La poetica della Locandiera

La poetica della Locandiera

 La poetica della Locandiera


La locandiera è preceduta da una lettera di dedica (dedicatoria) indirizzata al nobile fiorentino Giulio Rucellai, professore a Pisa e poi magistrato nella giurisdizione di Firenze, che Goldoni aveva conosciuto nel 1744. Commediografo dilettante, il Rucellai era favorevole a una iniziativa di moderata riforma della commedia e alla creazione di un genere di livello medio per il pubblico borghese. La dedicatoria assume dunque una funzione nuova rispetto al passato: non è un atto di sottomissione incondizionata al volere del Principe, ma l’espressione di un rapporto paritetico tra l’autore e un esponente della classe nobiliare che ne condivide gli idea­li e ne sostiene la battaglia culturale.

Un testo importante per valutare la portata della poetica della Locandiera è infine la premessa del 1753 alla commedia, fautore a chi legge. In questo caso, però, è utile osservare lo scarto esistente tra le dichiarazioni dell’autore e la portata effettiva dell’opera. Il tipo di lettore chiamato in causa dalla prefazione non coincide del tutto con il destinatario reale della commedia. A quest’ultimo si chiede infatti una maggiore spregiudicatezza nel giudizio etico sul personaggio di Mirandolina. L’introduzione ha anche un compito più pratico e immediato: Goldoni doveva difendersi dalle accuse di immoralità che gli venivano spesso rivolte dai detrattori. Per questo, qui come in altri avvertimenti al lettore, egli insiste sulla funzione etica e pedagogica del suo teatro.

Goldoni vuole persuadere il lettore della moralità della propria commedia insistendo soprattutto sul valore esemplare (ma in negativo) dei due personaggi principali. La vicenda del Cavaliere è presentata come un esempio di «presunzione avvilita», cioè un caso di comportamento asociale e irrazionale che, come tale, deve essere punito. Attraverso il personaggio di Mirandolina, invece, l’autore sostiene di aver voluto mostrare la «barbara crudeltà» con cui certe donne «si burlano dei miserabili» affinché gli stessi uomini siano avvertiti dei pericoli cui vanno incontro. L’argomentazione è rafforzata dal riferimento alle proprie vicende personali.

Tuttavia le accuse che Goldoni qui rivolge a Mirandolina non trovano conferme sostanziali nel testo. Del personaggio emerge invece l’abilità con cui, pur ap­partenendo a una classe sociale inferiore, riesce a dominare il suo nobile ospite sia sul piano pratico sia su quello intellettuale. Questo tratto del carattere di Mirandolina può ricordare uno dei *topoi della letteratura teatrale del Settecento, quello del­la “serva padrona” (cfr. SI 2).