La civiltà micenea

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La civiltà micenea

La civiltà micenea


L’alba della civiltà greca: i micenei. I primi dominatori della Grecia: i micenei. La prima civiltà evoluta della penisola greca di cui abbiamo notizia è quella micenea, fiorita intorno al 1400-1200 a.C. I micenei erano una popolazione indoeuropea di lingua greca che cominciò a stanziarsi sulle sponde dell’Egeo a partire dal 2000 a.C. circa. Essi furono noti ai greci dei secoli più tardi con il nome di «achei» e oggi sono chiamati micenei dal nome di Micene, uno dei loro centri più importanti. Splendide tracce della loro civiltà, oltre che in questa città, sono state rinvenute in altri imponenti palazzi, come quelli di Piro e di Tirinto, donde i Micenei si mossero per conquistare Creta. Alcune caratteristiche della loro organizzazione sono note grazie alla decifrazione della lineare B.

Il potere: re, militari, sacerdoti.

Sulle popolazioni micenee regnava un sovrano detto wanax, accanto al quale stava un lawagetas, probabilmente il capo di una aristocrazia militare chiamata lawos. Molto importante era anche la classe sacerdotale, di cui facevano parte anche le sacerdotesse.

Attorno al palazzo si trovavano i damoi, le comunità di villaggio dove viveva il damos, il popolo, composto da contadini, costruttori di navi, fabbri, vasai, tessitori e altri artigiani specializzati. I personaggi più importanti delle comunità di villaggio erano basileìs, capi dei diversi gruppi gentilizi (grandi gruppi familiari allargati) che prendevano le decisioni di interesse pubblico riunendosi in un consiglio degli anziani chiamato gherusìa.

Assenza della proprietà privata e schiavitù. Una delle caratteristiche fondamentali della civiltà micenea, accanto all’opposizione palazzo-domoi, era l’assenza della proprietà privata. Solo il wanax, il lawagetas e i sacerdoti avevano infatti il privilegio di disporre, senza alcuna restrizione, di un appezzamento di terra. Ciò che restava del territorio era pubblico e veniva assegnato ai privati secondo diverse forme di concessione che obbligavano il ricevente a determinati servizi o pagamenti in natura, parte dei quali spettavano al palazzo. Ulteriore caratteristica della civiltà micenea era l’assoggettamento personale della popolazione al palazzo, al quale tutti erano tenuti a prestare servizi e pagare tributi. In un certo senso, quindi, erano liberi solo quelli che, grazie alla posizione privilegiata, erano esenti da questi doveri. La registrazione dei tributi e dei servizi prestati era affidata alla sola classe di persone che conosceva la scrittura, cioè gli scribi, che vivevano nel palazzo e utilizzavano come materiale scrittorio delle piccole tavolette di argilla.

 L’espansione micenea: Creta, il Mediterraneo, l’Asia minore.

Dai loro palazzi arroccati in cima a colline o in luoghi impervi e fortificati con grandi mura di pietra (le cosiddette «mura ciclopiche», costruite con grandi massi squadrati) i principi micenei organizzavano una serie di stati militari che, a partire dal 1400 a.C. circa iniziarono a espandersi al di fuori della Grecia continentale. La conquista più significativa fu Creta. Successivamente i micenei stabilirono in vari punti del Mediterraneo (Sicilia, Sardegna, Isole Eolie) numerosi punti di approdo ed empori per il loro commercio che si spingeva fino a regioni assai lontane, alla ricerca di materie prima quali, per esempio, l’ambra, proveniente dall’Europa settentrionale. Fu però soprattutto verso Oriente che si diresse l’espansione micenea. Qui, sulle coste dell’Asia Minore, furono stabiliti insediamenti di una certa rilevanza, che con il tempo si svilupparono: fu questa la cosiddetta «prima colonizzazione».

Micene come grande potenza: la conquista di Troia

L’episodio più noto dell’espansione micenea verso Oriente fu la conquista della città di Troia, che sorgeva in posizione strategica lungo la rotta per il mar Nero (per gli antichi Ponto Eussino, «mare ospitale») e che, probabilmente intorno al 1250 a.C., venne assediata e sconfitta da una confederazione di principi achei guidata da un re di Micene.

Padroni delle rive dell’Egeo e della fertile pianura troiana, i micenei entrarono così sulla scena politica internazionale come grande potenza. Nei documenti hittiti essi venivano chiamati okhiyawa, cioè «achei», ed erano considerati un popolo così temibile che al re di Micene veniva riconosciuto lo stesso titolo, «Grande Re», che si attribuiva ai sovrani di stati antichi e prestigiosi come quelli egizio e babilonese.

Il crollo della civiltà micenea: invasioni o calamità naturali?

Il crollo della potenza micenea fu improvviso. Attorno al 1200 a.C. le principali rocche furono distrutte e date alle fiamme. Le tavolette in Lineare B ritrovate a Pilo (pervenute proprio perché cotte dagli incendi appiccati al palazzo reale, nei cui archivi erano conservate) sono relative alle ultime settimane di vita di questo palazzo e descrivono affannosi preparativi militari di difesa: guarnigioni poste in stato d’allarme e pattuglie in vigilanza, lungo la costa in vista di un pericolo imminente.

Quale fu la causa di questa rovina? La spiegazione tradizionale, diffusa già nella Grecia antica, parla dell’arrivo dei Dori, una popolazione stanziata nella Grecia settentrionale (di lingua e stirpe affini a quelle dei micenei), che avrebbe  distrutto Micene e si sarebbe poi insediata in tutta la regione, stabilendo la sua capitale a Sparta. Tuttavia i documenti in Lineare B rinvenuti a Pilo parlano di un pericolo proveniente dalle cose e non dall’entroterra, e poiché proprio in quel periodo la civiltà hittita fu travolta e quella egizia fu gravemente messa in pericolo dai «popoli del mare», si è pensato che fossero questi i distruttori. I dori si sarebbero insediati nella regione solo in un secondo tempo, ripopolandola. Secondo altre ipotesi, invece, il declino della civiltà micenea sarebbe stato provocato da una serie di mutamenti climatici (siccità e carestie) che avrebbero determinato una guerra civile tra il popolo eccessivamente sfruttato e i principi micenei. Prescindendo da quelle che furono le cause, comunque, intorno al 1200 a.C. la civiltà micenea si estinse. I palazzi non furono più ricostruiti, l’artigianato s’immiserì, la scrittura locale scomparve.


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