LA GUERRA CIVILE SPAGNOLA

LA GUERRA CIVILE SPAGNOLA

LA GUERRA CIVILE SPAGNOLA


Nel 1931 il re Alfonso XIII abbandonò la Spagna a causa delle pressioni dei partiti politici a lui ostili e in seguito alla sconfitta dei suoi candidati nelle elezioni amministrative. Nasceva la seconda repubblica spagnola, con presidente Manuel Azaña, che alle prime elezioni generali vide la netta vittoria di un fronte formato da repubblicani e socialisti. La politica del nuovo governo, mirante a trasformare il paese con profonde riforme di tipo marxista, che andavano contro i grandi capitalisti, la cultura cattolica, gli interessi delle alte gerarchie ecclesiastiche, i latifondisti e i militari, provocò un clima di scontro con le forze della destra, alimentato dalla forte tradizione anarchica radicatasi nel paese, dalla crescita delle organizzazioni sindacali e delle istanze socialiste e dal crescente ruolo politico dei comunisti, ancora minoritari tra le forze della sinistra e nelle organizzazioni dei lavoratori ma sostenuti dall’Unione Sovietica.

Le elezioni generali del 1933 registrarono infatti la netta vittoria di una coalizione di centro-destra che comprendeva i conservatori cattolici della Confederación Española de Derechas Autónomas (CEDA). Il nuovo governo cancellò le riforme avviate nei tre anni precedenti e questa scelta portò ad una serie di scioperi generali a Valencia e a Saragozza, a scontri di piazza a Madrid e Barcellona e ad una sollevazione dei minatori nelle Asturie, che venne repressa con la forza dalle truppe comandate dal generale López Ochoa e dai Legionari comandati dal tenente colonnello Juan Yagüe, sotto la direzione del ministro della Guerra Diego Hidalgo. Durante questo periodo il governo annullò molte delle leggi attuate dal precedente governo filo-marxista e massonico, opponendosi, sotto la spinta dei latifondisti e della Chiesa cattolica, specialmente alla riforma agraria.
Dopo una serie di crisi governative, le controverse elezioni a scrutinio maggioritario del 16 febbraio 1936, portarono al potere la coalizione del Fronte Popolare (Frente Popular) appoggiato dai partiti della sinistra ed avversato da quelli di destra e centro. Le elezioni furono aspramente contestate dall’opposizione con l’accusa di brogli. In seguito alla vittoria, gruppi di comunisti e di anarchici si abbandonarono a violenze e vendette nei confronti, soprattutto, di sacerdoti cattolici e religiosi, uccidendone a centinaia.
Dopo l’arresto e l’uccisione del leader dell’opposizione di destra, il deputato cattolico José Calvo Sotelo, da parte di alcuni socialisti, guidati da alti esponenti del Governo Repubblicano, probabile ritorsione per l’omicidio politico dell’ufficiale di polizia José Castillo, simpatizzante socialista e membro di un’organizzazione antifascista per militari, il 17 luglio 1936 le forze conservatrici e nazionaliste insorsero contro il governo del Fronte Popolare di Spagna eletto qualche mese prima. La rivolta, partita dal Marocco spagnolo, non fu solo un colpo di stato militare, ma ebbe anche una partecipazione popolare in alcune aree del paese. I nazionalisti sperarono di ottenere il rapido controllo della capitale, Madrid, e delle principali città spagnole. Siviglia, Pamplona, La Coruña, Cadice, Jerez de la Frontera, Cordova, Saragozza e Oviedo caddero tutte sotto il controllo dei rivoltosi, ma fallirono proprio a Barcellona e a Madrid, anche per la mobilitazione collettiva della cittadinanza e delle improvvisate milizie volontarie che riuscirono a contenere gli insorti. A causa di ciò, il moto golpista si trasformò in una lunga guerra civile.
