LA GUERRA DEI TRENTANNI

LA GUERRA DEI TRENTANNI

Tra il 1618 e il 1648 l’Europa fu devasta da una guerra catastrofica che ebbe importanti conseguenze sulla vita materiale delle popolazioni coinvolte e determinò un nuovo assetto dei rapporti di forza nel continente, costituendo un importante spartiacque nel corso della storia europea in età moderna.

La principale conseguenza politica della Guerra dei Trent’anni fu il crollo delle ambizioni degli Asburgo di ristabilire la propria egemonia in Europa e quella del cattolicesimo sui culti riformati.

L’impero tedesco, infatti, finì per dissolversi in circa 350 Stati di diverse dimensioni, solo formalmente sottoposti all’imperatore, mentre quella che era stata la massima potenza del Rinascimento, la Spagna asburgica, consumò il suo definitivo declino come arbitro della politica europea.

Anche l’ultimo tentativo di riconquista cattolica fallì e anzi due nuove potenze protestanti si affermarono nella nuova Europa successiva alla Guerra dei Trent’anni: la Repubblica delle province unite (Olanda), potenza commerciale di prim’ordine, e la Svezia, una potenza militare che nel corso della seconda metà del Seicento avrebbe rafforzato la sua egemonia sul Baltico.

La guerra dei Trent’anni (1618-1648)

La “defenestrazione di Praga”

La situazione di instabilità dell’impero asburgico, creatasi con il latente conflitto tra l’Unione evangelica, guidata dall’elettore del Palatinato Federico IV e la lega cattolica guidata dal duca di Baviera, venne aggravandosi nel 1612 quando l’imperatore Rodolfo fu dichiarato pazzo e sostituito con il fratello Mattia, un uomo anziano e incline al compromesso.

Questo era però privo di una discendenza diretta e il suo successore sarebbe dunque stato il nipote Ferdinando, duca di Stiria, sostenitore della Controriforma e fautore dell’assolutismo imperiale.

La prevista successione di Ferdinando allarmò soprattutto la nobiltà della Boemia, soggetta al dominio diretto degli Asburgo d’Austria. La nobiltà boema infatti era per la quasi totalità aderente a diverse confessioni protestanti e aveva ottenuto dal precedente imperatore e sovrano di Boemia, Rodolfo, un regime di particolare tolleranza (1609), che tuttavia Mattia decise di limitare, imponendo nella primavera del 1618 l’abbattimento di alcuni templi protestanti.

In risposta alla decisione imperiale la popolazione di Praga insorse e il 23 maggio 1618, prese d’assalto il castello della città gettando dalla finestra tre rappresentanti dell’imperatore.

Dopo la defenestrazione di Praga i boemi si diedero un organo di autogoverno e l’anno successivo, in seguito alla morte dell’imperatore Mattia, si rifiutarono di riconoscere la successione reale e imperiale di Ferdinando II d’Asburgo, sancita dalla Dieta imperiale e scelsero come primo re elettivo il calvinista Federico V del Palatinato, succeduto al padre Federico IV come capo dell’Unione evangelica.

Il conflitto boemo fu la scintilla che fece esplodere la Guerra dei Trent’anni, che si può dividere in quattro fasi.

La prima fase della guerra: il periodo boemo-palatino (1618-1625)

Reagendo alla secessione, le truppe asburgiche attaccarono i boemi e li sconfissero nel novembre 1620 nel corso della battaglia della Montagna Bianca (presso Praga), a cui fece seguito un regime di terrore contro i protestanti boemi, nella quale si distinsero per zelo i gesuiti.

 

Nel 1621 le truppe cattolico-imperiale invasero quindi il Palatinato, feudo del re di Boemia Federico V; mentre gli Asburgo di Spagna mossero dalla Lombardia verso la Valtellina.

 

La regione montana alpina rimase tuttavia sotto il controllo del cantone protestante svizzero dei Grigioni (appoggiato dalla Francia), in virtù del trattato di Monzon del 1626, che pose per il momento fine alle ostilità in quell’area.

 

Nello stesso periodo la Spagna cercò anche di intervenire alla riconquista delle Province Unite, con le quali lo stato di guerra non era mai cessato, ma l’intervento non sortì alcun effetto.

La seconda fase: l’intervento danese (1625-1629)

La vittoria riportata dall’imperatore sui boemi apparve minacciosa agli Stati vicini e particolarmente alla Danimarca luterana del re Cristiano IV, il quale intervenne nel conflitto con l’appoggio finanziario dell’Olanda e della Francia.

Le truppe della Lega cattolica e i mercenari al soldo degli Asburgo ebbero comunque la meglio sui Danesi, che, nel maggio 1629, furono costretti alla pace di Lubecca.

Le vittorie asburgiche suscitarono a questo punto il vivo allarme della Svezia, uno stato nazionale luterano che si sentiva insidiato dall’avanzata delle truppe imperiali sin entro al territorio delle Pomerania danese.

Preoccupata era anche la Francia guidata da un sovrano cattolico ma timorosa della prospettiva di una egemonia europea dei due rami degli Asburgo di Spagna e d’Austria.

Si preparano dunque nuove alleanze in funzione antiasburgica.

