LEVOMMI IL MIO PENSIER IN PARTE OV’ERA DI PETRARCA

LEVOMMI IL MIO PENSIER IN PARTE OV’ERA DI PETRARCA

Levommi il mio penser in parte ov’era. sonetto 302 del Canzoniere di Francesco Petrarca

FONTE:https://balbruno.altervista.org/index-2263.html

FONTE >> SITO DI BALBRUNO.ALTERVISTA<<


Analisi del testo del sonetto

l’amore persistente del poeta per Laura anche dopo la sua morte

di Francesco Petrarca

Il sonetto, cioè il componimento poetico formato da 2 quartine e due terzine, insiste sulla beatificazione di Laura trasformata in creatura celeste, e ripresenta la donna in atteggiamento di affettuoso colloquio con il poeta. Il <<pensiero>> dell’amante suscita la visione di Laura in cielo (il cielo di Venere, quello in cui si trovano gli spiriti che hanno convertito verso Dio il loro amore terreno).

Di nuovo il poeta si costruisce un’immagine di Laura mite e benevola. In questa visione Laura confessa il suo amore  e il suo desiderio che l’amante possa ricongiungersi con lei in paradiso(<< In questa spera, / sarai ancor meco, se’l desir non erra>>).

La soddisfazione del desiderio del poeta diviene un  fatto puramente immaginario , è possibile soltanto nel sogno ed è condizionata da una totale spiritualizzazione del sentimento, dal definitivo rifiuto di ogni impulso sensuale: l’unione sarà possibile solo in cielo, e quando anche Petrarca avrà abbandonato la sua spoglia mortale.

La visione della donna amata in paradiso riprende un motivo tipico della poesia d’amore cortese e stilnovistica.

L’atmosfera cortese si riflette anche sulla rappresentazione del paradiso, inoltre la “gloria” finale della donna non ha nulla di mistico, allude semmai alla preminenza della donna in un ambito elegantemente mondano dove essa è fatta oggetto d’amore e di corteggiamento.


PARAFRASI

Il mio pensiero mi elevò fino al luogo dove ora è Laura, colei che ancora cerco ma mai più troverò in terra; qui, fra coloro che hanno eterna dimora nel terzo cielo del paradiso, ebbi modo di rivederla più bella e meno superba. Mi prese per mano e mi disse: “In questo cerchio sarai un giorno assieme a me, se non m’inganna il desiderio: io son colei che ti ha fatto tanto soffrire e che concluse la sua esistenza prima di raggiungere la vecchiaia. La mia beatitudine non può essere compresa dall’intelletto umano: aspetto solo te, e ciò che tu tanto amasti e la è rimasto, il mio bel corpo.” E allora perché rimase in silenzio e protese la mano? Che a causa del suono delle sue parole così pietose e piene di purezza, poco mancò che io non rimasi in cielo [morissi].