I capi della sollevazione armata furono i generali Francisco Franco, Emilio Mola, Gonzalo Queipo de Llano e José Sanjurjo, i noti cuatro generales. Sanjurjo fu il leader incontestato del sollevamento militare, ma rimase ucciso tre giorni dopo l’inizio della rivolta in un incidente aereo che molti ritengono provocato da un attentato dinamitardo, il 20 luglio 1936 mentre si recava in Spagna per prendere il controllo delle forze rivoltose. Franco, al comando delle truppe ammutinate di stanza in Africa e dei legionari del Tercio, prese la guida delle forze nazionaliste del sud della Spagna, Mola di quelle del Nord. Dopo la morte nel 1937 di quest’ultimo, Franco rimase il comandante indiscusso di tutti i nazionalisti e gestì gli eventi in modo tale che alla fine della guerra non ci sarebbe stata opposizione interna a un suo governo dittatoriale.
I partecipanti attivi nella guerra civile coprivano l’intero arco delle posizioni politiche e ideologiche dell’epoca. le file nazionaliste comprendevano i fascisti della Falange, i carlisti e i monarchici legittimisti, i nazionalisti spagnoli e la maggior parte dei conservatori e delle forze politiche reazionarie, e la parte preponderante del clero cattolico. Appartenevano allo schieramento repubblicano la maggioranza dei liberali, gli autonomisti Baschi e Catalani, i socialisti, i comunisti Stalinisti, gli anarchici di varie ideologie e “Trotzkyisti”, definiti così dalla stampa dell’epoca, seppur con Lev Trockij non avessero il minimo legame, per le posizioni di comunismo dissidente, rivoluzionario e antistalinista, contrarie al criterio del Centralismo Democratico o comunque non allineate sulle posizioni di Mosca.
Dal punto di vista sociale, i nazionalisti comprendevano la maggioranza dei cattolici praticanti di qualsiasi ceto sociale, del clero (eccettuate la regione basca e quella catalana), importanti elementi dell’esercito e la gran parte dei grandi proprietari terrieri e dei latifondisti e della alta borghesia imprenditoriale e capitalista. I repubblicani erano composti dalle masse operaie urbane, dalle classi contadine e da una parte del ceto medio istruito anti-cattolico, dalla massoneria e da numerosi intellettuali.
Una delle motivazioni principali sostenute all’epoca dell’iniziale sollevazione dalla propaganda nazionalista fu quella di contrastare l’anticlericalismo del regime repubblicano, in cui cresceva il carattere rivoluzionario, e di difendere la Chiesa cattolica, che era stata colpita per il suo esplicito appoggio alla monarchia e allo status quo e che molti, da parte repubblicana, ritenevano come il principale alleato della restaurazione conservatrice, complice delle spinte reazionarie e delle iniziative repressive portate avanti dalla Destra. Nel periodo immediatamente precedente alla guerra, comunisti ed anarchici occuparono, saccheggiarono e distrussero, spesso incendiandoli, 160 tra chiese, conventi e altri edifici religiosi. Inoltre, nel clima di odio popolare e di conflitto sociale scaturito dalla turbolenta situazione economica e politica, che portò a una radicalizzazione della lotta delle classi contadine e operaie, vennero uccisi migliaia di religiosi (una stima parla di 6.832 tra preti e suore) sia prima che durante l’inizio della guerra (quando le autorità repubblicane erano in preda al caos e senza controllo su larghe zone di territorio). Gli articoli 24 e 26 della Costituzione della Repubblica avevano messo al bando i Gesuiti.
Un’eccezione a questa contrapposizione fra cattolici e anticattolici era rappresentata dai nazionalisti baschi, che pur essendo in maggioranza cattolici si erano schierati con la Repubblica e vennero per questo motivo perseguitati dai nazionalisti, i quali nei Paesi baschi incarcerarono o deportarono 278 preti e 125 frati di cui 16 vennero poi fucilati. Ciononostante, la stragrande maggioranza della Chiesa cattolica salutò la vittoria di Franco come un provvidenziale intervento divino nella storia di Spagna. Nel suo radiomessaggio del 16 aprile 1939, Con inmenso gozo, papa Pio XII parlò di una vera e propria vittoria “contro i nemici di Gesù Cristo”.
