L’età dei Flavi

L’età dei Flavi

L’età dei Flavi


Vespasiano

Sotto il regno di Nerone Roma aveva conosciuto la maggiore fioritura di talenti dall’epoca di Augusto. La letteratura dell’età flavia, invece, non ebbe ingegni eccezionali. Ci furono molti scrittori, poeti, tutti di buon livello, ma nessuno ebbe la grandezza di un Seneca o di un Petronio. La miscela della letteratura richiede ingredienti di prim’ordine, e la segreta alchimia che sovrintende alla combinazione di questi elementi spesso, misteriosamente, fallisce. Non sempre alla buona amministrazione di uno Stato, quale fu in effetti quella dei Flavi, corrisponde un’analoga fioritura della cultura.
Sul piano politico, all’uscita di scena di Nerone (nel 68) fece seguito un periodo piuttosto confuso. Ex governatori, o comandanti militari, tentarono di approfittare dello sbandamento e si affacciarono al soglio imperiale, ma senza riuscire a consolidare il proprio potere: prima Servio Sulpicio Galba, già governatore della Spagna Tarragonese, poi Marco Salvio Otone, governatore della Lusitania, infine Aulo Vitellio, comandante delle truppe di stanza in Germania. Furono sogni effimeri, coltivati da persone che (stando almeno alle descrizioni di storici e biografi antichi) non brillavano per qualità morali: Galba ci viene presentato come un uomo gretto e avaro, Otone come un narcisista, Vitellio come un ingordo. Furono tutti e tre uccisi, o si suicidarono, sotto l’incalzare degli avvenimenti. Alla fine si presentò sulla scena l’unico generale che, a giudicare dagli eventi che seguirono, aveva anche la stoffa di un imperatore: Tito Flavio Vespasiano, l’uomo che Nerone aveva messo a capo delle truppe inviate in Palestina per reprimere la rivolta che aveva infiammato il paese.

Vespasiano, giunto a Roma, fece uccidere Vitellio; si inaugurava la dinastia dei Flavi. Correva l’anno 69, e in circa dodici mesi si erano succeduti a Roma ben quattro imperatori. Vespasiano era invece destinato a restare al potere sino alla morte (79).
Vespasiano non era un grande aristocratico. Era di rango equestre, e veniva da una città italica, Rieti. FU un uomo di gusti semplici, abile comandante prima e buon amministratore poi. A Roma consolidò il potere imperiale con un’apposita legge, la cosiddetta “lex de imperio Vespasiani”, fece iniziare la costruzione di un grande anfiteatro, il Colosseo, e fece erigere il tempio della Pace: quello che Plinio il Vecchio considerava uno degli edifici più belli del mondo. Quando salì al trono aveva già sessant’anni, e ben presto (nel 71) si associò nell’impero il figlio Tito, che governò con il padre sino alla morte di questo. Il potere veniva amministrato con forza, ma anche con prudenza.


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