Leopoldo II d’Asburgo-Lorena

Leopoldo II d’Asburgo Lorena

Leopoldo II d’Asburgo-Lorena


Nono dei 16 figli di Maria Teresa d’Asburgo e dell’imperatore Francesco I di Lorena, era il secondo maschio per cui, come dai patti dinastici stabiliti dopo l’estinzione della famiglia Medici, ottenne la corona di Toscana, che era separata e indipendente da quella d’Austria, sebbene, ovviamente, alleata.
A differenza del suo predecessore, il primo granduca di Toscana degli Asburgo-Lorena Francesco Stefano, egli si stabilì a Firenze e iniziò con zelo un programma di riforma ad ampio raggio, rendendo la Toscana uno stato moderno. Chiaro esempio di “sovrano illuminato”, il granduca avviò una politica liberista.
Riformò certi aspetti della legislazione toscana ma il suo maggior progetto, la redazione di un nuovo codice, che Pompeo Neri avrebbe dovuto realizzare, non giunse a termine per la morte del Neri stesso, mentre i progetti di costituzione non ebbero seguito a causa della sua partenza per Vienna.

In campo ecclesiastico Pietro Leopoldo si ispirò ai principi del giurisdizionalismo, sopprimendo i conventi e abolendo i vincoli di manomorta.
Ma la riforma più importante introdotta da Pietro Leopoldo fu l’abolizione degli ultimi retaggi giuridici medievali: in un colpo solo abolì il reato di lesa maestà, la confisca dei beni, la tortura e, cosa più importante, la pena di morte grazie al varo del nuovo codice penale del 1786 (che prenderà il nome di Riforma criminale toscana o Leopoldina). La Toscana sarà quindi il primo stato nel mondo ad adottare i principi di Cesare Beccaria, il più importante illuminista italiano che nella sua opera Dei delitti e delle pene invocava appunto l’abolizione della pena capitale.

Così egli stesso le sue idee a riguardo nel 1789:

“Der Gedanke, den Souverän der Nation über Zustand und Verwaltung ihrer Finanzen Rechenschaft ablegen zu lassen, dünkt mich rühmenswert,(…) denn die Finanzen gehören wie alles übrige dem Volke, und der Souverän ist nur der Verwalter, somit zur Rechenschaft verpflichtet”

“Trovo encomiabile l’idea che il sovrano di una nazione debba rendere conto dello stato e dell’amministrazione delle finanze, (…) perché le finanze appartengono al popolo; pertanto il sovrano è solo l’amministratore che deve rendere conto delle sue azioni”.

Inoltre commentò la Dichiarazione d’indipendenza americana in questo modo:

“Ich glaube, dass jedes Land ein Grundgesetz oder einen Vertrag zwischen Volk und Souverän haben soll, welches die Macht des letzteren beschränkt; dass, wenn der Souverän dieses Gesetz nicht hält, … man ihm zu gehorchen nicht mehr verpflichtet ist. Ich glaube, dass die ausübende Gewalt dem Souverän, die gesetzgebende aber dem Volke und seinen Repräsentanten zusteht… Denn der einzige Zweck der Gesellschaften und der Regierungen ist das Glück der Individuen.”

“Credo che ogni Paese debba avere una Costituzione o un contratto tra popolo e sovrano, in modo da limitare il potere di quest’ultimo; in modo che, in caso questi non rispetti tale legge, …non si sia più obbligati ad obbedirgli. Credo che il potere esecutivo debba spettare al sovrano, ma quello legislativo al popolo e ai suoi rappresentanti… perché l’unico obiettivo della società e del governo è la felicità degli individui”

Il 16 febbraio 1765 sposò la diciannovenne Maria Luisa/Ludovica di Borbone-Spagna, dalla quale ebbe 16 figli, tra cui i suoi successori: Francesco II (al trono d’Austria) e Ferdinando III (al granducato di Toscana)