La successione di Carlo V

La successione di Carlo V

La successione di Carlo V


Nel 1554 si celebrarono le nozze tra Maria Tudor (Maria la sanguinaria), Regina d’Inghilterra e figlia di Enrico VIII, con Filippo; nozze fortemente volute da Carlo V che vedeva nell’unione tra la Regina d’Inghilterra e il proprio figlio, futuro Re di Spagna, un’alleanza fondamentale in funzione antifrancese e a difesa anche dei territori delle Fiandre e dei Paesi Bassi. Per accrescere il prestigio del proprio figlio ed erede, l’Imperatore assegnò a Filippo, definitivamente, il Ducato di Milano e il Regno di Napoli, che andavano ad aggiungersi alla reggenza del Regno di Spagna di cui Filippo era già in possesso da alcuni anni.
Carlo V, a questo punto degli avvenimenti, fu costretto a dover prendere decisioni importanti per il futuro, della sua persona, della sua famiglia e degli Stati d’Europa sui quali si stendeva il suo dominio. Era giunto a 56 anni di età e la sua salute era alquanto malferma.
Come Duca di Borgogna aveva già abdicato in favore del figlio Flippo II, nella città di Bruxelles il 25 ottobre 1555. Il 16 gennaio del 1556 Carlo V cedette le corone di Spagna, Castiglia,
, Sicilia e delle Nuove Indie ancora al figlio Filippo, al quale cedette anche la Franca Contea nel giugno dello stesso anno e la corona aragonese nel mese di luglio. Il 12 settembre dello stesso anno cedette la corona imperiale al fratello Ferdinando. Subito dopo, accompagnato dalle sorelle Eleonora e Maria, partì per la Spagna diretto al monastero di San Jeronimo di Yuste nell’Estremadura.
Il 28 febbraio del 1558, i Principi tedeschi, riuniti nella Dieta di Francoforte, presero atto delle dimissioni dal titolo di Imperatore che Carlo V aveva presentato due anni prima e riconobbero in Ferdinando il nuovo Imperatore. Carlo usciva definitivamente dalla scena politica e morì il 21 settembre 1558.