Nel 2004 papa Giovanni Paolo II ha approvato la canonizzazione di otto fra preti e suore martiri della guerra civile spagnola uccisi nelle rappresaglie, nei tumulti e dai tribunali popolari. Il 28 ottobre 2007 papa Benedetto XVI ha canonizzato altri 498 martiri uccisi.
La sollevazione militare venne contrastata dal governo repubblicano con le truppe che gli erano rimaste leali, così come da milizie di volontari reclutate dai sindacati dei lavoratori socialisti, comunisti, e anarchici. Le potenze europee, come Regno Unito e Francia, erano ufficialmente neutrali, ma incoraggiarono in rare occasioni la partecipazione antifascista dei loro cittadini, animata fortemente dall’attenzione della stampa e dell’opinione pubblica. L’Unione Sovietica guidata da Stalin appoggiò in misura crescente più o meno apertamente, i repubblicani, inviando prima finanziamenti, armi ed equipaggiamenti, e in seguito anche mezzi corazzati (con alcune unità di carristi sovietici), alcune squadriglie di caccia russi, ma anche commissari politici. Sia l’Italia Fascista di Benito Mussolini sia la Germania nazista violarono l’embargo e inviarono corpi di spedizione (imponente quello italiano), mezzi aerei (italiani e tedeschi) (Corpo Truppe Volontarie con 70 000 uomini e Aviazione Legionaria, e la potentissima Legione Condor tedesca) e armi e pezzi d’artiglieria di ogni tipo in supporto a Franco. In aggiunta, ci furono pochissimi veri volontari da altre nazioni che combatterono con i nazionalisti, come Eoin O’Duffy dall’Irlanda e Ion Moţa dalla Romania.
La repubblica ricevette l’appoggio incerto (Stalin era solo interessato a salvaguardare l’URSS) ma fondamentale dell’Unione Sovietica. Più solidale ma meno incisivo fu il sostegno del Messico. Collaborante ma fiacco l’aiuto della Francia. Volontari antifascisti giunsero da molte nazioni (circa 55), collettivamente conosciuti come Brigate Internazionali, partecipi dello slancio rivoluzionario e idealista (circa 40 000 uomini e donne, un terzo dei quali cadde in battaglia), anche se di fatto la partecipazione individuale straniera fu diretta anche ai differenti contingenti di miliziani spagnoli. Gli antifascisti italiani formarono la Brigata Garibaldi, gli statunitensi la Brigata Abraham Lincoln, i canadesi il Battaglione Mackenzie-Papineau (i “Mac-Paps”). Tra i più famosi partecipanti stranieri alla lotta contro i nazionalisti troviamo Ernest Hemingway, ma solo come reporter e George Orwell combattente della 29.ma divisione repubblicana costituita da militanti del Partido Obrero de Unificación Marxista; sul fronte di Huesca fu ferito alla gola da una fucilata e partecipò alle giornate di maggio dei moti interni di Barcellona, la cui esperienza descrisse in Omaggio alla Catalogna. Anche il romanzo di Hemingway Per chi suona la campana fu ispirato dalle sue esperienze in Spagna. Il grande medico Norman Bethune sfruttò questa opportunità per sviluppare le sue doti speciali nella medicina da campo (egli morì poi come volontario durante la Rivoluzione Cinese). Come visitatore casuale, Errol Flynn pare, la cosa è assai dubbia, usò un falso rapporto sulla sua morte al fronte per promuovere i suoi film. Tra gli oltre 3.800 italiani troviamo Palmiro Togliatti, Luigi Longo, Pietro Nenni, Giuseppe Di Vittorio, Ettore Quaglierini, Giovanni Pesce, Camillo Berneri, Pietro Pajetta, Randolfo Pacciardi, Fausto Nitti e Carlo Rosselli che partecipò con la sua organizzazione antifascista Giustizia e Libertà.
