La nascita della lirica romana i Neoteroi

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La nascita della lirica romana i Neoteroi

La nascita della lirica romana i Neoteroi


Fino a Lucilio la poesia latina era stata opera di letterati di origine non romana e di condizione sociale non elevata (lo stesso Livio Andronico era uno schiavo) e tutta la loro produzione era controllata dallo Stato. Tuttavia Lucilio, pur portando una considerevole carica di soggettività, non costituisce ancora la vera svolta letteraria: la sua poesia è troppo legata ai valori morali della Res Publica.

Si deve giungere al tramonto della repubblica (I sec. a.c.) perché faccia il suo ingresso nella storia romana grazie ai neoteroi la poesia lirica, una poesia soggettiva, individuale e privata in quanto espressione diretta del sentimento personale.

Indispensabile per la sua nascita sono i modelli greci: la lirica arcaica del VII secolo a.c. (quella monodica in particolar modo, un nome per tutti: Saffo) ma soprattutto la produzione ellenistica (323-31 a.c.); Callimaco fu il più grande esponente di quest’ultima e per tale motivo costituisce il punto di riferimento per i lirici romani.

Vengono così importati i principi della poesia ellenistica:

  • DOCTRINA. La poesia deve essere colta, ricca di studio e con riferimenti alti espressamente rivelati: sono infatti prove di eredità passate che conferiscono dignità.
  • PAIGNION. Il poeta deve divertirsi nel comporre e sentirsi totalmente coinvolto, la poesia è lusus (scherzo), allegra e apparentemente leggera (nugae, inezie i neoteroi chiameranno la loro poesia, contrapponendola ai generi illustri).
  • BREVITAS. I componimenti devono avere una breve estensione, purezza assoluta è il principio chiave.

A questi canoni vengono inoltre aggiunti altri principi portanti per la lirica:

  • La scelta dell’ OTIUM come dimensione autonoma, non più inteso come tempo libero dall’attività politica ma alternativa ad essa, contrapposto ai negotia e talvolta associato ad un drastico rifiuto per l’impegno civile (ripresa dei valori epicurei); la poesia è estranea ad ogni impegno civile ed ideologica.
  • L’esclusione dei generi tradizionalmente illustri come l’epica o la tragedia a favore di una poesia basata sulla SOGGETTIVITA‘, sulla centralità delle esperienze personali e SENTIMENTALI (soprattutto amorose).
  • L’ideale di poesia raffinata ed ELITARIA, svincolata quindi da ogni impegno civile o morale, rivolta a strette cerchie di amici. La poesia diventa di circolo.
  • La poesia doveva essere sottoposta al LABOR LIMAE, una meticolosa elaborazione stilistica alla ricerca di una raffinatissima scorrevolezza.

Si viene così a delineare uno nuovo modo di intendere l’esercizio della letteratura trasgressivo anche dal punto di vista etico: la poesia diventa realtà autonoma che richiede dedizione totale, all’antico valore di gravitas viene contrapposto il concetto di lusus. Si ha una netta rottura nel rapporto tra cittadino e Stato.

Il nuovo poeta soggettivo non fa più riferimento alla civitas intera, bensì unicamente alla sua stretta cerchia di amici poeti, di sodales che condividono totalmente le sue idee nel completo disinteresse sociale.

Il primo circolo poetico della poesia lirica, considerato precursore dei poetae novi, prende il nome dall’aristocratico Q.Lutazio Catulo, nato nel 150 a.c., uomo di vasta cultura, buon oratore e degno continuatore degli ideali scipionici.

Intorno a questo personaggio si radunano poeti greci e latini accomunati dalle medesime preferenze letterarie.

Inizia così a mutare l’indirizzo della letteratura latina verso il gusto lirico sempre grazie alla progressiva ellenizzazione della cultura: si lascia più spazio all’individuo e ai suoi sentimenti personale, soprattutto all’amore.

Si tratta ancora solamente di sporadici esercizi di adattamento dei modelli greci.

Sono i poetae novi (neoteroi) a portare un ben più profondo rinnovamento, giovani poeti così denominati in tono dispregiativo (neoteroi, dal greco giovani) da Cicerone.

Quello dei poetae novi è un cenacolo letterario, il primo ad essere indipendente da un patronato di un uomo politico (manca la figura di Scipione presente nell’ambiente scipionico), composto da poeti che condividono gli stessi gusti letterari ed esperienze di vita (frequentazioni mondane, avventure amorose etc.); non si tratta dunque di una scuola, bensì di un sodalizio artistico cementato da vincoli di amicizia e di stima reciproca che so oppone la tradizionale sistema di valori romano.

I neoteroi abbracciano totalmente gli ideali importati dai modelli ellenistici (doctrina, paignion, brevitas) e sono i vessilliferi dei suddetti principi (otium, soggettività) tipici della loro nuova forma letteraria: la lirica.

Malgrado siano anticonformisti i poetae novi appartengono a famiglie assai ricche e prestigiose, per questo – ma le fonti non sono concordi al riguardo- sono conservatori nel campo politico (non tutti seguirono l’esempio di Catullo che abbandonò completamente la vita politica).

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