LA CASA DEI DOGANIERI COMMENTO

LA CASA DEI DOGANIERI COMMENTO

DI EUGENIO MONTALE

Commento

Si immagina che il poeta e la sua interlocutrice abbiano vissuto insieme un momento di vita vera (dunque, di autenticità) nella casa dei doganieri, passato il quale i rispettivi destini si sono separati: il poeta vive ancora, mentre la donna è morta. Questo confronto, o contrasto, viene messo in risalto fin dalla prima strofa: il primo è rimasto tenacemente legato al ricordo di quel momento e del luogo dell’incontro, abbandonato invece, evidentemente, dalla donna. Il “Tu non ricordi” è ripetuto tre volte (all’inizio, a metà e alla fine della poesia), così da mettere in evidenza il tema centrale del ricordo e dell’interruzione ormai del rapporto con il poeta. La seconda e la terza strofa insistono su questa dimensione di separazione e di perdita che minaccia il poeta, la casa e il ricordo; cioè il venir meno del significato dell’esperienza, inghiottita e annullata dal tempo, così come è accaduto alla donna. Tutte le immagini suggeriscono l’idea dell’aggressione (libeccio sferza…altro tempo frastorna), del disorientamento (la bussola va impazzita…) e dell’irrazionalità (il calcolo dei dadi più non torna…). Come abbiamo visto nel componimento si assiste a un procedimento tipico della poesia montaliana: l’individuazione di oggetti-emblema. di oggetti, cioè, staccati dal contesto e carichi di un significato emblematico: l’espressione “il filo s’addipana” indica così il filo dei ricordi che lega il presente al passato e il poeta alla donna che, avvolgendosi su se stesso, lascia il poeta nella solitudine senza riferimenti certi. Successivamente il “ne tengo ancora un capo” ripetuto due volte da l’immagine del poeta che cerca di bloccare la perdita causata dal trascorrere del tempo. Ma all’improvviso appare all’orizzonte la luce lontana di una petroliera, percepita dal poeta come una possibilità di vita vera o di passaggio al di là di quel confine che lo tiene separato dalla donna. Questo lo spinge a interrogarsi sulla reale condizione sua e della donna rispetto all’esperienza in questione e dichiara di non sapere più chi sia rimasto veramente fedele a quel ricordo, se la donna che ha passato il varco (dell’assenza e della morte) o il poeta che è rimasto nel mondo del tempo e della sua apparente continuità. L’interlocutrice, è vero, non ricorda, ma questo non significa che lei si sia allontanata più del poeta dagli eventi passati. Forse, al contrario, è lei che è rimasta, con la morte, legata ad essi; mentre il poeta è andato oltre incalzato dalla vita e dal trascorrere del tempo.

Inoltre sin dal titolo compare il tema della casa insieme con l’opposizione, a esso collegata, interno\ esterno. L’interno è il luogo dell’autenticità, dell’interiorità psicologica e del ricordo; l’esterno quello della vita falsa, della società di massa e del fascismo. D’altra parte il riferimento ai “doganieri”, addetti ai confini, introduce il motivo del limite e, appunto, del confine che separa la vita vera dalla vita falsa (o non-vita) e la vita dalla morte. Il messaggio della poesia, riguardo questa doppia opposizione, consiste nel negare la coincidenza fra vita biologica e vita vera e quella fra morte e non-vita. Gli uomini diventano così degli automi, vivi solo apparentemente, ma in realtà morti in quanto incapaci di vita vera. Dunque ha essere decisivo è il confine fra vita vera e non-vita e non quello fra vita biologica e morte.

 

 

 

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