I nazionalisti ricevettero apertamente aiuto in forma di armi e truppe da Germania e Italia ed i repubblicani ne ricevettero, oltre che dall’URSS in modo semi-ufficiale, anche comprandone da mercati clandestini di varie nazioni (Messico, Polonia, Cecoslovacchia…) ed in qualche misura dalla Francia. La faida interna, organizzata dai servizi segreti sovietici per eliminare i non allineati all’Internazionale Comunista guidata da Mosca, aveva spaccato il Fronte Popolare in due tronconi, che vide gli stalinisti del PCE (Partido Comunista de España) e del PSUC (Partit Socialista Unificat de Catalunya), vicini al sindacato UGT (Unión General de Trabajadores), sbarazzarsi dei loro alleati scomodi e delle loro milizie operaie: gli anarcosindacalisti del CNT (Confederación Nacional del Trabajo) che avevano il loro organo politico nel FAI (Federación Anarquista Ibérica) e i comunisti dissidenti e i trotzkyisti del P.O.U.M. (Partido Obrero de Unificación Marxista). I metodi andavano dalla calunnia, all’arresto fino all’assassinio. Questa tattica finì col facilitare i falangisti e mise gli stalinisti in una posizione di crescente dominio del fronte antifascista e democratico, limitando così lo scontro a comunisti fedeli al Governo Sovietico contro le forze nazionaliste.
La Germania usò la guerra come banco di prova per mezzi corazzati e aerei, sviluppati aggirando o infrangendo il Trattato di Versailles: il caccia Messerschmitt Bf 109, il bombardiere/trasporto Junkers Ju 52 e il bombardiere da picchiata Stuka, alcune tra le nuove macchine belliche impiegate. Inoltre furono impiegati anche i caccia sovietici Il-15 e Il-16. La Guerra civile spagnola fu anche un esempio di guerra totale, viene sperimentato il bombardamento a saturazione sulla città basca di Guernica da parte della Legione Condor, un’unità volontaria della Luftwaffe, e dell’Aviazione Legionaria fece intravedere episodi della Seconda guerra mondiale, come la campagna di bombardamenti dell’Inghilterra da parte dei nazisti o il bombardamento degli Alleati su Dresda.
L’intervento straniero in Spagna
* Francia: il legittimo governo della Repubblica ebbe subito la simpatia della Francia, il cui governo era allora marcatamente di sinistra (Fronte Popolare). L’aiuto fornito dai francesi, seppur non direttamente e in via ufficiale, fu prezioso per la repubblica, soprattutto nelle fasi iniziali del conflitto. Dalle frontiere aperte della Francia transitarono armi ed equipaggiamenti, tra cui parecchi aeroplani che furono una vera manna per la legale Aviación Militar, che nel 1936 poteva contare su antiquati apparecchi, tra cui i caccia Hispano Nieuport Ni-52. Bombardieri e caccia venduti in via privata dalle industrie nazionali francesi diedero un po’ di ossigeno agli aviatori repubblicani. Moltissimi volontari che confluirono nelle Brigate Internazionali arriveranno in Spagna dalla frontiera francese, come pure moltissimi profughi spagnoli troveranno scampo grazie al rifugio trovato in Francia. Secondo quanto stabilito in linea di massima dalla comunità internazionale, la Francia rimase però ufficialmente estranea al conflitto, e benché importante, il suo aiuto non si rivelò sufficientemente incisivo per la causa repubblicana.
* Messico: il governo messicano appoggiò decisamente la Repubblica spagnola, provvedendo alla raccolta di fondi e all’invio di armi. In Messico troveranno rifugio molti profughi dopo la sconfitta repubblicana.
* Unione Sovietica: dopo un iniziale disimpegno, la nomenklatura sovietica si decise ad appoggiare la Repubblica spagnola, col preciso obiettivo, in caso di vittoria, di creare un’isola bolscevica a cavallo fra il Mediterraneo e l’Atlantico. Tuttavia una Spagna fedele a Mosca era non solo un cambio di politica, che vedeva l’Unione Sovietica accantonare la teoria del “socialismo in un solo paese”, ma poneva problemi eminentemente pratici: primo fra tutti la conquista del potere assoluto da parte del partito comunista spagnolo, a danno delle altre numerose formazioni di sinistra, anarchici, sospetti trotzkyisti, internazionalisti, visti da Stalin come un pericolo al pari dei ribelli nazionalisti. Una volta presa la decisione l’intervento sovietico, anch’esso mascherato e non ufficiale, si concretizzò nell’invio di istruttori ed esperti militari, di un discreto numero di piloti, e di una quantità di materiale bellico seconda solo a quella inviata dall’Italia a favore dei golpisti. Il materiale bellico sovietico rialzò temporaneamente le sorti della Repubblica, con i temibili carri armati T-26, i velocissimi bombardieri Tupolev SB2, i caccia I-15 e I-16.
