LA LUPA GIOVANI VERGA ANALISI DEL TESTO

LA LUPA GIOVANI VERGA ANALISI DEL TESTO

LA LUPA GIOVANI VERGA ANALISI DEL TESTO


Scritta da Giovanni Verga, La Lupa rientra tra le novelle raccolte in Vita dei Campi. Risalente alla stagione verista dell’autore, essa narra, attraverso cinque ben distinguibili sequenze, la vicenda di una contadina dalla sensualità animalesca e diabolica.

Il racconto inizia con la descrizione dettagliata della protagonista: alta, magra, pallida e con un petto prepotente e labbra ‘fresche e rosse’. Appare come una strega, un demone, il diavolo, da cui tutti i compaesani si allontanano per non essere colpiti dai suoi influssi maligni. Una donna pervasa dall’impulso erotico, seduttrice che non risparmia nessuno: figli, mariti, devoti e padri. Per questa sua fame insaziabile viene soprannominata ‘la Lupa’anche con un richiamo letterario alla lupa dantesca. Tra le righe del racconto si afferma inoltre la presenzanella sua vita di una figlia, Maricchia, brava, buona ma costretta all’emarginazione a causa del comportamento e della fama della madre.
Proseguendo nella lettura, una seconda sequenza introduce l’elemento di disequilibrio del racconto: l’attrazione della Lupa nei confronti di un giovane contadino, Nanni, conosciuto durante la mietitura. Una serie di tentativi di adescamento da parte della donna si susseguono e culminano con il matrimonio tra il desiderato e la figlia. Una mossa assai astuta che aumenta le possibilità di una vittoriosa seduzione. [meglio spiegare il motivo del vantaggio della Lupa nel percorso di seduzione, accennando alla casa in dote e alla clausola del riservare un posto per la suocera in cucina] A giovare della situazione non è però solamente la gnà Pina ma anche lo stesso Nanni, il quale può così godere di una maggiore sicurezza economica.
Con l’inizio della terza sequenza, la novella segnala il cedimento del giovane, dopo un iniziale rifiuto, nei confronti della Lupa. Una passione esplode incontrollabile, come se il sedotto fosse vittima di incantesimo. Un legame così morbosamente ossessivo non può che complicare la situazione che, nella penultima sequenza, vede la ribellione di Maricchia e la sua denuncia ai Carabinieri di quell’illegale relazione. In questa parte del racconto Verga affida alla figlia il soprannome di “Lupacchiotta” a indicare la forza e la fermezza che caratterizzano ora il personaggio, ovviamente ereditate dalla madre (Lupa).
Nanni si pente della propria debolezza e si professa pronto a troncare ogni relazione con la suocera, Tuttavia il legame tra Nanni e gnà Pina non diminuisce di intensità e continua fino a giungere al termine della novella. Una conclusione che si presenta, però, molto ambigua. “<<Ah! Malanno all’anima vostra!>> Balbettò Nanni.” Queste sono le ultime parole pronunciate dal giovane che potrebbero precedere sia l’atto di uccisione della donna (unica possibilità per non essere più tormentato dalla sua sensualità) sia l’ennesimo cedimento da parte del sedotto.

All’interno della novella, coerentemente alla poetica verista, è presente un narratore popolare omodiegetico, che cioè è stato attore o per lo meno testimone dei fatti raccontati. Ambientata in una comunità paesana e avente per protagonisti personaggi  appartenenti alla sfera più umile, l’opera non può che riprodurre il loro parlato. Nel testo sono, quindi, presenti proverbi tra cui ‘In quell’ora fra vespero e nona, in cui non ne va in volta femmina buona’, locuzioni tipiche dell’oralità, quali ‘ma proprio quello che si dice’, ‘satanasso’, il ‘così’ deittico che affida l’informazione a un gesto invece che a una parola. E continuando, il pronome personale ‘vi’ all’inizio del testo che presuppone la presenza di un ascoltatore e, infine, svariate sgrammaticature.
Sono presenti inoltre una serie di similitudine e metafore che riconducono al campo semantico della sete e della fame: ‘non era sazia giammai’, ‘lupa affamata’, ‘spolpava’, ‘e provare la sete che si ha nelle ore calde di giugno’, ‘mangiandoselo con gli occhi neri’. Tali espressioni sono funzionali a sottolineare l’incontrollabile passione della Lupa, il suo irrefrenabile impulso erotico e la sua sensualità temuta da tutti e vinta da nessuno.

Con la sua personalità feroce e passionale, la Lupa costituisce uno dei primi esempi letterari di ribellione femminile. E’ sfrontata, fuori dalle regole e da ogni compromesso della società. E’ diversa , in tutto e per tutto, dalle altre donne e ad affermarlo è un proverbio presente all’interno del racconto: “in quell’ora fra vespero e nona, in cui non ne va in volta femmina buona”. Mentre le donne oneste sono rinchiuse in casa, la gnà Pina è l’unica “anima viva che si vedesse errare per la campagna”. La gnà Pina sconsacra radicalmente il culto della femminilità domestica. La lupa non rimane a casa a badare ai propri figli, ma va nei campi “a lavorare cogli uomini, proprio come un uomo” e sgobba più o addirittura meglio di loro. E’ lei stessa, inoltre, a sottomettere il sesso maschile. “se li tirava dietro alla gonnella solamente a guardarli con quegli occhi da satanasso”. Sempre lei, infine, è la prima, tra i due amanti, a compiere il primo passo. “Te voglio! Te che sei bello come il sole, e dolce come il miele. Voglio te!”, una dichiarazione d’amore sincera, senza inganni, falsità, paure o ostentazioni. Così come il personaggio che la pronuncia, una donna forte, ribelle e la cui volontà non conosce condizionamenti.