LA GUERRA DI TROIA LA PAZZIA DI ULISSE

LA GUERRA DI TROIA LA PAZZIA DI ULISSE

LA GUERRA DI TROIA LA PAZZIA DI ULISSE


Dopo lunghe trattative e preparativi infiniti finalmente la gigantesca flotta di navi greche era pronta per salpare dal Peloponneso alla volta di Troia. I guerrieri più valorosi già si sfregavano le mani contando mentalmente il numero dei nemici che avrebbero eliminato, eppure la loro euforia venne smorzata quando ci si accorse che all’appello mancava uno dei guerrieri più importanti, ovvero Ulisse, re di Itaca, che con la sua astuzia di certo sarebbe stato assai utile alla causa. Ma dove era Ulisse? E perché non si era presentato?

Agamennone (che nel frattempo era stato nominato generale di tutta la flotta) ed il fratello Menelao partirono insieme alla volta di Itaca per sincerarsi della situazione ma quando giunsero sull’isola si trovarono di fronte ad uno spettacolo tanto inatteso quanto sconcertante: Ulisse, vestito di pochi e malandati stracci, portava su e giù per la spiaggia un aratro trainato dai buoi e andava seminando sale. Ora noi tutti sappiamo bene come si ottiene il sale eppure Ulisse sembrava assai convinto della sua teoria e a sua volta voleva convincere gli increduli Agamennone e Menelao della sua straordinaria scoperta. Poverino, non faceva altro che ripetere frasi sconnesse e senza senso e aveva delle smorfie che non facevano presagire nulla di buono. Possibile che un uomo così furbo ed astuto avesse perso il senno ed ora fosse condannato a vagare come un poveraccio? I due fratelli, tanto increduli quanto sconfortati, se ne tornarono con la coda fra le gambe e con la consapevolezza di avere perso un uomo assai importante.

Ovviamente Ulisse non era diventato pazzo, anzi era più lucido che mai e questo altro non era che l’unico stratagemma che gli era venuto in mente per evitare la guerra. Dopotutto un oracolo gli aveva predetto che se fosse partito avrebbe impiegato 20 anni prima di tornare in patria, e gli oracoli non mentono mai. Già pensava di averla fatta franca e di essere riuscito ad ingannare tutti, ma non aveva fatto i conti con un altro uomo ritenuto assai più furbo ed intelligente di lui: Palemede.

Di Palamede sappiamo che era figlio di Nauplio, re di Eubea, e nipote della danaide Amimone. Divenne assai famoso grazie a molte delle sue invenzioni e scoperte, come il faro, i pesi, le lettere doppie dell’alfabeto, i numeri e alcuni giochi. Ma soprattutto per avere smascherato l’inganno di Ulisse.

Infatti Palamede, recatosi ad Itaca, andò a prelevare il piccolo Telemaco direttamente dalla sua culla e lo pose davanti ad Ulisse mentre trafficava con l’aratro. Il re di Itaca, di fronte alla visione del proprio figlio indifeso, ebbe un istintivo sobbalzo che lo smascherò e mentre Palamede rideva bullandosi della sua bravura nell’avere smascherato un simile inganno, Ulisse mogio mogio si spogliò del suo costume per indossare l’armatura e partire come tutti gli altri alla volta di Troia. Ma di certo questo simile affronto non fu dimenticato. Qualche tempo dopo, mentre la guerra imperversava, Ulisse fece trovare nella tenda di Palamede una finta lettera scritta da Priamo nella quale lo ringraziava per le preziose informazioni fornitegli. Palamede quindi fu accusato di tradimento e condannato a morte con la lapidazione. Questo servì ad Ulisse a saziare la sua sete di vendetta, ma di certo non lo aiutò a tornare prima dalla sua famiglia!

Ma tornando all’accampamento, ora tutto sembrava davvero pronto, più nessuno mancava all’appello…. Un momento, a pensarci bene qualcuno mancava, anzi mancava proprio l’eroe più atteso, il più forte e valoroso, colui che incuteva timore negli avversari con la sola sua presenza: Achille! Passi per Ulisse che con moglie e figlio a carico aveva le sue buone motivazioni per restare a casa, ma che cosa mai poteva trattenere Achille dal partire, lui che non aspettava altro che guerre e combattimenti per mostrare il suo valore e coprirsi di gloria? Questo si che era un vero mistero.


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