Filippo II
Nei suoi 42 anni di regno, regnò la pace per un totale di 6 mesi. La morte di Carlo V inoltre divise i territori degli Asburgo, liberando Filippo dall’impegno di governare gli instabili domini tedeschi, che sarebbero stati successivamente conquistati dal ramo austriaco della famiglia.
Il regno di Filippo fu forse l’acme della potenza spagnola in Europa. Dopo la morte di Solimano il
nel 1566, l’avanzata turca sul Mediterraneo continuò nel 1570 con la cattura da parte loro dell’isola veneziana di Cipro — l’ultimo avamposto cristiano nella regione. Il Papa e l’Europa cristiana sollecitarono Filippo, al massimo della sua potenza, a fermare l’avanzata ottomana. Filippo formò una Lega Santa per contrastare il potere navale sul Mediterraneo dell’Impero ottomano. Le navi da guerra spagnole e veneziane, rinforzate da volontari accorsi da tutta Europa, sconfissero duramente i Turchi nella Battaglia di Lepanto, combattuta il 7 Ottobre 1571.
Nel 1559 la sessantennale guerra con la Francia si concluse con la firma della Pace di Cateau-Cambrésis. Fece parte del processo di pace il terzo matrimonio di Filippo con la principessa Elisabetta di Valois, figlia di Enrico II di Francia. La sua quarta moglie, Anna d’Austria, figlia di Massimiliano II, gli diede un erede, Filippo III.
Filippo dovette affrontare delle ribellioni contro il suo governo nella stessa Spagna, soprattutto la rivolta dei Moriscos ( discendenti di quei musulmani convertiti con la forza al cattolicesimo durante la guerra della “Reconquista” portata avanti dai re cattolici, Ferdinando d’Aragona e Isabella di Castiglia, e terminata nel 1492 con la vittoria di Granada ). I Moriscos, che all’epoca erano circa 200.000, dislocati nella bassa Castiglia, erano fonte di preoccupazione per Filippo II che temeva eventuali alleanze con i berberi che abitavano nelle vicine coste del nord Africa. Iniziò una dura repressione dichiarando fuorilegge perfino la lingua araba e provocando una vera e propria diaspora. L’impegno prodotto in queste azioni fu il motivo del ritardo con cui il sovrano accettò di entrare a far parte della Lega Santa tanto auspicata da papa Pio V per frenare l’avanzata turca.
Ma il suo regno fu tormentato da problemi finanziari e minacciate invasioni da parte musulmana, come anche dal conflitto con l’Inghilterra e la rivolta nei Paesi Bassi.
Quest’ultima regione si ribellò apertamente nel 1568 sotto la guida di Guglielmo I d’Orange, principe di Nassau, detto il Taciturno. Egli fu sconfitto dalla brutale reazione spagnola capitanata dal Duca d’Alba, che convocò il Consiglio dei torbidi (o Consiglio del sangue, come sarebbe stato conosciuto in seguito), per condannare a morte migliaia di persone e confiscarne le terre. Ma dopo la pace di Gand nel 1576, le truppe spagnole, poco nutrite e poco pagate, precedentemente considerate invincibili, specialmente dopo la felice campagna contro gli Ottomani, si ribellarono. I calvinisti olandesi dichiararono che i soldati spagnoli dovevano essere espulsi e che loro avrebbero dovuto governarsi con i propri Stati Generali. Ma gli spagnoli sfruttarono le differenze religiose, culturali e linguistiche tra le province settentrionali e meridionali, aizzando i nobili locali uno contro l’altro e riconquistando le province me
meridionali. Sicure dietro la protezione del delta del Reno, le province settentrionali dei Paesi Bassi si organizzarono come le Province Unite.
Le sette Province Unite dichiararono definitivamente la loro indipendenza dal Regno di Spagna nel 1581 (dopo l’Unione di Utrecht del 1579). Il loro leader, Guglielmo I d’Orange fu messo fuori legge da Filippo, e assassinato nel 1584 da un fanatico cattolico.
A parte le perdite per il fallimento di alcune imprese oltremare, la politica interna di Filippo II accelerò il declino economico della Spagna. Troppo potere era concentrato nelle mani di Filippo. A differenza dell’Inghilterra, la Spagna era governata da numerose assemblee: Consigli specializzati per gli affari di Stato, per la finanza, la guerra, e l’Inquisizione. Mai fiducioso verso i propri funzionari, Filippo li fece controllare l’un l’altro, costruendo una burocrazia macchinosa e inefficiente, a volte a danno dello Stato. Il regime di Filippo contrastò nettamente l’agricoltura e favorì l’allevamento di pecore, costringendo la Spagna ad importare enormi quantità di grano e altro cibo dal 1565 circa. Dominando un sistema di classi rigido e conservatore, la Chiesa e l’alta noblità erano esenti dalle imposte (logico, data la loro mancanza di potere parlamentare) mentre la pressione fiscale ricadeva sproporzionatamente sulle classi impegnate nel commercio, nell’artigianato e nella manifattura.
Sotto il regno di Filippo, la Spagna vide aumentare i prezzi del 500%. A causa dell’inflazione e del grande carico fiscale sui manifatturieri spagnoli, le ricchezze della Spagna furono scialacquate dalla ricca aristocrazia su beni importati, e da Filippo nelle sue guerre. Solo i proventi dell’impero coloniale nelle Americhe manteneva la Spagna a galla, nonostante portasse inflazione, prima della prima bancarotta del 1557, a causa dei crescenti costi delle campagne militari.
L’esecuzione di Maria nel 1587 diede a Filippo il pretesto per un’invasione dell’Inghilterra e allestì così la famosa Invincibile Armata, con centotrenta galeoni e trentamila uomini a bordo. Nonostante l’imponenza della flotta spagnola, il cosiddetto “Vento protestante” distrusse le speranze di Filippo, permettendo alla piccola e agile flotta inglese di tartassare i pesanti galeoni spagnoli. La disfatta dell’Invincibile Armata comportò anche il successo della ribellione dei Paesi Bassi. Filippo, malato per i restanti dieci anni della sua vita, lasciò la Spagna arretrata rispetto ai suoi vicini dell’Europa occidentale.
Alla fine del secolo, il regno di Filippo era un fallimento pressoché completo, con i Paesi Bassi liberi e i progetti spagnoli sull’Inghilterra compromessi. Filippo fece bancarotta nel 1596. Morì nel 1598 e gli successe suo figlio, il Re Filippo III.