LA POETICA DANNUNZIANA

LA POETICA DANNUNZIANA

La poetica dannunziana è l’espressione più appariscente del Decadentismo italiano. Dei poeti “decadenti” europei D’Annunzio accoglie modi, forme, immagini, ma senza approfondirli, usandoli come elementi della sua arte fastosa.

Anche per il d’Annunzio fu importante l’incontro con il Simbolismo europeo, soprattutto francese, a cominciare dal Poema paradisiaco, dove s’avverte la ricerca della parola suggestiva, dell’analogia simbolistica, l’ansia di una poesia che evochi il “mistero” attraverso raffinate atmosfere sentimentali e di sensibilità  e oggetti ridotti a emblemi d’una realtà più profonda: il non-dicibile delle cose e dell’animo, aperto soltanto all’intuizione, al presentimento, alla ricerca d’una rifondazione poetica della realtà.

E’ stato osservato che d’Annunzio subisce l’influsso dei Simbolisti “minori”, e rimane fuori dalla linea Baudelaire-Verlaine-Rimbaud-Mallarmé, quella, cioè, più ricca di futuro nella letteratura europea.

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D’Annunzio aderì alla tendenza irrazionalistica e al misticismo estetico, fondendoli con la propria ispirazione naturalistica e sensuale, ben evidente nelle sue prime raccolte poetiche, che si possono schematicamente definire così:

– Il rigetto della ragione come strumento primario di conoscenza e fondazione di valori spirituali;

– l’abbandono alle suggestioni del senso e dell’istinto (dell’erotismo e dalla percezione sensibile immediata) come mezzo per porsi in diretto contatto con le forze primigenie della natura-vita.

Nasce così quello che fu detto il panismo di molta poesia dannunziana: per un verso un dissolversi dell’io, un suo farsi forma, colore, suono, un immergersi totale nelle cose, dietro la suggestione dei sensi  e dell’istinto; per un altro verso, una nuova creazione della realtà in una luce di bellezza, coincidente con l’impeto inesausto della vita. La poesia diviene così per D’Annunzio scoperta dell’armonia del mondo; il poeta a suo avviso continua e completa l’opera della natura.

Estetismo e superumanismo rappresentano, due aspetti concomitanti e complementari dell’ispirazione sensuale. Con questo aggettivo alludiamo non tanto al contenuto erotico di molte opere dannunziane, ma all’accettazione della vitalità pura e istintiva come norma suprema.

La produzione dannunziana è suddivisa in più periodi.

Il primo periodo va dal 1879 al 1893; conclude l’apprendistato letterario con due testi fondamentali: un romanzo “Il Piacere”, e un libro di versi “Il poema paradisiaco”.

Questa fase segue un’ispirazione naturalistico-sensuale che si viene definendo nel segno dell’Estetismo e del Simbolismo.

  • 1879 Primo vere: poesie, pubblicate dal padre, che sviluppano l’esaltazione naturalistica della vita;
  • 1881-82 Canto novo: poesie ma con sviluppo originale della tematica vitalistica,arricchita da una carica sensuale;
  • 1882 Terra vergine: novelle ambientate nella campagna abruzzese, fra contadini e pastori, di tonalità veristico-verghiana;
  • 1889 Il Piacere: è il primo grande romanzo dannunziano, idealmente autobiografico che abbandona il modello verista e instaura un dialogo con le correnti decadentistiche europee, con originalità di contenuti e di stile. Confluiscono nel romanzo esperienze personali di vita e di scrittura, dalla produzione novellistica a quella di cronista mondano sulla “Tribuna”, agli amori e alle personali avventure nel “bel mondo” romano e si afferma l’estetismo dell’autore come proposta culturale.
  • 1891 Giovanni Episcopo: indica l’attenzione dell’autore a ogni forma contemporanea di successo e di produzione letteraria europea. Si avverte l’interesse per l’analisi del dramma psicologico e psichico dei personaggi;
  • 1892 L’Innocente: qui D’Annunzio fonde l’esperienza estetizzante, col modello russo di analisi di tormentate psicologie del profondo e di drammi etici complessi. Il protagonista,  Tullio Hermil, egocentrico e raffinato esteta, trascura la moglie Giuliana, seguendo le suggestioni del proprio raffinato erotismo. Quando ritorna a lei, apprende  che ella è incinta, essendosi abbandonata per breve tempo, nella sua disperazione, a un amore. Tullio la perdona, ma l’odio verso il bambino che poco dopo nasce lo spinge a esporlo, di nascosto, al freddo, mentre tutti sono in chiesa per la novela di Natale, causandone la morte. Il romanzo vuole scandagliare le trame tortuose della coscienza; ma ancora una volta il protagonista è l’uomo che si sente superiore alle leggi, alla morale comune.

