La bufera e altro eugenio montale

La bufera e altro eugenio montale

L’arco cronologico in cui Montale compone i testi che andranno a formare l’opera è lungo 14 anni (1940-1954) e comprende gli anni più drammatici della vita del poeta. Nell’opera si riflettono l’orrore della guerra, la morte della madre, il ricordo della Liguria e dell’infanzia, la lontananza di Clizia, il trasferimento a Milano.
L’opera è divisa in sette sezioni:
1    Finisterre: il nome deriva da una località bretone, Finistère, confine dell’Europa, oltre il quale, in America, è fuggita Clizia. Il linguaggio è lo stesso dei Mottetti e si ripresenta il tema della donna-angelo, seppur proiettato in una guerra cosmica e totale. La donna-angelo è ancora la possibilità di salvezza, la visione divina che non s’incarna, che rende felice e “terrestre” il poeta. Clizia, però, rappresenta l’ideale etico irraggiungibile. Si aggiunge poi il testo sulla morte della madre (“A mia madre”) in cui Montale rielabora il suo personale concetto di esistenza.

2    Dopo e Intermezzo: sono due sezioni di passaggio, brevi. Clizia è del tutto assente, l’esperienza di Finisterre è ormai conclusa. Sono presenti, come nella prima sezione, gli animali come simbolo di vitalità che si contrappone alla guerra; il linguaggio usato è più immediato e realistico (con qualche rimando al Neorealismo). Sul piano tematico prosegue il tema del presente che si contrappone al passato.
   Flashes e dediche: differente dalle altre perché non in ordine cronologico (le sezioni, infatti, sono poste nel libro tutte in ordine cronologico). In questa sezione si trovano 15 componimenti scritti tra il 1948 e il 1952. sono, stiticamente, simili ai Mottetti e agli Ossi di Seppia (si intende la sezione non l’opera). Infatti, come suggerisce il titolo, sono componimenti brevi, fulminei in cui appaiono oggetti, descrizioni di un viaggio; alcuni sembrano costruiti mediante un taccuino da viaggio. Il tema stilnovistico della donna-angelo, intermediaria tra uomo e Dio, perde vigore in favore di una ricerca di maggiore realismo.
4    Silvae: è la sezione in cui sono raccolte le poesie più importanti dell’intera raccolta. Sono le poesie dell’immediato dopoguerra. Qui si nota subito la sofferenza di Montale nel vedere deluse le aspettative della Liberazione; rimpiange quasi gli anni ’30 quando la distinzione tra bene e male era del tutto netta. Ora, invece, nella società massificata i valori positivi e negativi sono fusi in un unico crogiolo che li confonde e ciò attenta alla stessa sopravvivenza della poesia. La sezione segue un suo preciso percorso: nel componimento iniziale (“Iride”) si parla di Clizia, ora chiamata Cristofora, che è la donna-angelo che si disincarna in Dio; nell’ultima poesia (“L’anguilla”) si celebra la fuggevolezza e la carne, la poesia che deve rinascere dal basso. Iride è la disincarnazione della poesia (che andava bene negli anni ’30), l’anguilla è la celebrazione terrena della poesia, unica sua possibilità di salvezza nella società consumistica. Per quanto riguarda gli altri componimenti, dopo Iride ci sono riferimenti alla sorella del poeta, morta negli anni ’30, al paesaggio ligure e ai defunti. Dopo si ritorna al tema di Clizia (ne “La primavera hitleriana”) che si trasforma via via nell’anguilla.
5    Madrigali privati: il titolo indica una sezione più personale, più soggettiva. La sezione comprende otto poesie risalenti al periodo 1949-1950, la maggior parte delle quali dedicate a Volpe (Maria Luisa Spaziani, giovane poetessa conosciuta nel 1949). Ella si pone come anti-Beatrice, come l’anguilla idealizzata in Silvae, essere che è divino solo per il poeta che ha deciso che dovrà essere tale. Volpe è dunque il simbolo di una salvezza privata.
6   Conclusioni provvisorie: una salvezza privata, tuttavia, costituisce per Montale, una sconfitta. Nell’ultima sezione de La bufera e altro vede dunque il ritorno del tema della morte, del poeta e della poesia. Dopo il componimento di queste poesie, Montale non scriverà più nulla per 10 anni, fino all’uscita di Satura, nel 1971.