L’ANNO DOMINI

L’ANNO DOMINI

L’ANNO DOMINI


La storia della scienza del Medioevo, sarebbe senz’altro risultata assai diversa, qualora i vescovi di Nicea, avessero semplicemente deciso di stabilire una data fissa per la Pasqua.

Attorno all’A.D. 500 in Italia, così, un momento di pace e di stabilità politica, consentì, a tre insigni studiosi, che vivevano a Roma, di lavorare e studiare, con ciò influenzando, fra l’altro, ognuno a suo modo, il calendario, il tempo, e la percezione che la gente ne avrebbe avuto negli anni dell’Alto Medioevo, e non solo.

Si trattava di: Anicius Manlius Severinus Boethius (Boezio), Flavius Magnus Aurelius Cassiodorus (Cassiodoro), e Dionysius Exiguus(Dionigi il Piccolo).

Boezio (A.D. 480-524) tradusse in latino la teologia di Platone (326-407 A.U.C.), la logica di Aristotele (370-432 A.U.C.), la geometria di Euclide, la meccanica di Archimede (467-542 A.U.C.), e l’astronomia di Tolomeo.

Compose, inoltre, trattati di teologia e filosofia, e un compendio di matematica sulla conoscenza dei numeri, che divenne un manuale fondamentale per gli studiosi medievali, fra l’altro utilizzato dagli uomini incaricati di calcolare il tempo.

A lui si devono i concetti matematici di: numero intero e proporzione.

Cassiodoro (A.D. 490-584) pubblicò numerose opere, inclusa una storia dei Goti, e una raccolta in dodici volumi di sue epistole, in cui vengono discussi argomenti inerenti i mesi dell’anno.

Ad un certo punto della sua vita, decise di voltare le spalle al mondo, che ormai si avviava verso i secoli bui.

Si ritirò, così, dalle mura abbattute e dalle strade saccheggiate diRoma, per andare a vivere in un monastero situato nell’estremo sud d’Italia.

In tale monastero, a differenza che in altri, agli studi religiosi, si univano quelli sulla retorica, sullamatematica, sul calcolo del tempo, e sulle altre materie tipiche del curriculum classico.

Mentre le scuole e le biblioteche delle città, venivano saccheggiate o abbandonate, Cassiodorocollezionò, nel suo monastero, una raccolta di testi antichi che, secondo alcune fonti, ammontava ad alcune migliaia di volumi. Con ciò contribuendo a preservare dalla distruzione, fra l’altro, i rudimenti della scienza del calcolo del tempo, che egli chiamava computus.

Abile nel costruire meridiane ed orologi ad acqua, Cassiodoro scrisse il primo manuale che spiegava il modo in cui calcolare la Pasqua, iniziando dall’A.D. 562 . Il titolo è Computus paschalis.

Mentre Cassiodoro scelse di non insegnare ai suoi confratelli, i metodi per costruire le meridiane e gli orologi ad acqua, in Umbria, l’abate Benedetto da Norcia (A.D. 480-547), con determinazione, andava insegnando ai suoi monaci l’arte di fabbricarli.

Per Benedetto gli orologi erano strumenti che potevano aiutare l’uomo a servire Dio, per cui attorno all’A.D. 540, scrisse la cosiddetta Regola Benedettina, una guida alla giusta venerazione, cui era acclusa una tabella, che specificava, per ciascun giorno del calendario giuliano, una lista di: doveri, preghiere, ore dei pasti, e cerimonie, il tutto legato ad una precisa misurazione di ogni ora del giorno.

Per la divisione del giorno in ore, l’abate si ispirò al sistema usato dall’esercito romano.

Gli orologi di Benedetto, così, segnalavano le ore: terza, sesta e nona (mattino, mezzogiorno e pomeriggio), e mentre ordinò che questi tre orari fondamentali venissero annunciati ogni giorno nei monasteri, prescrisse che le ore: matutina, prima hora e vespera (aurora, sorgere del sole e tramonto) non venissero annunciate.

Le regole dell’abate si diffusero nei monasteri di tutta Europa, e per secoli, i monaci cristiani, sarebbero vissuti secondo il calendario di Cesare, e in conformità del giorno, come era stato concepito dall’esercito romano.

Come si è detto, dopo Boezio e Cassiodoro, il terzo romano, che influenzò il tempo, fu Dionigi il Piccolo.

Dionigi sembra fosse uno Scita, membro, cioè, di un popolo barbaro della Scizia, nel Caucaso.

Visse all’incirca tra gli A.D. 500 e 560, e conosceva Boezio e Cassiodoro. Abile nelle traduzioni dal greco e dal latino, fumatematico e astronomo.

Su sollecitazione di papa Giovanni I, morto nell’A.D. 526, Dionigi calcolò le date della Pasqua degli anni, che vanno dall’A.D. 532 all’A.D. 627, essenzialmente aggiornando una tavola, messa a punto da Cirillo, un vescovo di Alessandria d’Egitto.

Nei suoi calcoli, Dionigi impiegò il sistema delle calende, idi e none, che sarebbe stato utilizzato per tutto il Medioevo. Mentre nelle sue tabelle della Pasqua, usò un nuovo sistema di datazione, basato sull’anno Domini(anno del Signore).

Quasi totalmente sconosciuto all’epoca, questo sistema di datazione è quello quasi universalmente impiegato oggi.

In una lettera indirizzata ad un vescovo di cui conosciamo soltanto il nome, appunto Petronio, Dionigi si lamentava del fatto che, le tavole per la determinazione della Pasqua del vescovo Cirillo, partivano dall’anno Diocletiani 153 e finivano con l’anno Diocletiani 247, e che il successivo sarebbe stato l’anno Diocletiani 248. E siccome Diocleziano era stato un feroce persecutore dei cristiani, Dionigi aggiungeva che egli preferiva calcolare e designare gli anni, in base all’incarnazione di Nostro Signore, allo scopo di rendere più noto il fondamento della speranza dei cristiani, e più manifesta la causa della redenzione dell’uomo.

Dionigi, così, scrisse sulle sue tabelle relative alla Pasqua: anni Domini Nostri Jesu Christi 532-627.

Non è noto se, il sistema di datazione di questo abate, sia stata una sua idea originale, o, semplicemente, seguisse una prassi già utilizzata in modo non ufficiale.

Occorse, comunque, del tempo, perchè l’anno Domini prendesse piede.

Cassiodoro fu il primo ad utilizzare il nuovo sistema di datazione in un’opera pubblicata, ed appunto nel suo Computus paschalis dell’A.D. 562.

Altri italiani adottarono il nuovo sistema di datazione nel corso dei decenni successivi.

In Britannia si diffuse a partire da alcuni editti, pubblicati nell’A.D. 600.

In Gallia apparve a partire dall’A.D. 700, mentre in Spagna solo a partire dall’A.D. 1300 circa.