      Elegie romane: liriche incentrate sull’amore per Barbara Leoni.

  • 1893 Poema paradisiaco: è un libro di stanchezze  e di languori, di vicende amorose crepuscolari e stremate. Nell’ideale ritratto di sé che il D’Annunzio viene componendo, il libro rappresenta la stanchezza dei sensi e l’ansia d’una purezza da riconquistare, d’un rinnovamento interiore che prepari una nuova  avventura artistica e umana.

Il secondo periodo va dal 1894 al 1912; è il periodo della maturità, c’è l’incontro con il “superuomo” che D’Annunzio interpretò dalle pagine di Nietzsche .

  • 1894 Il Trionfo della morte: romanzo che ebbe una lunga vicenda compositiva; dal ’92  egli aveva dibattuto, il pensiero del Nietzsche, ed era venuto sovrapponendo alla figura dell’esteta quella del superuomo, adattando il pensiero nietzschiano alla sua idea dell’io creatore, nell’arte e nella “vita inimitabile”, superiore a ogni legge o costrinzione. L’idea del filosofo tedesco della “morte di Dio”, e cioè dei valori considerati fondamentali nella civiltà occidentale per secoli e denunciati da lui, invece, come del tutto relativi, appariva al D’Annunzio coincidente con la sua idea del poeta come libero creatore di sé e della sua vita, portatore di un messaggio totale. Questo romanzo è fondato sulla teoria superumanistica. Il protagonista, Giorgio Aurispa, è anche lui, come tutti i protagonisti dei romanzi dannunziani, proteso a una “vita inimitabile”, ma si dibatte fra la voluttà sensuale, impersonata dall’amante Ippolita Sanzio, e la volontà di infrangerne la suggestione, di dominarla. Quest’ansia di liberazione resta velleitaria: l’eroe cade in una spenta abulia dalla quale si riscatta soltanto alla fine del libro suicidandosi e trascinando con sé l’amante nella morte. Questa trama si arricchisce di numerosi episodi, e fra questi uno è l’incontro fra il protagonista e la sua terra: un Abruzzo arcaico e tuttavia vero, amato e respinto, ma sostanzialmente positivo per la sua oscura carica di energia vitale. Il superuomo dannunziano, mentre impone il proprio dominio sulle classi subalterne, avverte nella terra e nella stirpe l’origine della propria forza. Il finale tragico è dovuto al fatto che il superuomo è una tensione, non una meta raggiunta: l’uomo è visto come un tramonto, un ponte gettato verso questa oltre-umanità. Giorgio Aurispa esprime la crisi dell’uomo proteso verso una meta che è ancora lontana, che è una conquista eroica non ancora definita né ipotizzabile con precisione. La volontà di andare oltre l’umano è, impedita dalle leggi etiche e sociali di un mondo vicino alla dissolvenza ma non ancora consapevole dell’auspicato futuro.
  • 1895 Le vergini delle rocce: il protagonista Claudio Cantelmo, primo “superuomo” delle opere dannunziane teorizza il diritto di dominio da parte di una oligarchia di uomini eletti sulle plebi che “restano sempre schive per motivo bisogno di tendere i polsi ai vincoli”. Ed è da questo momento che, inizia anche l’avventura della vita pubblica di D’Annunzio: la sua elezione a deputato nel 1897, il suo “interventismo”, la sua prima guerra mondiale e l’impresa di Fiume.
  • 1900 Il fuoco: romanzo che alcuni considerano il capolavoro della narrativa dannunziana. Fondato sul tema dell’estetismo e su quello del superuomo. Il protagonista Stelio  Effrena, è presentato come l’uomo-eroe “giunto a compiere in se stesso l’intimo connubio dell’arte con la vita… a perpetuare nel suo spirito senza intervalli, la condizione misteriosa da cui nasce l’opera di bellezza e a trasformare così d’un tratto in specie ideale tutte le figure passeggere della sua vita volubile”. Il D’Annunzio non coglie il dramma dell’anima di una creatura, ma lo stempera in visioni paesistiche, dove il paesaggio veneto, le ville un tempo opulente e ora in rovina rappresentano l’agonia di quell’amore, che si svolge in un’atmosfera di melanconia greve. Le pagine migliori del “Fuoco” esprimono la delusa tristezza dei sensi, in cui sembra tradursi il sentimento di vuoto interiore e di frustrazione, attraverso il quale il poeta acquista l’oscura coscienza dell’aridità e dell’astrattezza del sogno superumano.
  • 1903. Uscirono i tre volumi delle Laudi del cielo del mare della terra e degli eroi, ossia, Maia, Elettra, Alcyone. Sono delle raccolte della maturità , celebrazioni della natura, della vita panica e dell’eroismo, esasperato in toni estetizzanti e superumani. Maia costituisce l’introduzione e la premessa ideologica delle Laudi. E’ un poema vasto e ambizioso, perché vuol essere il messaggio di una vita nuova e di una nuova morale per l’umanità, o meglio per gli eletti, cioè gli eroi o superuomini.

