LEOPARDI LA QUIETE DOPO LA TEMPESTA PARAFRASI

LEOPARDI LA QUIETE DOPO LA TEMPESTA PARAFRASI

Composta da Giacomo Leopardi nel 1829


Parafrasi

È finita la tempesta:

sento gli uccellini cinguettare, e la gallina, ritornata sulla strada [dopo il diluvio]

che ripete continuamente il suo verso. Ecco all’improvviso laggiù si apre da occidente il sereno, in direzione delle montagne: si sgombra

la campagna [dalle ombre], e nella valle il fiume risplende limpido. Ogni essere umano

si conforta, in ogni angolo si sente di nuovo un rumore di vita, e torna il lavoro quotidiano. L’artigiano, osservando il cielo dopo il diluvio, con gli attrezzi di lavoro in mano, cantando, si affaccia sull’ingresso; la fanciulletta esce di casa in un tentativo di raccogliere

l’acqua appena caduta;

e l’erbivendolo ripete, da un sentiero

all’altro, il suo grido,

che ripete sempre ogni giorno.

Ecco ritorna a splendere il sole, eccolo sorridere per colline e case di campagna. La servitù spalanca balconi, finestre e logge: e,

dalla strada maestra, si sente un tintinnio lontano di sonagli; il carro del visitatore stride, mentre riprende il suo viaggio. Ogni cuore torna a sprizzar felicità. Quando la vita è dolce e lieta come in questi momenti?

Quando un uomo segue il suo lavoro

con tanta amorevole dedizione? O quando torna alle sue fatiche, o quando ne inizia

di nuove? Quando egli si ricorda meno delle sue afflizioni?

Il piacere è figlio della sofferenza;

una gioia effimera ed illusoria, che è frutto della paura che si è provata, per la quale ebbe un sussulto e temette di morire

anche chi disprezza la vita;

e per cui le genti umane, agghiacciate, ammutolite e pallide di morte sudarono e palpitarono

osservando fulmini, nuvole e vento mossi per colpirci tutti.

O natura gentile, questi sono i tuoi doni, questi sono i piaceri

che offri agli uomini. Per noi, è un diletto l’uscita dalla pena.

Tu spargi dolore in abbondanza; il dolore

è uno stato naturale ed è invece gran guadagno di piacere ciò che talora nasce, per prodigio

o per miracolo, tra le nostre sofferenze.

O stirpe umana cara agli dei immortali! Assai felice [sei] se ti è lecito aver sollievo

da ogni sofferenza; beata [sei] se la morte ti purifica da ogni dolore.