La vita di Enrico Fermi

La vita di Enrico Fermi

La vita di Enrico Fermi


Lo studio della radioattività comincia all’Università La Sapienza di Roma con un gruppo di fisici e il loro maestro Enrico Fermi, gruppo divenuto famoso con il nome “Ragazzi di via Panisperna” e sono: Franco Rasetti, Edoardo Amaldi, Emilio Segre, Oscar D’Agostino, Bruno Pontecorvo. 
La ricerca non richiedeva ancora a quei tempi le immense macchine e gli enormi finanziamenti di oggi. 
La ricerca si poteva ancora fare con dei piccoli strumenti, che i ricercatori si potevano creare da soli. 
I fisici si interessano all’infinitamente piccolo dell’atomo. La radioattività non è conosciuta. 
I fisici sanno che all’Istituto di chimica c’erano dei metalli importati dalla Francia, che al buio sono fosforescenti.
Nel 1922 E. Fermi aveva già capito l’immensa energia, che poteva celarsi all’interno dell’atomo.Il forte spirito indagatore di Fermi lo porta ad interessarsi, riuscirà a costruire in America il primo reattore nucleare.

E. Fermi nasce a Roma da genitori piacentini nel 1901.
A 14 anni scopre un trattato di 800 pagine scritto in latino da un gesuita in due volumi: Elementarum Physicae Mathematicae, lo legge e sviluppa calcoli ai margini, un amico di famiglia in seguito a ciò gli presta dei libri universitari di fisica. 
Fermi studia su questi testi dai 14 ai 17 anni. Quando si presenta all’esame di maturità, un professore vuole incontrarlo per vedere se ciò che aveva scritto era farina del suo sacco e gli dice che in tutta la sua carriera non ha mai incontrato uno studente così straordinario. 
Studia alla Normale di Pisa in cui vengono ospitati i vari vincitori di concorsi d fisica. E. Fermi sbalordisce tutti con il suo esame di ammissione, che è ancora conservato negli archivi della Normale. Mostra a 17 anni una maturità e una competenza mai visti e anche gli anni successivi sono costellati di 30 e 30 e lode. 
Fermi non solo segue i corsi, ma addirittura li precede, a soli 17 anni viene invitato dagli stessi professori a spiegare loro gli sviluppi della Quantistica e della Relatività. 

La Normale di Pisa è un collegio dove vengono ospitati gli studenti, che frequentano l’università di Pisa, però qui seguono dei Corsi supplementari e devono sostenere degli esami. Inoltre all’università devono sostenere gli esami regolamentari e conseguire la media almeno del 27. 
Fermi conosce qui Franco Rasetti, che diviene uno dei suoi principali collaboratori. Vince la cattedra a Roma per insegnare Fisica Atomica una materia nuova introdotta per lui.
Ha una carriera rapidissima e nel 1929 viene nominato membro della Reale Accademia d’Italia presieduta da Guglielmo Marconi e diventa Eccellenza con tanto di feluca.
Nel 1928 in Italia si afferma il Fascismo, Fermi non si interessa di politica , ma ben presto si accorge di essere insofferente al Regime.
La fisica era la pillola quotidiana contro lo sconforto di quello che stava succedendo. Orso Maria Corbino fisico, senatore, e direttore dell’Istituto di Fisica di via Panisperna era lo schermo protettivo che separava i fisici dalla dittatura fascista , che peraltro poco si interessava di loro. 
Corbino dirigeva l’Istituto tenendo fermi questi punti:

  1. laboratori ben attrezzati;
  2. formazione dei ricercatori con borse di studio all’estero;
  3. concentrazione di fondi nei settori più promettenti.

Gli strumenti utilizzati da E.Fermi e dai suoi assistenti erano il prodotto di un bricolage casalingo. I ragazzi di via Panisperna soffiavano il vetro per creare le provette.
L’elemento radioattivo veniva messo al centro di un pozzetto di piombo.
La pistola di neutroni era fatta in casa con fialette di medicinali. 
La fonte di neutroni provocata dalla pistola poteva alterare i risultati , per cui la radioattività veniva misurata in una stanza il più possibile lontana. Poi c’era il blocco di paraffina e lo schermo per proteggersi dalla radioattività.
Prima di lui nessuno si è mai addentrato così tanto nel campo della fisica nucleare. Guglielmo Marconi che è anche il Presidente del CNR si adopera per favorire le ricerche di Fermi anche se non ci sono occasioni di incontro perché lavorano in campi diversi.
Fermi è molto bravo a semplificare le cose, per lui è importante capirne l’essenza senza perdersi nei dettagli e poi torna indietro per chiarire i punti non spiegati. 
Egli ama lavorare manualmente e se non ci dovessero essere i chiodi , egli fonderebbe il ferro per farseli.
Si sceglie degli studenti e a loro dà lezioni tre volte alla settimana di fisica. 
Intervistato Edoardo Amaldi racconta che il premio Nobel Fermi se lo sarebbe aspettato per la teoria che porta il suo nome sulla DISINTEGRAZIONE DEL NUCLEO che è poi sfociata nei BOSONI VETTORIALI INTERMEDI di Carlo Rubbia.


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