LA RIVOLUZIONE NEOLITICA

LA RIVOLUZIONE NEOLITICA

Marino Martignon – Modulo 3 – La “rivoluzione” neolitica

LA “RIVOLUZIONE” NEOLITICA

  1. Cosa si intende con “rivoluzione” neolitica
  1. Come ha avuto origine la “rivoluzione” neolitica e quali effetti ha avuto sulle condizioni di vita dell’uomo: nascita dell’agricoltura e dell’allevamento
  1. Elementi caratterizzanti il periodo Neolitico
  1. I luoghi e i tempi della “rivoluzione” e l’aumento demografico

Le regioni d’Italia nel periodo Neolitico

APPROFONDIMENTI

Le abitazioni dell’uomo dal Paleolitico al Neolitico

Marino Martignon – Modulo 3 – La “rivoluzione” neolitica

  1. Cosa si intende con “rivoluzione” neolitica

L’uso del termine “rivoluzione” per il periodo Neolitico si giustifica se si considera come il concetto di rivoluzione richiama l’idea di un mutamento che è innanzitutto rapido e radicale . Ebbene circa 10.000 anni a.C. inizia una fase particolarmente importante per la storia dell’uomo, inizia infatti una trasformazione rapida e radicale del modo di vivere di intere popolazioni, trasformazione che proprio per i vantaggi che porta con sé avrà una rapida diffusione. La trasformazione (originatasi inizialmente in territori piuttosto limitati si diffonderà con notevole velocità ne lle regioni vicine ) porterà in poche migliaia di anni un radicale mutamento:

  • nell’alimentazione
  • nel modo di abitare
  • nel rapporto con l’ambiente
  • nel rapporto tra gli uomini
  • nelle visioni del mondo

In questo modulo osserveremo:

  1. come ha avuto origine la “rivoluzione” neolitica e quali effetti ha avuto sulle condizioni di vita dell’uomo 
  1. quali sono gli elementi che la caratterizzano.
  2. dove ha avuto origine
  1. Come ha avuto origine la “rivoluzione” neolitica e quali effetti ha avuto sulle

condizioni di vita dell’uomo: nascita dell’agricoltura e dell’allevamento

Rapidi cambiamenti climatici con notevoli conseguenze sulla flora e sulla fauna

Possiamo comprendere la rapida e radicale trasformazione delle abitudini di vita dell’uomo in questo periodo considerando le sue enormi capacità di adattamento alle situazioni nuove. In effetti alla fine del Pleistocene , inizio dell’Olocene (circa 12.000 anni fa) si sono verificati dei profondi mutamenti climatici che portarono a notevoli modificazioni della flora e della fauna con conseguenti ripercussioni sulla vita dell’uomo.

Gli adattamenti delle comunità umane ai rapidi mutamenti climatici e ai nuovi ambienti

Le rapide trasformazioni dell’ambiente (aumento della temperatura) provocarono nelle comunità umane delle situazioni critiche e dei comportamenti differenti. Alcune comunità per seguire la selvaggina abituale (quali le renne che erano molto diffuse in Europa, anche meridionale) si spostarono verso Nord, continuando la loro vita di cacciatori e pescatori (sono gli antenati delle popolazioni degli Esquimesi, dei Lapponi, ecc.). Altri gruppi umani, superato un primo momento di crisi, si adattarono velocemente alle nuove condizioni ambientali, la maggiore difficoltà nella caccia, collegata alla diffusa forestificazione del territorio, spinse gli uomini nel cercare di integrare la dieta basata sulla carne con elementi diversi, ecco perciò che si intensifica la pesca, si rivolge maggior attenzione alla raccolta di piante commestibili e di radici, si saccheggiano i nidi per prendere le uova , ecc. Possiamo dire che l’uomo di queste comunità si spinge sempre più verso l’ottimale sfruttamento dell’ambiente nel quale è inserito, ossia riesce a sfruttare sempre meglio il territorio per ciò che il territorio è in grado d’offrire, senza essere costretto a continue migrazioni. Questo passo è molto importante perché mostra come il rapporto uomo -ambiente si stia modificando radicalmente .

