LA LOTTA PER LE INVESTITURE

LA LOTTA PER LE INVESTITURE


Dopo il 1000 la Chiesa tende a liberarsi dal controllo imperiale. Sotto la dinastia di Sassonia i vescovi venivano spesso nominati dall’imperatore, il quale affidava loro il compito di feudatari (vescovi-conti). Perseguendo l’obiettivo di sottomettere al proprio controllo l’intera Chiesa, Ottonel aveva rivendicato il diritto di intromettersi anche nell’elezione del Papa. La sottomissione della Chiesa al potere laico appare in questo periodo quasi completa. Poiché i vescovi-conti dovevano essere politici e militari, oltre che religiosi, gli imperatori solevano scegliere per queste cariche ecclesiastiche uomini che poco avevano a che fare con gli evangelici ideali di pace, di fratellanza, d’umiltà, di povertà. Accadeva, quindi, che vescovi e parroci dessero scandalo ai fedeli per i loro costumi, ad esempio vivendo con donne che di fatto erano le loro mogli (concubinaggio). Inoltre, poiché le diocesi e le parrocchie possedevano grandi estensioni di terre e godevano di diversi introiti fiscali, i cosiddetti benefici ecclesiastici, la carica di vescovo o di parroco rendeva ricchi, e si poteva perciò aspirare a queste cariche anche per ambizione e per interesse. Si diffuse l’abitudine di vendere questi incarichi ecclesiastici a chi poteva comprarli dando luogo al fenomeno della simonia. La rivolta contro questa corruzione della Chiesa venne dal monastero di Cluny, sorto in Francia nel X secolo, e che costituiva un’eccezione per il fatto di dipendere non dall’imperatore ma direttamente dal papa. Il monastero di Cluny dette vita ad un ordine monastico, detto cluniacense che si occupava della purificazione della Chiesa. I cluniacensi giunsero alla conclusione che per estirpare dal clero concubinaggio e simonia fosse necessario rendere indipendente la Chiesa dal potere imperiale e togliere all’imperatore il diritto di nominare i vescovi. Anche il papa Niccolò II (1058-1961) fu d’accordo con i cluniacensi e stabilì che da allora in poi i pontefici dovessero essere eletti soltanto dai cardinali. Questa disposizione escludeva ogni influenza dai laici, e quindi anche dall’imperatore, sull’elezione del pontefice. Importante fu anche il papa Gregorio VII (1073-1085) per il quale la Chiesa come comunità di credenti era superiore allo Stato come comunità civile. Per questo papa, infatti, il potere religioso dei successori di San Pietro che hanno ricevuto da Cristo il compito di giudicare tutti gli uomini compresi i re, era superiore al potere politico degli imperatori. Gregorio VII proponeva l’ideale ella teocrazia, parola di origine greca che significa “signoria di Dio”. Appena eletto, Gregorio VII richiamò tutto il clero all’obbligo di rispettare il celibato e stabilì che i fedeli dovessero astenersi dal partecipare ai sacramenti celebrati da un prete o da un vescovo che fosse ritenuto indegno. Gregorio VII stabilì che non era lecito a nessun laico e quindi neppure ai feudatari e all’imperatore nominare vescovi o i parroci.

In una sua disposizione, il famoso “Dictatus Papae”, Gregorio VII rivendicava la supremazia papale su ogni altro potere politico. Il papato sfidava apertamente l’impero, rompendo quella commistione e quella incertezza tra i due poteri universali che c’era stata fin dai tempi di Carlo Magno. Ne nacque un conflitto tra papato ed impero, la cosiddetta lotta per l’investitura, che ebbe un’importanza centrale nella storia politica del medioevo, perché in esso decideva della supremazia in Europa tra potere religioso e il potere politico. Visto che l’imperatore IV (1056-1106), continuava a nominare i vescovi senza curarsi delle proteste delle minacce del papato, Gregorio VII lo scomunicò nel 1076 e sciolse i sudditi dall’obbligo della fedeltà nei suoi confronti. Questo incitamento alla rivolta era pericoloso per Enrico IV perché i grandi feudatari tedeschi insofferenti dell’autorità imperiale dimostrano di voler approfittare della scomunica per cercare di deporre l’imperatore. In gravi difficoltà Enrico IV dovette recarsi a Canossa per implorare perdono dal pontefice. Ottenne la revoca della scomunica nel 1077. Questa voluta umiliazione fu per Enrico IV solo una manovra tattica per ricondurre all’obbedienza i principi tedeschi. Una volta consolidato il suo potere in Germania, infatti, l’imperatore scese con le sue truppe a Roma e costrinse il Papa ad abbandonare la città e a rifugiarsi a Salerno dove morì due anni dopo. La lotta per le investiture continua oltre la morte di Gregorio VII e di Enrico IV. Papato e impero devono trovare in qualche modo un compromesso perché la lunga lotta diminuisce l’autorità di entrambi. Se l’imperatore deve temere la ribellione dei feudatari, il papa ha paura di uno scisma, di una divisione della chiesa tra clero fedele al pontefice e clero fedele all’imperatore. Alla fine tra il papa Callisto II e l’imperatore Enrico V si stipula il concordato di Worms datato al 1122. Con questo accordo si stabilisce che al papa spetta la consacrazione dei vescovi con la consegna dell’anello e del pastorale, mentre al re spetta l’investitura politica con la consegna dello scettro. In questo modo nessun vescovo conte può essere nominato senza l’accordo reciproco del papa e dell’imperatore. La lotta per le investiture finisce senza vinti e senza vincitori, perché nessuno dei due contendenti acquisisce una vera supremazia sull’altro. Ma non c’è dubbio che il papato escluso nel passato dalla nomina dei feudatari ecclesiastici ha guadagnato terreno. In più durante la lotta per le investiture è assai cresciuto il potere del papa all’interno della chiesa. Riservandosi il diritto di nominare i cardinali, da cui dovevano essere scelti i pontefici e il potere di intervenire nella nomina dei vescovi, i papi avevano organizzato la chiesa come una gerarchia nella quale il potere viene solo dall’alto, attraverso il papa che nomina i vescovi che a loro volta nominano i parroci. Per lo stesso principio gerarchico il papa si riserva la competenza esclusiva nel decidere, all’interno della chiesa, di tutte le questioni più importanti. Solo il papato ha il diritto di interpretare le sacre scritture, di annullare i matrimoni, di concedere le dispense per sposarsi tra parenti. Poiché i principi dell’Europa sono quasi sempre imparentati fra di loro, e poiché i matrimoni tra i membri di famiglie potanti equivalevano alle alleanze, i permessi concessi o negati per i matrimoni tra parenti diventavano un forte strumento politico in mano alla chiesa. Il papato era anche in grado di punire sovrani, cittadini, intere nazioni con sanzioni efficaci e pesanti come la scomunica e l’interdetto. La scomunica equivaleva ad un atto di disposizione per i principi che, con essa, perdevano il diritto di essere obbediti dai feudatari e dai sudditi e alla perdita di ogni diritto per il semplice cittadino, il quale poteva venire perseguitato e persino messo a morte. L’interdetto, con cui si vietava ad un intero stato di celebrare la messa e di amministrare i sacramenti, poteva sollevare contro i governanti le ire di una popolazione che considerava il sacramento della confessione e dell’eucarestia come bisogno prioritario.

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