Nell’impero intanto Ferdinando II cercò di sfruttare le vittorie militari per mettere in discussione la pace di Augusta e sradicare il protestantesimo. Con l’Editto di restituzione del 1629, emanato senza consultare la Dieta, l’imperatore impose ai principi protestanti la restituzione dei beni ecclesiastici confiscati un secolo prima e in seguito cercò di fare riconoscere l’ereditarietà del titolo imperiale.

L’intenzione era chiaramente quella di affermare l’autorità assoluta della casa Asburgo su tutto l’impero e a questo punto anche i principi cattolici si sentirono minacciati dal tentativo di accentramento messo in atto dall’imperatore.

La terza fase: l’intervento svedese (1630-1635)

Numerosi interessi si andavano dunque alleando contro la politica imperiale.

Il primo risultato del nuovo fronte antiasburgico costruito dall’abilità diplomatica di Richelieu, consigliere del re di Francia, fu l’intervento della Svezia, che, alleata con alcuni principi protestanti tedeschi e valendosi dell’appoggio finanziario francese, mosse nel 1630 dal nord della Germania, sconfisse l’esercito di Tilly a Lipsia (1631) e presso Monaco di Baviera (1632), roccaforte della Lega cattolica.

Contro il potente esercito svedese, composto su base nazionale e munito di una artiglieria moderna e di moschetti di nuovo tipo, furono allora lanciate le truppe mercenarie del Wallenstein, che affrontarono l’esercito protestante nella battaglia di Lützen, presso Lipsia (novembre 1632) dove perse la vita il re di Svezia Gustavo II Adolfo.

La guerra continuò stancamente per qualche anno, senza che nessuno dei contendenti riuscisse ad aver la meglio. I tentativi di giungere a un armistizio condotti da Wallenstein o forse un suo proposito di tradimento, costarono la vita al valente ma ambiguo condottiero, che fu fatto assassinare dall’imperatore Ferdinando II.

Le truppe imperiali intanto vennero rinforzate da contingenti Spagnoli e la parte cattolica ebbe il sopravvento sugli svedesi e i principi protestanti loro alleati nella battaglia di Nordlingen (in Baviera) del settembre 1634.

Con la successiva pace di Praga (maggio 1635) i principi protestanti riconobbero la propria sottomissione all’impero e in cambio ottennero l’abolizione dell’Editto di restituzione.

La quarta fase: il periodo francese (1635-1648)

Pochi giorni prima della pace di Praga, che portava alla pacificazione dell’impero, un altro fronte di guerra si aprì tra Francia e Spagna.

La Francia infatti, che aveva stretto formali alleanze con la Svezia, l’Olanda e i ducati italiani di Savoia, Parma e Mantova, dichiarò guerra nel maggio 1635 alla Spagna e l’anno successivo all’impero.

La Francia era militarmente impreparata a un conflitto di vaste proporzioni e combattuto sull’intero fronte dei suoi confini, ma Richelieu aveva giudicato una assoluta necessità politica quella di contrastare militarmente la prepotenza asburgica sul continente.

L’andamento del conflitto fu dunque inizialmente favorevole a imperiali e Spagnoli, ma in seguito i francesi e i loro alleati seppero sfruttare a proprio vantaggio alcune circostanze, come la morte dell’imperatore Ferdinando II, a cui successe il figlio Ferdinando III, e soprattutto la grave crisi interna che si sviluppò in Spagna nel 1640 (rivolta della Catalogna e Secessione del Portogallo).

A partire da quella data la Spagna e gli imperiali subirono diverse disfatte militari: i francesi guidati dal Gran Condé (Luigi II di Borbone principe di Condé) sconfissero l’esercito spagnolo (proveniente dai Paesi Bassi) a Rocroi nel maggio 1643, occuparono quindi il Rossiglione e insidiarono

la Catalogna, mentre le truppe svedesi dilagarono nei territori di Slesia e Boemia.

Gli Spagnoli, pur ripetutamente sconfitti, continuarono a resistere e riuscirono anche a stipulare una pace separata con le Province Unite, mentre l’imperatore Ferdinando III fu costretto a capitolare, firmando con Francia e Svezia la pace di Vestfalia.

La pace di Vestfalia (1648)

Le trattative di pace già in corso da diversi anni portarono nell’ottobre 1648 a una serie di trattai tra le potenze belligeranti, complessivamente denominati pace di Vestfalia, dal nome della regione tedesca dove i documenti furono firmati.

I principali punti di questi trattati furono:

-il riconoscimento dell’indipendenza delle Province Unite già concordata tra Spagna e Olanda nel gennaio precedente;

-il riconoscimento alla Francia dei vescovadi di Metz, Toul e Verdun,

della gran parte dell’Alsazia e della fortezza di Pinerolo in Piemonte;

-la sovranità della Svezia sulla Pomerania occidentale e sulle città di

Stettino, Brema, Vismar Straslunda, il che consegnò in mani svedesi il

totale controllo del Baltico e del Mare del Nord;

-la frammentazione della Germania in 350 Stati sovrani;

-il definitivo riconoscimento dell’indipendenza della Svizzera;

-l’estensione a tutte le confessioni protestanti della Germania delle clausole della pace di Augusta del 1552, con in più la concessione ai sudditi del culto ufficiale deciso dal sovrano.

La Spagna però non prese parte alla pace di Vestfalia e rimase in stato di guerra con la Francia fino al 1659.

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