Da raccoglitore ad agricoltore

Abbiamo visto come i mutamenti climatici e le conseguenze sull’ambiente hanno spinto diverse comunità umane a dedicarsi con maggior intensità alla raccolta di piante , ebbene proprio nell’attività della raccolta (attività prevalentemente femminile) ci si accorse come fosse preferibile non raccogliere tutte le piante a disposizione, ma lasciarne una parte sul terreno, in tal modo i semi rimasti potevano germogliare e consentire la crescita di nuove piante da raccogliere. Per la prima volta l’uomo non si limita a raccogliere ciò che la natura mette a disposizione, ma interagisce con l’ambiente per ottenerne un vantaggio, da raccoglitore si trasforma in produttore . Per un lungo periodo l’uomo sfrutterà lo spontaneo crescere delle piante limitandosi a lasciare sul terreno una parte del raccolto, necessario per il raccolto dell’anno successivo, quindi, gradualmente, inizierà egli stesso la semina e la coltivazione delle piante nelle zone particolarmente fertili, è la nascita dell’agricoltura

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Da cacciatore ad allevatore

Le difficoltà della caccia nella foresta inducono l’uomo cacciatore ad addomesticare il lupo (nell’8000 a.C. circa) quale prezioso aiuto nello stanare la preda nella foresta e nella boscaglia. Nel rapporto con gli animali l’uomo in questo periodo inizialmente comprende, come per la raccolta delle piante, che non era conveniente uccidere tutti gli animali senza nessun criterio selettivo, era preferibile lasciar vivere le femmine, in particolare quando erano gravide, per non compromettere la riproduzione della specie . Quindi, in un momento successivo, osserva come alcuni animali, magari raccolti casualmente perché feriti, si adattavano abbastanza facilmente ad una vita in cattività e soprattutto e rano in grado di riprodursi. Inizia in tal modo l’allevamento, attività parallela a quella agricola ma altrettanto importante, l’allevamento degli animali consentiva di avere sempre a disposizione non solo la carne, ma anche il latte elemento nutritivo che diverrà sempre più importante nella dieta dei nostri antenati. Da cacciatore l’uomo si

è trasformato in allevatore .

  1. Elementi caratterizzanti il periodo Neolitico

Elementi caratterizzanti il periodo Neolitico, anche in conseguenza della diffusione dell’agricoltura e dell’allevamento, sono:

  1. l’uomo da nomade diventa stanziale : nascono i primi villaggi
  1. inizia la lavorazione della ceramica
  2. lavorazione della pietra levigata
  1. primi scambi di materie prime e manufatti anche su lunghe distanze

Le conseguenze del nuovo rapporto con l’ambiente, l’uomo da nomade diventa stanziale: nascono i primi villaggi e le città

Finché l’uomo si dedicava prevalentemente alla caccia e alla raccolta la sua vita era nomade, egli infatti era costretto a cercare nuovi ambienti da poter sfruttare nel momento in cui erano esaurite le risorse dell’ambiente in cui si trova va, non vi erano possibilità alternative. Con l’agricoltura e l’allevamento

abbiamo una trasformazione radicale nel tipo di vita, da nomade si trasforma, progressivamente, in sedentaria (o stanziale).

Le cure dei campi che le attività agricole richiedono portano le comunità umane a risiedere in modo permanente vicino ai campi stessi, è facile comprendere che non avrebbe molto senso seminare e poi abbandonare i campi e i raccolti. Lo stesso allevamento consentiva una vita stanziale 1, non era più necessario inseguire gli animali da cacciare nei loro spostamenti, l’allevamento consentiva d’avere a disposizione gli animali nel luogo desiderato.

Con la coltivazione dei campi e l’allevamento del bestiame l’uomo poté finalmente disporre di cibo in condizioni di discreta abbondanza. La presenza di altri uomini nello stesso territorio non era più elemento di disturbo per la sopravvivenza, anzi, diventava un fattore positivo dato che una comunità di più persone riesce ad organizzare meglio lo sfruttamento del terreno . Ecco quindi che una ulteriore conseguenze della mutata attività dell’uomo nel periodo Neolitico fu il sorgere di abitazioni stabili una vicino all’altra, è la nascita del villaggio, anche se i villaggi neolitici raramente sono formati da più di cento persone, legate da vincoli di parentela.

Un caso del tutto particolare di insediamento abitativo nei primi millenni del Neolitico è costituito da quello che viene considerato l’insediamento urbano più antico: la città di Gerico in Palestina; qui già nell’VIII millennio a.C. si era sviluppata una struttura (che possiamo definire proto-urbana) che si estendeva per 4 ettari e contava circa 2000 abitanti, questa “città” era circondata da alte e spesse mura che servivano quale fortificazione.

