LA LETTERA DI NATHANIEL HAWTHORNE RIASSUNTO E ANALISI

LA LETTERA DI NATHANIEL HAWTHORNE RIASSUNTO E ANALISI


RIASSUNTO
Sulla piazza del mercato di Boston una giovane donna con in braccio una neonata viene fatta uscire dalla prigione e posta sul palco della gogna: tutta la città potrà così vedere una lettera A, ricamata in rosso e posta sul petto della donna come marchio d’infamia. Essa dovrà portarla sempre a monito del suo peccato. Hester Prynne, la protagonista, viene riportata in prigione con la sua bambina senza che abbia pronunciato il nome del suo seduttore. Sul palco della gogna però essa ha dovuto incontrare il pastore della comunità, il reverendo Arthur Dimmesdale, che sapremo poi essere il colpevole, il padre della piccola. Tornata in prigione Hester ha un incontro: l’uomo che le si fa innanzi é il vecchio Roger Chillingworth suo marito, che ella non vedeva da lungo tempo, che le impone di rivelargli il nome del suo seduttore. Ora che abbiamo incontrato i personagggi principali del libro seguiamo Hester che liberata vive emarginata dalla comunità insieme alla piccola Perla, sempre ostentando la lettera scarlatta; Chillingworth intanto si è stabilito in città e mostrandosi un talvolta medico talvolta negromante riesce ad entrare nell’intimità del pastore, apparentemente per proteggerlo, in realtà per indagare nel suo cuore e scoprire la verità. Hester ha capito che l’uomo vuole la morte di Dimmesdale; vi é un incontro fra questo ed Hester nella foresta dove i due progettano di tornare insieme in Europa fuggendo dalla loro prigione. Niente di questo potrà avvenire. Il pastore morrà sul palco della gogna mentre tenta di rivelare la propria colpa. Dopo la morte di lui anche il vecchio Chillingworth, privato dell’oggetto della sua vendetta comincia a deperire e muore circa un anno dopo lasciando erede del suo patrimonio la piccola Perla. Hester e la figlia spariscono da Boston per lunghi anni; solo molto tempo dopo la nostra eroina ricompare nella sua città indossando di nuovo la lettera scarlatta che rimase sul suo petto fino alla morte.

ANALISI

La semplicità apparente della trama di questo libro straordinario nasconde in realtà una complessità ed una ambiguità che hanno contribuito a renderlo il libro più emblematico e studiato della letteratura americana dell’800. Cominciamo con l’esaminare la lettera A, il simbolo dell’adulterio che la giovane Hester è costretta a portare. A come adultera, ma anche come Alfa, come Abele, come Adamo, come America. Appare anche sul petto del pastore, una sorta di stigmata sulla sua carne viva apparsa dal giorno in cui ad Hester è stato imposto il simbolo dell’ ignominia; si materializza nella figura della bambina Perla, che è quasi la trasposizione vivente della lettera di fuoco. Nel corso della narrazione dunque la A diviene una cifra mistica: quando Hester va ad assistere gli ammalati per il desiderio di espiare la sua colpa essa assume le sembianze di una figura angelica e la comunità la riconosce Abile. A è anche l’iniziale del nome del seduttore, Arthur; A infine come Amore e come Arte. E’ impossibile dunque rimanere fedeli ad una interpretazione univoca del simbolo che di volta in volta per volere dello stesso Hawthorne si carica di valenze diverse. Quella A, che nell’intenzione dei magistrati puritani doveva essere un’allegoria vivente della colpa di Hester, si trasforma invece in molte altre cose: la donna emarginata, che ha contaminato con l’adulterio l’ordine rigido della società puritana che vorrebbe abbracciare tutto, pubblico e privato in una sola visione religiosa, continua proprio attraverso la lettera scarlatta a lanciare il suo messaggio sovversivo: essa pur vivendo ai margini della comunità che l’ha punita, continua a mantenere legami stretti con tutti i componenti della società che l’ha espulsa. Parlando di simbolismo vi é comunque da sottolineare una grande differenza che c’è tra il simbolismo puritano e l’allegoria di stampo medioevale. L’allegoria medioevale parte dalla fantasia, per cui personaggi e fatti immaginari come il viaggio di Dante nell’aldilà, il suo smarrirsi nella selva oscura, il suo incontro con le tre fiere, la sua salvezza ad opera di Virgilio, assumono un significato più profondo di quello letterale. Il simbolismo puritano parte invece da realtà sperimentali, concrete, a causa della scarsa attitudine a fantasticare degli scrittori della Nuova Inghilterra: il simbolismo puritano trae la propria origine dalla Bibbia: si prende qualcosa di concreto nella natura o nella storia e lo si riveste di significato simbolico ma al tempo stesso si allude al testo delle Sacre Scritture.
