Le leggi razziali naziste

Le leggi razziali naziste

L’antisemitismo e la persecuzione contro gli ebrei furono due aspetti fondamentali del progetto politico nazista. L’intenzione di privare qualunque cittadino ebreo di diritti politici, giuridici e civili si formalizzò a partire dal 1933, anno dell’ascesa al potere di Hitler, fino allo scoppio della guerra nel 1939. Durante questi anni, vennero approvati più di 400 decreti volti alla limitazione, sotto tutti gli aspetti, della vita degli ebrei e di altre minoranze etniche. 
Tra tutti questi, le “leggi di Norimberga” costituirono la pietra miliare della politica razziale nazista.

Le leggi di Norimberga
Le leggi di Norimberga, emanate il 15 settembre del 1935, rappresentano il grado più alto di discriminazione messo in atto dai nazisti contro la comunità ebraica.
L’effetto di questi decreti negava agli ebrei ogni sorta di diritto giuridico e civile; tuttavia, pur essendo apolidi, essi facevano comunque parte dello stato, anche se come rappresentanti dello strato sociale più degradato.

Queste leggi distinguevano gli ebrei in due categorie: l’ebreo “puro” (privato di ogni diritto) e il “mezzosangue”, l’ibrido, che a sua volta veniva distinto in “ibrido di primo grado” (al 50%, e di incerto destino) e in “ibrido di secondo grado” (al 25%, destinato all’assimilazione con il popolo tedesco).

Sostanzialmente, le persone con quattro nonni tedeschi venivano considerate di “sangue tedesco”, mentre era considerato ebreo chi aveva tre o quattro nonni ebrei. Le persone con uno o due nonni ebrei erano considerate di “sangue misto”.

 

In mancanza di differenze esteriori percepibili, i nazisti stabilirono che, per determinare la razza originaria degli slavi, la fede religiosa praticata dagli stessi era sufficiente a qualificarli come ebrei, e quindi come feccia sociale.

Nella conferenza di Wannsee, quando i nazisti misero in atto la “Soluzione Finale”, vennero confermati tali criteri discriminatori.
 
Quando si parla delle “leggi di Norimberga” si fa riferimento a due decreti:

la “legge sulla cittadinanza del Reich” negava ad essi sia la cittadinanza ebraica sia il diritto di voto, rendendoli dunque apolidi, ma facenti comunque parte dello stato, seppur sotto veste di nullità

la “legge per la protezione del sangue e dell’onore tedesco” proibiva non solo i matrimoni tra ebrei, ma anche la loro convivenza.