Inizia la lavorazione della ceramica (o lavorazione fittile)

Nel periodo Neolitico l’uomo si accorge che se lascia seccare un particolare tipo di terra facile da modellare (l’argilla), questa assumerà una consistenza tale da poter essere utilizzata per gli scopi più diversi (mattoni, recipienti-contenitori, ecc.). Scopre quindi che l’argilla lavorata assumerà una consistenza molto maggiore se viene fatta seccare ad alte temperature . La scoperta delle possibilità connesse alla lavorazione dell’argilla fu per l’uomo del Neolitico molto importante, e lo è anche per lo storico ricercatore, la

1 Che ha sede stabile in un determinato luogo, che non muta.

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ceramica2, infatti ha la capacità di resistere al tempo e quindi è uno degli elementi principali di riferimento per l’archeologo.

Prima dell’inizio della lavorazione dei metalli (la lavorazione del rame inizia nel IV millennio a.C.), l’uomo possedeva solo l’argilla quale elemento per creare recipienti-contenitori, in grado di contenere liquidi o materiale di grana fine (quali i cereali).

Lavorazione della pietra levigata

Uno dei criteri proposti nell’Ottocento per distinguere il periodo Neolitico dal Paleolitico era legato al diverso modo di lavorare la pietra. Si propose di chiamare periodo della pietra scheggiata quello che poi fu chiamato Paleolitico e periodo della pietra levigata quello che venne chiamato Neolitico. La suddivisone

proposta è giustificata dal fatto che solo verso il 10. 000 a.c. l’uomo inizia a costruire degli arnesi in pietra lavorandola mediante levigatura non più scheggiandola come nel periodo precedente.

Primi scambi di materie prime e manufatti anche su lunga distanza

Per il periodo Neolitico vi sono prove dell’esistenza di scambi, sia di materie prime che di manufatti, tra gruppi umani che vivevano in località molto lontane tra loro, è la nascita delle prime forme di commercio su lunga distanza. Come avremo modo di osservare la spinta allo scambio di materie prime e manufatti sarà di fondamentale importanza per gli scambi culturali tra popolazioni residenti anche a distanze notevoli tra loro.

  1. I luoghi e i tempi della “rivoluzione” neolitica e l’aumento demografico

I luoghi e i tempi della “rivoluzione” neolitica

L’agricoltura si è sviluppata in tempi diversi sul pianeta. Per comodità distinguiamo tre periodi diversi che vanno dal 9000 al 2000 a.C.

dal 9000 al 7000 a.C. dal 7000 al 5000 a.C. dal 5000 al 2000 a.C.
Medio Oriente Europa Meridionale (alcune zone) Tutta Europa
Asia Sud Orientale Gran Bretagna Alcune zone dell’Africa
Egitto Espansione in America Centrale
Cina (alcune zone) Espansione in America Meridionale
America Centrale (alcune zone)
America Meridionale (alcune zone

Conclusione del Neolitico e inizio dell’”Età dei metalli”

Il periodo Neolitico si conclude con l’inizio delle lavorazioni dei metalli (o lavorazioni metallurgiche), la lavorazione metallurgica che prevede la fusione del metallo inizia nel IV millennio a.C. in Anatolia (nell’Asia Minore ), con la lavorazione del rame , e quindi si diffonde nelle regioni vicine. Con riferimento al tipo di metallo lavorato l’Età dei metalli viene così suddivisa:

  • Età del rame (dal 3500 al 2000 a.C.)
  • Età del bronzo (dal 2000 al 1200 a.C.)

Età del ferro (dal 1200 a.C.)

E’ necessario dire che il momento in cui si è iniziato a lavorare i diversi metalli varia da regione a regione,

l’indicazione temporale riportata fa riferimento al momento nel quale l’uomo per la prima volta inizia a lavorare i diversi metalli, e quindi hanno valore solo per alcune aree; esistono ancora oggi, sul nostro

pianeta, delle popolazioni che vivono come nell’età della pietra, non conoscendo per nulla la lavorazione dei metalli.

L’aumento demografico conseguente alla “rivoluzione” neolitica

Per comprendere quanto l’agricoltura e l’allevamento hanno potuto condizionare la vita dell’uomo sulla Terra basti pensare che all’inizio del periodo Neolitico vivevano sul pianeta 5-6 milioni di abitanti che diventano più di 100 milioni in pochi millenni.

Questo aumento di popolazione si può spiegare anche con le tre seguenti motivazioni:

  1. L’agricoltura mise a disposizione degli uomini una maggiore quantità di cibo
  2. La vita sedentaria garantiva una maggiore fertilità delle donne 
  1. I figli, nell’ambiente agricolo, diventano ben presto (già a 9 -10 anni) utili per i lavori nei campi
  • Ceramica è un termine generico che comprende tutti i prodotti ottenuti dalla cottura, in appositi forni, di sostanze minerali naturali, quali l’argilla e il caolino. Dall’argilla comune otteniamo le terrecotte e il grès, mentre dal caolino si ottengono le porcellane.