Ma torniamo al racconto vero e proprio; esaminando il primo capitolo vediamo che esso ci introduce nel luogo in cui si svolge l’azione. Hawthorne, pronipote dei persecutori di streghe di un tempo ritorna nella Boston del I642, sulla piazza del mercato, fuori della prigione dove solo un cespuglio di rose, per uno strano caso, è rimasto vivo, e ci immette nella tragica storia che sta per raccontarci. Nel capitolo due l’autore si serve di un gruppo di donne per presentarci l’eroina della storia; esse sono inglesi, nella loro fisionomia era facile ravvisare la loro virile regina Elisabetta, sono descritte come matrone dalle spalle ampie e dai busti prosperosi, ovviamente furiose nei confronti dell’adultera a cui avrebbero dato una pena molto maggiore di quella decisa dai magistrati; nessuna solidarietà femminile nella società puritana della Nuova Inghilterra nei confronti di Hester Prynne, che compare subito dopo. Essa ha una dignità ed una forza innata, uno sguardo fiero, una bellezza risplendente malgrado la sventura e l’ignominia ,che e’ simboleggiata sul suo petto da una lettera “fantasticamente ricamata e sfavillante …. eseguita con tanta arte, indicava una fantasia così fertile ed esuberante da sembrare un ultimo tocco ornamentale dell’abito….”
La descrizione particolareggiata della lettera scarlatta ci introduce in un altro tema centrale del romanzo, quello dell’artista; Hawthorne, come la sua eroina, per amore dell’arte deve celarsi sotto i panni dell’impiegato della dogana, perché se vuole proseguire la sua personale ricerca conoscitiva come scrittore deve nascondersi alla società puritana. Nella storia cupa che egli intende raccontare sa che vi é qualcosa di infernale; il romanzo tratta del delicato argomento dell’adulterio mentre per la prima volta l’amore sensuale diventa oggetto di narrazione in America. Tuttavia la parola adulterio non viene mai pronunciata; benché il sesso sia al centro del libro, l’autore ne tratta in modo così reticente ed incomprensibile da renderlo quasi innocente. L’adulterio dunque non solo non è nominato nel libro, ma viene postulato piuttosto che descritto. E’ un peccato originale, un emblema; Perla, il frutto del peccato, anziché una vera bambina, sembra una rappresentazione allegorica del peccato, anzi addirittura sembra uno spirito emanato dal diavolo.
Perla ci viene raccontata dall’autore nel sesto capitolo. Essa pur essendo una bellissima bambina mantiene una qualche stravaganza nel comportamento, uno sguardo strano da elfo. A Hester una volta, guardando ” sul piccolo specchio nero degli occhi di Perla, parve di scorgere non più il proprio ritratto in miniatura, bensì un altro volto.
