LE SATIRE DI VITTORIO ALFIERI

LE SATIRE DI VITTORIO ALFIERI

Le Satire (1786-1797) sono 17 componimenti in terzine, nei quali l’autore vuole colpire i mali del secolo usando toni fortemente polemici, volutamente privi di grazia e leggerezza. I suoi bersagli sono: i corrotti costumi della società; il governo monarchico assolutistico; la nobiltà cortigiana; gli eserciti a sostegno della tirannide; il popolino, vittima della demagogia; il ceto borghese (La sesqui-plebe); le cattive leggi (Le leggi). E ancora: la filosofia razionalistico-illuministica (L’antireligioneria); l’umanitarismo e il paternalismo (La filantropineria); l’ipocrisia delle sette politiche e religiose (Le imposture); i falsi e vuoti atteggiamenti dell’educazione del tempo; l’esaltazione delle attività commerciali e lucrose; il lusso; il costume dei duelli; gli atteggiamenti sfacciati delle donne (Le donne). Hanno un taglio più autobiografico I pedanti, in cui Alfieri prende di mira coloro che criticano la sua opera, e soprattutto I viaggi, in cui ripercorre con osservazioni divertite molte sue esperienze di vita.