La poetica del fanciullino

La poetica del fanciullino

Tutto questo ci serve a ricondurre, naturalmente, la teoria pascoliana della poesia come intuizione pura e ingenua, espressa nella poetica del “Fanciullino”, ai riflessi di un vasto ambiente culturale europeo che era assolutamente maturo per accogliere la sua proposta. In questo senso non si può parlare di una vera novità, quanto piuttosto della sensibilità con cui egli seppe cogliere un gusto diffuso e un interesse già educato, traducendoli in quella grande poesia che all’Italia mancava dall’epoca di Leopardi.

La poesia come “mondo” che protegge dal mondo

Dopo la laurea conseguita a Bologna nel 1882 ebbe inizio la sua carriera di professore di latino e greco nei licei di Matera e di Massa. Qui volle vicino a sé le due sorelle minori Ida e Maria, con le quali tentò di ricostituire il primitivo nucleo famigliare. Dal ’87 al ’95 insegnò a Livorno.

Intanto iniziava la collaborazione con la rivista «Vita nuova», su cui uscirono le prime poesie di Myricae (la raccolta continuò a rinnovarsi in cinque edizioni fino al 1900).

Vinse inoltre per ben tredici volte di seguito la medaglia d’oro al concorso di poesia latina di Amsterdam, col poemetto Veianus e coi successivi Carmina. Nel ’94 fu chiamato a Roma per collaborare col Ministero della pubblica istruzione; nella capitale pubblicò la prima versione dei Poemi conviviali (Gog e Magog).

Il poeta e il fanciullino

Uno dei tratti salienti per i quali Pascoli è passato alla storia della letteratura è la cosiddetta poetica del fanciullino, da egli stesso così bene esplicitata appunto nello scritto omonimo apparso sulla rivista Il Marzocco nel 1897.

In tale scritto, Pascoli dà una definizione assolutamente compiuta – almeno secondo il suo punto di vista – della poesia, vista come la perenne capacità di stupirsi tipica del mondo infantile, in una disposizione irrazionale che permane nell’uomo anche quando questi si è ormai allontanato, almeno cronologicamente, dall’infanzia propriamente intesa. Poesia quindi non come ragione o, peggio, come semplice logos, ma come possibilità di attribuire significati alle cose che ci circondano, viste da un punto di vista assolutamente soggettivo.

Pascoli fu anche commentatore e critico dell’opera di Dante e diresse inoltre la collana editoriale “Biblioteca dei popoli”.