Era un volto demoniaco soffuso di perfidia, irridente…sembrava che uno spirito malvagio possedesse la bimba, e , beffardo, avesse fatto capolino proprio in quel momento. L’ottavo capitolo è intitolato :”la bambina elfo e il ministro di Dio”; assistiamo all’incontro nel palazzo del governatore tra Hester e sua figlia con il pastore Dimmesdale e Roger Chillingworth. Tutti i personaggi principali del romanzo si fronteggiano in questo episodio; anche se Hester campeggia decisamente come protagonista; é opportuno analizzare anche due personaggi maschili: il reverendo Dimmesdale é colui per cui “le vergini dal candido seno sospirano” illudendosi che si tratti di languore solo spirituale. La voce del pastore quando sul palco della gogna esorta Hester a confessare il nome del suo seduttore é “dolce, ricca, intensa, spezzata”. Allorché si trova a dare un suo parere sull’opportunità di sottrarre la piccola Perla alla madre per conferire ad altri la responsabilità della sua educazione, Dimmesdale fa un’accorata perorazione affinché madre e figlia restino insieme. “Parlate, amico mio con uno strano fervore” gli dice Roger Chillingworth, presente al colloquio. Da questo momento il vecchio medico farà in modo di convincere il pastore a condividere lo stesso tetto, con la scusa che vuole aiutarlo e proteggerlo: infatti la salute di Dimmesdale comincia a declinare: ha il volto emaciato, la voce si è fatta più debole, al minimo allarme portava la mano al cuore impallidendo. Il rapporto fra i due uomini è terribile: Roger Chillingworth, e questo solo Hester lo sa, sospetta il reverendo come l’autore dello scandalo e mira ad arrivare al fondo del suo cuore per smascherarlo. Per Dimmesdale comincia una tortura terribile: tanto più la comunità puritana lo stima e lo ama, quanto più il rimorso della colpa commessa non lo abbandona e anzi lo macera levandogli a poco a poco la vita. Lo strano medico che finge di aiutarlo in realtà si sta trasformando in un demonio: “Roger Chillingworth era, in una parola, la prova vivente di come un uomo possa trasformarsi in demonio se soltanto se ne assume i compiti. Questo infelice essere aveva operato in sé un tale cambiamento dedicandosi per sette anni ad analizzare, attimo per attimo, un cuore fortunato, derivandone godimento e attizzando il fuoco di quelle crudeli torture che egli realizzava con perfida cupidigia”. In un colloquio con Hester al capitolo quattordicesimo , la donna si rende conto del grave pericolo in cui si trova il pastore e decide di rivelargli l’identità del vecchio ed il pericolo che egli sta correndo. L’incontro avviene nella foresta. Si tratta dell’unico incontro privato dei due protagonisti: la foresta é il simbolo del nuovo Eden, il simbolo del nuovo mondo: Hester e il pastore, Adamo ed Eva, credono per un istante di poter fuggire alle conseguenze del peccato, progettano una fuga dal mondo della legge e della religione, la loro speranza sembra trasfigurare non solo loro, ma anche la cupa foresta in cui sono immersi; quando Hester getta via la lettera scarlatta e si scioglie la splendida capigliatura racchiusa per tanti anni in una triste cuffia incolore, anche la foresta sembra rifulgere di nuova vita. “L’amore crea sempre una luce che si diffonde in tutto il mondo naturale”. Ma la foresta, simbolo per Hawthorne della primitività irridente, non può conservare a lungo il suo splendore ,come non può rimanere felice Hester: lei e il pastore non possono realmente fuggire in Europa.
L’America per Hawthorne non è solo la colonia di confine, lo spartiacque posto fra civiltà corrotta e natura innocente, ma è anche la norma della legge morale contrapposta alla passione incontrollata e ai costumi spregiudicati. Hawthorne fa si che il prete peccatore si purifichi in una pubblica confessione per diventare degno dell’unica via di salvezza concessagli, la morte. Hester accetterà la solitudine e la rinuncia invece dell’amore e della libertà sognati. Hawthorne descrive tutto in bianco e nero, che sono il simbolo di virtù e vizio: il libro si apre con una descrizione del “nero fiore della società civilizzata, una prigione” e si chiude su una pietra tombale: “in campo nero la lettera A, scarlatta”. Il rosso della lettera conferisce al racconto una atmosfera infernale: il rosso é il colore della sessualità, la paura della quale ossessiona come uno spettro sanguinoso il mondo puritano. Colei che indossa il segno del peccato si trasforma in alcuni momenti in eroina