LEONARDO DA VINCI E LA DAMA CON L’ERMELLINO

LEONARDO DA VINCI E LA DAMA CON L’ERMELLINO


-Leonardo da Vinci, nacque in un villaggio toscano.
Ando’ apprendista in una delle principali botteghe fiorentine, quella del pittore e scultore Andrea del Verrocchio la cui fama era vastissima, tanto che la citta’ di Venezia gli ordino’ il monumento a Bartolomeo Colleoni. La statua equestre mostra come il Verrocchio sia un degno erede della tradizione di Donatello.

In una bottega capace di produrre tali capolavori, il giovane Leonardo aveva certo molto da imparare. Poteva essere iniziato ai segreti tecnici del lavoro di fonderia ed ad altre lavorazioni del metallo, poteva imparare a scolpire ed a dipingere.

Tutti conoscono la vastita’ e la fecondita’ della sua mente geniale. Non si capisce come una persona abbia potuto eccellere in tanti e cosi’ diversi campi di ricerca recando ovunque importanti contributi. Egli riteneva che compito dell’artista fosse l’esplorazione del mondo visibile, condotta in modo completo e accurato.

In un’epoca in cui gli uomini colti delle universita’ si basavano sull’autorita’ dei maestri antichi, Leonardo non accettava mai cio’ che leggeva senza prima controllarlo con i propri occhi. Tutte le volte che aveva un problema cercava di risolverlo attraverso l’esperimento e nulla c’era nella natura che non destasse la sua curiosita’.

Esploro’ i segreti del corpo umano sezionando piu’ di trenta cadaveri, fu uno dei primi ad avventurarsi nel mistero della crescita del feto nel grembo materno, passo’ anni osservando il volo degli uccelli, per valersene nel suo tentativo di costruire una macchina volante. Investigo’ le leggi delle onde e delle correnti.

Dai suoi contemporanei era considerato come una persona bizzarra e misteriosa, ma i principi vollero impiegarlo come ingegnere militare per costruire fortificazioni e canali e nuove armi da guerra. Era ammirato come un grande artista, ma non pubblico’ mai i suoi scritti, forse per paura che le sue idee fossero considerate eretiche. Nei suoi scritti troviamo queste parole: “il sole non si muove”, nelle quali egli anticipava quelle teorie di Copernico che dovevano piu’ tardi procurare tante sventure a Galileo Galilei.

Era mancino e si era abituato a scrivere da destra a sinistra, i suoi appunti quindi si possono leggere solo con l’aiuto di uno specchio.

Tra le opere piu’ celebri di Leonardo, vanno sicuramente ricordati “Il Cenacolo” e “La Gioconda” che e’ senza ombra di dubbio l’opera d’arte piu’ celebre al mondo, quella che ormai da mezzo millennio (venne dipinta intorno al 1503-1507) cattura l’attenzione di tutti.

L’invenzione tecnica dello sfumato si rivela in tutta la sua forma espressiva, in quei delicati passaggi dalla luce all’ombra togliendo la rigidita’ agli oggetti. Addolcendo i contorni e sfumando i tratti troppo nitidi, ci si allontana da quelle soluzioni rigide, rigorosamente lineari che avevamo ammirato in Piero della Francesca. Il ritratto anziche’ essere una descrizione naturalistica della donna, sembra evocare una realta’ interiore e cio’ che ci colpisce maggiormente e’ il suo sguardo e il suo sorriso. In questo dipinto vi e’ un’atmosfera di attesa.


Nel quadro c’e’ una totale assenza per il contesto ambientale. Viene qui adottato quel fondo neutro scuro che era gia’ tipico dei ritratti di Antonello da Messina. Il ritratto concepito da Leonardo e’ tutto concentrato sulle figure dei due protagonisti legati da un intimo legame, poiche’ la donna stringe l’ermellino carezzevolmente. Leonardo cerca di cogliere gli effetti che uniscono l’uomo e gli animali, come il furore e il terrore di combattenti e cavalli negli studi per la Battaglia di Anghiari. Nella giovane donna si riconosce Cecilia Gallerani, amante di Ludovico il Moro. Leonardo intratteneva rapporti amichevoli con questa donna colta e intelligente, che viveva a corte e aveva dato al Moro un figlio maschio chiamato Cesare in omaggio alla politica filoimperiale di Ludovico. La presenza dell’ermellino, in genere simbolo di purezza e castita’, si spiegherebbe con un colto riferimento umanistico al nome dell’effigiata: “galè”, in greco significa infatti ermellino.

La Dama con L’ermellino
1490 circa
Olio su tavola, cm 54,8×40,3
Cracovia, Czartoryski Muzeum