LA CADUTA ANALISI METRICA DI GIUSEPPE UNGARETTI

LA CADUTA ANALISI METRICA DI GIUSEPPE UNGARETTI

Analisi metrica:

La caduta è un’ode (melica) composta da 26 strofe di quattro versi di endecasillabi e settenari. Ciascuna strofa ha schema metrico: abaB.
Presenza di elisione: gl’imi (v. 56).
Presenza di apocope: Orïon (v. 1), gir (v.8), Mal (v. 10), stramazzar (v. 12), cader (v. 16), men (v. 18), parlar (v. 20), cappel (v. 23), Baston (v. 24), poner (v. 31), stranier (v. 32), debil (v. 33), pur (v. 35), furor (v. 40), fatal (v. 41), far, possan (v. 47), favor (v. 48), qual (v. 50), ulular (v. 52), cessar (v. 53), stuol (v. 54), lor (v. 57), lor (v. 59), sentier (v. 62), destin (v. 64), Guarir (v. 70), trar (v. 71), amator (v. 72), fin (v. 77), ordinàr (v. 87), liberal (v. 92).
Presenza di enjabement: vv.1-2, vv. 3-4, vv. 5-6, vv. 7-8, vv. 13-14, vv. 15-16, vv. 23-24, vv. 25-26, vv. 27-28, vv. 30-31, vv. 37-38, vv. 39-40, vv. 41-42, vv. 43-44…

Analisi retorica:

allitterazioni: o (v. 1), e (v. 3), r, t (v. 4), i (v. 6), t (v. 7), c (v. 8), s (v. 9), p (v. 11), s (v. 12), c, i (v. 15), m (v. 16), a (v. 17), d (v. 19) …

Personificazione: Quando Orïon dal cielo Declinando imperversa (vv.1-2).
Anastrofe: Declinando imperversa (v. 2), E pioggia e nevi e gelo Sopra la terra ottenebrata versa (vv. 3-4), Tra il fango e tra l’obliqua Furia de’ carri la città gir vede (v. 7-8), E per avverso sasso (v. 9), Mal fra gli altri sorgente (v. 10)…
Polisindeto: E pioggia e nevi e gelo (v. 3).
Climax: E pioggia e nevi e gelo (v. 3), Chima gridando…incita…addita (vv. 29-32).
Anafora: e…e…e…e (vv. 18-23), te…te (vv. 25-27), per…per (32-34), e…e (vv. 57-59), né…né (vv. 97-98).
Apostrofe: oh infelice (v. 17).
Iperbato: Baston dispersi ne la via raccoglie (v. 24), Per cui cercato a lo stranier ti addita (v. 32).
Sineddoche: Nè il sì lodato verso (v. 37).
Parallelismo: Nè si abbassa per duolo, Nè s’alza per orgoglio (vv. 97-98).


Commento:

La caduta di Parini (Bosisio, 1729 – Milano, 1799) fu composta nel 1785 e pubblicata nel 1786. Si tratta di una delle Odi più famose del poeta, Odi che rivestiranno un ruolo importante nella storia della poesia italiana e saranno un punto di riferimento per poeti quali Foscolo, Leopardi e Manzoni. La caduta è riconducibile al metro dell’ode o canzonetta melica. Tuttavia, a dispetto della struttura metrica, il tema di tipo morale e soprattutto la complessità retorica e stilistica del componimento, riconducibile anche ad una costruzione di tipo latineggiante, fanno da contrappunto al tipo di verso e struttura, in origine destinata al canto, smontandone e rallentandone la ritmicità e l’agilità dei versi stessi. Questo esemplare equilibrio di essenzialità della struttura metrica e di complessità dell’elaborazione sintattica è ottenuta attraverso un metodo di sviluppo tematico il quale assume come principio prioritario non l’elaborazione teorica di concetti morali, ma la loro esemplificazione attraverso una concatenazione di quadri, ovvero di evocazioni visive di quegli stessi concetti, sovente stilizzati nel breve arco di una strofa.
Il contesto storico in cui venne composta la poesia vedeva il ducato di Milano sotto il controllo degli Asburgo. Giuseppe II in quegli anni spinse fortemente per operare delle riforme (in un’ottica di assolutismo illuminato) che di fatto sopprimevano autonomie e magistrature, sottraendo così poteri e privilegi alla classe dominante autoctona. In queste riforme vennero coinvolti anche i letterati, tanto che Parini temette di perdere il proprio ruolo di professore a Brera.
Il cattivo tempo e le gambe incerte per l’età del poeta provocano una caduta, mentre vaga per la città. Un passante lo soccorre ed evidentemente conoscendo di fama il vecchio che sta aiutando, lo esorta ad essere meno rigido nella sua dignità ed alterità che lo ha ridotto in condizioni economiche misere. Lo esorta altresì ad essere più servile nei confronti dei potenti, ad adeguarsi alla mellifluità e alla meschinità che questi ultimi praticano nelle loro cerchie di protetti. Questa esortazione provoca una reazione veemente ed indignata, in cui il poeta afferma la propria indipendenza anche di fronte ad un incerto futuro ponendo davanti a tutto dignità e libertà personale.