malvagia da romanzo nero; il marchio sessuale, così ostentato, “incandescente d’eterno fuoco” diventa un amuleto sacro, come la croce sul petto di una suora. Vi è nel romanzo un altro personaggio femminile a cui Hawthorne attribuisce un ruolo diabolico: Mrs. Hibbins ,la strega che compare nel libro ben quattro volte, viene presentata all’autore come una allucinazione nel più puro stile da romanzo fantastico; la sua prima comparsa è accompagnata da espressioni come “si asserisce” e “Supposto che tale conversazione sia autentica”; ancora: “la vecchia sparì: forse si levò tra le nubi”. Anche se circondata da dubbi e presentata come una strega pazza, la vecchia Hibbins introduce nel romanzo il tema faustiano, cioè il patto con cui una persona vende la propria anima al diavolo. E il pastore Dimmesdale che nella foresta dice: “sono pazzo? o sono semplicemente in balia del diavolo? Ho fatto un contratto con lui nella foresta firmandolo con il mio sangue”. Per Hawthorne l’uomo faustiano è uno che, incapace di negare i criteri di bene e di male riconosciuti dalla società in cui vive decide ugualmente di sfidarli; è colui che per inseguire “virtute e conoscenza” si mette al di fuori della società, ascoltando il suo istinto, il diavolo, piuttosto che adeguarsi alla norma morale e religiosa. In questa ottica Hester vivendo la sua solitudine estraniata dalla comunità diviene una specie di fantasma; lo stesso avviene del pastore, tanto che incontrandosi nella foresta Hester e Dimmesdale “dubitavano della concreta esistenza l’uno dell’altra, e persino della propria….fantasmi entrambi e ciascuno atterrito dalla presenza dell’altro.”
La conclusione del romanzo ci propone una Hester che torna sul luogo del suo martirio, nella comunità della Nuova Inghilterra per finire di espiare la sua colpa: le donne che l’avevano vista come una peccatrice ora vanno da lei con reverenza per cercare aiuto e consiglio, e ricevono da Hester parole di speranza: “In una età più luminosa, quando il mondo più maturo ne fosse divenuto degno, nell’ora voluta dal cielo ci sarebbe stata una nuova verità per costruire l’intera relazione fra uomo e donna su basi più sicure di mutua felicità.” Hester Prynne, la donna scarlatta che ha conosciuto la vecchia Inghilterra, che ha attraversato il mare, metafora del male come la selva oscura dantesca che ha sfidato l’inesplorato lontano West pieno di tutti i pericoli sconosciuti, oltrepassando i confini del bene attraverso una esperienza dolorosa rappresentata dalla lettera sul suo petto, darà origine ad un’altra America, più libera e moderna, più consapevole della propria identità storico-culturale. Dopo Hester Prynne tante altre figure femminili hanno contribuito all’arricchimento della letteratura americana: resta il fatto che la donna, che nell’Ottocento puritano di Hawthorne era relegata al ruolo di peccatrice, ha conquistato un potere immenso grazie soprattutto al femminismo, e raggiunto la parità con l’uomo grazie anche agli scrittori, uomini e donne, che l’hanno aiutata a raggiungere questi traguardi.
Con questo romanzo, si vuole evidenziare come il tormento, la sofferenza ed il dolore hanno cambiato profondamente la protagonista che consapevole di non poter tornare indietro, affronta coraggiosamente la sua condanna .Questa tragedia di peccato e rimorso è uno dei piu’ importanti romanzi americani dell’Ottocento, che, definito come “apologia della liberta’ degli istinti “,esprime il costante dissidio tra legge naturale e morale ,tra l’ossessione puritana del peccato e il riconoscimento dei diritti della passione e della vita stessa .Esso, con una semplice lettera riesce a raffigurare la posizione di una donna schiacciata dal giudizio sociale , e quella dell’uomo in generale oppresso dalla paura e dal desiderio di conoscere i propri istinti piu’ profondi .
In questo romanzo mi ha particolarmente colpita la sofferenza che la protagonista prova. La condanna non le permette solo di scontare quella che nell’Ottocento era considerata una colpa enorme, ma la rafforza caratterialmente e la rende una donna diversa da tutte le altre ma che al contempo le rappresenta tutte, una donna in grado di affrontare la vergogna e sopportare maggiormente il dolore ,una donna condannata dalla “lettera proibita” che ognuno porta dentro, una donna che rappresenta il cammino delle donne verso la liberta’ nei confronti della societa’ e di se stesse.

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