L’Alcyone è il capolavoro del D’Annunzio. E’ una raccolta di liriche che si compongono insieme come un vasto e continuo poema solare; è il poema dell’estate sentita come un’entità divina e un nuovo mito sorto nell’animo del poeta, ritornato a un’elementare comunione con la natura. Nell’Alcyone il mito del superuomo si decanta dei suoi umori più torbidi, delle sue cupe ed esasperate immaginazioni di lussuria, di conquista, di eroismo disumano e d’avventura. La grande poesia dell’Alcyone è nei paesaggi: da un lato il poeta sembra svanire in essi, dall’altro in ciascuno ritrova se stesso, perché il mistero e l’impeto della vita che palpitano in loro sono gli stessi che palpitano nell’uomo. Questo Simbolismo nativo, il dissolversi della parola in pura suggestione musicale ed evocativa, la scoperta, affidata alla poesia, di una dimensione della realtà, che il pensiero non può cogliere e la parola non può esprimere ma solo suggerire, fanno delle liriche migliori dell’Alcyone uno dei momenti fondamentali nella storia della poesia decadentistico-simbolistica.

Il terzo periodo va dal 1913 al 1938

  • 1916 Il Notturno: una delle opere più importanti del D’Annunzio: scritta in questo anno, ma pubblicata, riveduta, nel 1921.

Il Notturno nacque in margine a una esperienza eccezionale. Costretto, durante un volo i guerra, il 16 gennaio 1916, a un atterraggio di fortuna, il D’Annunzio restò ferito all’occhio destro, che poi perdette, e, per evitare la cecità completa, dovette rimanere per settimane supino, con gli occhi bendati. Il notturno cerca di esprimere questa sotterranea e ininterrotta vita della coscienza, un libero affiorare di immagini e di memorie, e di sensazioni, colte nel loro germinare dalla profondità dell’inconscio. Non potendo parlare, né dettare, il poeta fu costretto a scrivere su sottili strisce di carta, tenute fra le ginocchia, con stile rapido, intenso, allusivo, e compose il libro come un insieme di versetti brevi, incentrato ciascuno su una illuminazione suggestiva. Più tardi lo sistemò attorno ad alcuni episodi, a metà fra la prosa di memorie e prosa lirica dove i racconti non si svolgono più secondo una successione logica e temporale, ma nascono da un’aggregarsi liberissimo di particolari. Il tema dell’eroismo e del superuomo, passa qui in secondo piano: nelle parti migliori, il D’Annunzio aderisce alla sua ispirazione naturalistica e mistico-sensuale, rigettando le costruzioni più artificiose della sua cultura estetizzante.

La poesia da “Alcyone” che ho studiato, mi ha dato esattamente le sensazioni “di aria”, di frescura come il D’Annunzio voleva darmi:il mistero della vita, della natura è lì, presente, percepibile nelle sensazioni e certo non spiegabile con le parole. Quindi D’Annunzio si serve della musica per comunicarmi la gioia, il mistero, l’amore in  un “panismo mirabile” e la musica è quella delle “gocciole” sulle foglie, la musica delle “innumerevoli dita”. Qui c’è come dice il Pazzaglia “una pura suggestione musicale ed evocativa, la scoperta affidata alla poesia, di una dimensione della realtà che il pensiero non può cogliere ma solo suggerire…… e ciò rende questa lirica uno dei momenti fondamentali della storia della poesia decadente e simbolista”.

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