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  1. Le regioni d’Italia del periodo Neolitico

Dalle regioni dell’Asia Minore il tipo di vita caratterizzante il Ne olitico si diffonde in Europa attraverso tre direttrici che daranno luogo ad altrettante correnti culturali:

  • la cultura di Starcevo nella penisola balcanica
  • la cultura della Ceramica Impressa nelle regioni mediterranee
  • la cultura della Ceramica a Bande in Europa centrale
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La diffusione della cultura della Ceramica Impressa interessò anche la penisola italiana alla fine del VII millennio. Le prime manifestazioni caratteristiche della cultura della Ceramica Impressa si manifestano in alcune comunità agricole pugliesi tra il VII e il VI millennio a.C.; le zone interessate sono le isole Tremiti, e l’altopiano compreso tra Canosa, Altamura e Gioia del Colle . Alcune aree della Basilicata, della Campania, della Calabria, della Sicilia ben presto risentiranno l’influsso culturale dei centri neolitici pugliesi. All’inizio del VI millennio troviamo tracce della cultura della Ceramica I mpressa in Liguria da dove si diffonderà nell’area della Pianura Padana. Solo verso la metà del VI millennio troviamo tracce di questa cultura anche nell’ Abruzzo e nelle Marche .

Per l’Italia settentrionale il processo di diffusione del Neolitico risulta p iuttosto complesso da interpretare, abbiamo una serie di gruppi di diffusione che si manifestano nella seconda metà del VI millennio:

  • cultura di Fiorano (nel Veneto in Emilia Romagna e Toscana settentrionale)
  • gruppo del Gaban (nella Valle dell’Adige)
  • gruppo friulano
  • gruppo dell’Isolino (in Lombardia, nell’area prealpina)
  • gruppo del Vhò (in Lombardia e parte dell’Emilia)

A questa pluralità di centri culturali si sostituirà nei primi secoli del V millennio una sostanziale unificazione con la cultura dei Vasi a Bocca Quadrata.

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APPROFONDIMENTO ……..!

LE ABITAZIONI DELL’UOMO DAL PALEOLITICO AL NEOLITICO

Nelle strutture abitative vi è una profonda trasformazione con il passaggio dal periodo Paleolitico al Neolitico. Dal semplice riparo si passa alla capanna

Riparo

Finché vive una vita da nomade l’abitazione dell’uomo non riveste particolare importanza, essa deve fungere da riparo dall’intemperie per un breve periodo. E difatti per l’uomo cacciatore del periodo Paleolitico non possiamo ancora parlare di abitazione, ma di riparo. Per comprendere la struttura di questi ripari possiamo far riferimento a quelli usati ancora oggi da certe popolazioni che vivono di caccia e raccolta, abbiamo:

  • il riparo semisferico
  • il riparo conico

pur mutando nella forma questi due tipi di riparo si caratterizzano per la relativa facilità e velocità di costruzione. Il riparo semisferico è formato da un intreccio di frasche ricoperto da strati di foglie; il riparo conico è invece strutturato attorno a de i pali in legno legati tra loro ad una sommità, i pali sostengono quindi pelli di animali che vengono cucite tra loro, questo tipo di riparo è semplice da smontare e rimontare, le diverse componenti il riparo vengono smontate e trasportate negli spostament i cui la popolazione è costretta (questo tipo di riparo è del tutto simile a quello usato dagli indiani d’america o Pellerossa).

Riparo-capanna

Nel periodo Neolitico, con la diffusione dell’attività agricola e la conseguente trasformazione da nomade a stanziale, l’uomo inizia a costruire delle abitazioni che devono durare nel tempo ed essere confortevoli, non si accontenta più del riparo. Ecco quindi che inizia a costruire quelli che possiamo chiamare ripari-capanna, sono costruzioni a pianta circolare che hanno una struttura cilindrica per le pareti e conica per il tetto, le pareti sono formate da canne intrecciate e pali infissi nel terreno, il tetto è formato da foglie, o paglia, questa struttura può raggiungere un’altezza di sei metri e un diametro di c inque metri, è molto più confortevole del riparo.

Capanna3

E’ possibile parlare di capanna solo per le abitazioni apparse nel periodo Neolitico, ciò che distingue queste costruzioni dai ripari-capanna è il fatto che la capanna è molto più solida, essendo costruita con materiali destinati a durare nel tempo, mattoni, pietre, tronchi d’albero, ecc . Un altro elemento che distingue il riparo-capanna dalla capanna è che quest’ultima è a pianta rettangolare con tetto a doppio spiovente .

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