* Italia: il governo italiano seguiva con moderato interesse le vicende di politica interna spagnola, e dei fondi segreti erano stanziati ogni anno per finanziare formazioni fasciste o vicine al fascismo, la più importante delle quali, per vicinanza di ideali, era la Falange di José Antonio Primo de Rivera. Il pronunciamiento militare vide l’immediato intervento italiano a favore dei ribelli, incominciato con l’invio di aerei da bombardamento Savoia-Marchetti S.M.81 e con la partecipazione, nell’agosto 1936, di volontari fascisti e mercenari – guidati dallo squadrista bolognese Arconovaldo Bonacorsi – alla difesa dell’isola di Maiorca, occupata dai nazionalisti ma invasa da forze fedeli alla Repubblica comandate da Alberto Bayo. L’intervento militare italiano non fu ufficiale, ma basato su pseudo-volontari-mercenari, in ottemperanza alle decisioni non interventiste della comunità internazionale. In realtà si trattò di un intervento massiccio in uomini e mezzi. La sola entità del Corpo Truppe Volontarie era pari ad un grosso Corpo d’armata, costituita da truppe regolari italiane. Dal punto di vista delle forze aeree l’Italia fornì circa 750 velivoli di tutti i tipi, lasciandone molti alle nuove forze aeree spagnole al termine del conflitto. Il contributo degli aerei italiani, e dei numerosissimi equipaggi addestrati che fecero parte prima della componente aerea del Tercio, e diedero poi vita all’Aviazione Legionaria, fu fondamentale per la supremazia aerea nazionalista. L’Italia intervenne illegalmente anche con dispiegamenti di forze navali corsare, che attaccarono navi repubblicane, e arrivarono a bombardare nottetempo le coste catalane e la città di Barcellona. Le proteste delle altre potenze indussero tuttavia a interrompere una vera e propria guerra navale non dichiarata. La guerra civile spagnola risucchiò risorse ingenti e preziose per l’Italia, è ciò risultò pesare con l’entrata in guerra contro Gran Bretagna e Francia poco più di un anno dopo la fine delle operazioni in Spagna.
* Germania: l’intervento della Germania nazionalsocialista fu più limitato nelle cifre, ma decisamente meglio pianificato di quello italiano, ed estremamente più efficace per gli obiettivi tedeschi, che fondamentalmente erano quelli di sperimentare i nuovi armamenti in vista del confronto con le potenze occidentali e con l’URSS. Tristemente celebre, e immortalata dal capolavoro di Pablo Picasso, è il bombardamento effettuato dai Dornier Do 17 sulla cittadina basca di Guernica, primo esempio di un attacco diretto indiscriminatamente contro la popolazione civile. Nel corso delle operazioni i tedeschi (inquadrati nella Legione Condor) sperimentarono nuove efficacissime tecniche di attacco aereo, affinarono il bombardamento in picchiata collaudando i celebri Junkers Ju 87 che di lì a pochi anni saranno il terrore della Polonia, della Norvegia, dell’Olanda e della Francia. Le forniture militari agli spagnoli non mancarono, ma le armi migliori rimasero sempre sotto diretto controllo tedesco.
* Portogallo: il regime dittatoriale del presidente Salazar manifestò subito le proprie simpatie per i ribelli spagnoli, e non pochi furono gli aiuti in uomini, mezzi e finanziamenti giunti dal Portogallo a favore della causa nazionalista.
* Polonia: il governo polacco, convinto della necessità di danneggiare il nemico tedesco, fu il secondo maggior fornitore di armi alla Repubblica spagnola, dopo l’URSS.