LA RIVOLUZIONE RIFORMISTA

LA RIVOLUZIONE RIFORMISTA

LA RIVOLUZIONE RIFORMISTA


In questo saggio sosterrò la tesi secondo cui il riformismo è il più potente ed efficace strumento di cambiamento a disposizione della politica: è uno strumento potente, quindi di potere, ma che nello stesso tempo sa utilizzare il potere in modo efficace, cioè per produrre risultati costruttivi. Altri strumenti della politica sono parimenti e forse anche più potenti, come le rivoluzioni politiche, ma non sono altrettanto efficaci in quanto si risolvono in esiti che sono quasi sempre disastrosi; vi sono poi strumenti della politica che sono efficaci, come la buona amministrazione, che però non sono fonti potenti del cambiamento, mentre altre soluzioni non politiche possono essere strumenti efficaci ma non potenti di cambiamento, come la beneficenza e le attività di volontariato che determinano risultati singoli eccellenti ma scarsi esiti collettivi. Potremmo affermare che il riformismo è la soluzione per ottenere risultati “macro” laddove il terzo settore incide con soluzioni “micro”.

Il riformismo è una categoria del pubblico, non ha a che fare col privato, con la felicità, coi piani di vita individuali se non nel fatto che, nel realizzare riforme più o meno buone, più o meno eque, più o meno efficaci, il riformismo determina conseguenze che hanno riflessi sui piani di vita individuali: il pubblico incide sul privato; non solo con le attività di riforma, naturalmente: anche i nemici del riformismo incidono sul privato (negativamente), e spesso assai più di quanto (positivamente) possa fare il riformismo. Come abbiamo accennato in premessa, la storia del Novecento è ricca, purtroppo, di conseguenze terribili causate dall’azione politica di persone che riformiste non erano.
L’unica rivoluzione, peraltro non politica, che può competere per potenza ed efficacia col riformismo è la rivoluzione tecnologica, quando i suoi esiti sono collettivi: elettricità per tutti, automobili per tutti, internet per tutti e via dicendo. Viceversa le rivoluzioni politiche, che sul breve periodo sembrano in grado di produrre trasformazioni epocali, in realtà nel periodo lungo si risolvono in disastri; il riformismo, graduale nel breve periodo, dimostra invece tutta la sua capacità di trasformazione proprio nel lungo periodo: si potrebbe argomentare che, a lungo termine, il riformismo è l’unico processo politico autenticamente rivoluzionario.
Poiché è l’unico strumento politico insieme potente ed efficace per determinare cambiamenti (in economia, nella società, nelle istituzioni, ecc.), poiché è l’unico vero strumento pubblico del cambiamento, il riformismo è da sempre il nemico principale di coloro che intendono in modo diverso la politica e l’azione che ne consegue: conservatori, massimalisti, integralisti, populisti hanno i riformisti come loro principali nemici, da sempre e ovunque nel mondo.
I nemici del riformismo, solitamente, sono anche nemici della democrazia e della “società aperta”: esiste infatti un nesso inscindibile fra democrazia e riformismo, il riformismo ha bisogno della democrazia per esistere, la democrazia si rafforza con riforme ben riuscite. Gran parte dei nemici del riformismo, guarda caso, sono anche nemici della democrazia.
Il riformismo cambia il mondo, e lo cambia in meglio: in ciò sta la sua forza, perciò è contestato, attaccato, colpito.

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