LEOPARDI LA QUIETE DOPO LA TEMPESTA COMMENTO

LEOPARDI LA QUIETE DOPO LA TEMPESTA COMMENTO

Composta da Giacomo Leopardi nel 1829


Commento

Come in precedenza, l’autobiografismo della poesia di Leopardi è sempre un punto di partenza, su cui opera la stilizzazione letteraria (ovvero la trasposizione del proprio “io” secondo un modello di poetica e stile) e, in questa fase, il nuovo orizzonte ideologico dell’autore. Le figure della memoria personale (la Silvia del componimento omonimo, la Nerina citata nelle Ricordanze, le scene campestri della Quiete o del Sabato del villaggio o la “torre antica” recanatese che fa da scenografia all’incipit del Passero solitario) non sono più motivi di aristocratica (e titanica) protesta contro la natura, ma si aprono a due atteggiamenti tipici del poeta-filosofo, che caratterizzano anche la Quiete dopo la tempesta: la compassione per sé o per chi sa di aver ormai perduto le illusioni di gioventù (affiancata dalla malinconica consapevolezza dell’immutabilità del proprio destino) e, tra le righe, il sarcasmo (o, in altre occasioni, una più velata ironia amara) verso chi ancora si intestardisce a sostenere la battaglia della “magnifiche sorti e progressive”, per citare un passo celebre della futura Ginestra (v. 51).