturbato alcune scimmie che li avevano attaccati. Arrivati allo spaccio i cinque uomini trovarono Miranda morto e dietro la casa un altro cadavere dilaniato da artigli e morsi. Miranda aveva probabilmente tentato di fuggire ma era stato anticipato dall’animale che lo aveva ucciso lasciando sfuggire la mucca sellata che poi avrebbe ripreso dopo.

Capitolo 8.
I cinque della spedizione avvolsero i cadaveri nell’amaca di Miranda e si prepararono a trascorrere la notte nel Bazar. Il sindaco dormì mentre gli altri tre stettero a sentire Antonio che leggeva un romanzo d’amore che parlava di Venezia. Udirono un rumore improvviso, era il tigrillo; il sindaco sparò senza risultato. Ad Antonio fu offerta una grande ricompensa in denaro se avesse catturato il tigrillo. I quattro se ne andarono ed Antonio rimase ad affrontare la belva. Il vecchio la vedeva a tratti, lo stava conducendo dal marito felice che doveva ricevere il colpo di grazia. Antonio ed il tigrillo si scontrarono; entrambi rimasero feritima alla fine Antonio ebbe la meglio. Il vecchio trascinò il cadavere del tigrillo lungo il fiume fino a El Idilio.

AMBIENTE SOCIALE E VISIONE DEL MONDO
L’ambiente sociale, delineato nel romanzo, è quello tipico del primo Novecento, che a sua volta è condizionato dall’arretratezza della zona in cui si svolge la narrazione. Questo ambiente appare estremamente semplice e lineare; ciò compare negli atteggiamenti dei personaggi originari del luogo, che mostrano una tranquillità, una semplicità che è del tutto estranea al sindaco che vorrebbe cambiare la situazione avvicinandola a quella della città. La vita degli abitanti di El Idilio conserva una monotonia e una ripetitività che agli occhi di un personaggio esterno o di un lettore può sembrare sconcertante.

PERSONAGGI
Antonio José Bolìvar Proano.
Antonio è il protagonista del romanzo, è lui il vecchio che leggeva romanzi d’amore. Egli viene descritto come un personaggio molto abitudinario, vedovo della moglie morta proprio nel tentativo di intraprendere un’attività con lui. Il loro matrimonio era stato celebrato senza nemmeno il loro consenso o disapprovazione. Egli non aveva neanche quasi mai baciato la moglie, e quando leggeva nei suoi romanzi descrizioni di baci appassionati, non sapeva come comportarsi e rimaneva spiazzato nella sua ignoranza. Fisicamente Antonio viene descritto come un anziano ancora in forma, piuttosto asciutto e muscoloso, con una carnagione molto scura forgiata dal sole.

Dolores Encarnaciòn del Santìsimo Sacramento Estupinan Otavalo.
La moglie di Antonio viene descritta in modo molto superficiale e insufficiente per trarre delle conclusioni sul suo carattere e aspetto. Nel romanzo viene descritto solo l’aspetto che la donna ha nel quadro che Antonio ancora conserva.

Si parla inoltre del rapporto che Dolores ha con un marito con cui si è ritrovata da un giorno all’altro senza neanche volerlo.
Il sindaco.
Il sindaco, soprannominato anche “il Lumaca”, è un personaggio molto negativo all’interno della narrazione. Viene descritto come lo scocciatore venuto a disturbare la tranquillità di El Idilio. Egli vuole educare politicamente gli abitanti del paese, vuole che gli vengano pagate delle tasse e pretende di sfrattare Antonio con un pretesto legale completamente sconosciuto dai paesani. Il sindaco è anche un uomo molto venale e concreto ma anche molto inesperto della caccia e delle popolazioni locali.

TEMATICHE.
La tematica principale che si evidenzia nel testo è quella del coraggio e dell’istinto vitale. Infatti questa tematica è analizzata dall’autore soprattutto con la contrapposizione dei due personaggi principali: Antonio, il protagonista, e il sindaco, l’antagonista. Antonio mostra valori come l’amore, l’amicizia, il coraggio, tutti valori di cui il sindaco non conosce neanche il significato. Alla fine, quando la situazione degenera, il sindaco fugge, cercando di comprare Antonio con la promessa di una ricompensa in denaro per uccisione del tigrillo. Il vecchio la rifiuta mostrandosi coraggioso e saggio nel rimanere per porre fine alle stragi della belva inferocita. Il valore dell’amicizia viene invece evidenziato nella fase analettica all’esordio del romanzo, nella quale Antonio ripercorre i periodi, trascorsi da giovane, insieme ad una tribù locale. Proprio la morte del migliore amico indigeno, sconvolge l’io di Antonio che si vede cacciato dal territorio della tribù per aver vendicato in una maniera indegna la morte del compagno.

STILE DELL’AUTORE.
Lo stile dell’autore è molto semplice e coinciso. Sepulveda stende l’intreccio in maniera piuttosto lineare senza particolari difficoltà formali. Il linguaggio a volte fuoriesce da quello che comunemente viene definito il “parlare educato”. Da evidenziare è una breve fase analettica che rompe la linearità del testo offrendo scorci di vita riguardanti l’ormai non più giovane Antonio.

GIUDIZIO.
La lettura del romanzo è stata molto piacevole e divertente. La presenza di una trama delittuosa dà al romanzo una certa suspance che attira alla lettura del romanzo. La trama lineare consente una lettura facile, agile e scorrevole. Il linguaggio moderno di Sepulveda conferisce una certa attualità al romanzo che fa del testo uno dei capolavori della letteratura sudamericana del Novecento.

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