LA RIVOLUZIONE PER IL DAZIO SULLA PECE

LA RIVOLUZIONE PER IL DAZIO SULLA PECE

L’amministrazione comunale mette il dazio sulla pece che colpisce tutti i proprietari di barche (è con la pece che si riparano le barche e se ne fasciano comunque gli scafi).

Le donne scendono in piazza a protestare, capitanate dalla Zuppidda, moglie del calafato (colui che ripara le barche e dunque diretto interessato).

Il fatto che siano solo le mogli a protestare dà una nota di ridicolo a tutta la scena, risolta in chiave grottesco-caricaturale.

La zuppidda “colla schiuma alla bocca” dichiara che il tutto è stato voluto da don Silvestro, dato che nessuno lo ha voluto come marito, allora tutte le donne si affacciarono a sbraitare volendo ammazzare tutti quelli delle tasse, c’è un inversione di ruoli dato che nel frattempo gli uomini guardavano dalla finestra la rivoluziona attuata dalle loro mogli.

“Perché non l’aumentano sul vino il loro dazio? O sulla carne, che nessuno mangia?”

questa frase messa in bocca ad un personaggio, riflette invece la visione dell’autore su tematiche attuali.

“La bile andava gonfiandosi da un uscio all’altro come le onde del mare in burrasca”.

La descrizione della folla in rivolta ricorda quella della novella Libertà dove troviamo “come il mare in tempesta.

Qui tuttavia è assente la violenza drammatica con cui viene rappresentata la rivolta nella novella.

“Anche gli uomini, a poco a poco si erano lasciati riscaldare dalle loro donne, e si cercavano l’un l’altro per mettersi in collera; e perdevano la giornata a stare i piazza colle mani sotto le ascelle e la bocca aperta”.

Si avverte in quest’espressione l’indifferenza, ma anche la condanna nei confronti della rivolta da parte dell’autore.

Nel momento della rivolte però i pezzi grossi del paese si tenevano nascosti.