La battaglia di Verdun

La battaglia di Verdun

La battaglia di Verdun


La battaglia di Verdun fu una carneficina di dimensione mai vista a quella epoca, nel massacro di Verdum le vittime ufficiali ( tra morti e feriti ) francesi furono pari a 377 231 unità, ma il loro numero reale fu probabilmente attorno a 542 000 soldati, mentre quelle tedesche dovrebbero aggirarsi sulle 434 000 unità. Questo olocausto di vite umane fu provocato in massima parte dalla sola forza distruttrice dell’artiglieria; migliaia di soldati morirono spazzati via dal suo fuoco senza aver avuto la possibilità di vedere il nemico contro cui combattevano. Secondo alcune fonti i proiettili che furono esplosi da parte francese ammontarono a circa 15 milioni mentre i tedeschi ne spararono circa 22 milioni. 
Il risultato più immediato di questa battaglia, che ossessionò le menti di milioni di soldati, e che stroncò la vita di migliaia di giovani soldati fu il passare di mano di pochi metri di terreno sconvolto dalle continue esplosioni, mentre quello finale non lo potremo mai quantificare, ma solo leggerlo sui volti e negli occhi di quei uomini che alla battaglia parteciparono.

Verdun e la battaglia della Somme. I piani elaborati da ambedue le parti per il 1916 puntavano al raggiungimento di risultati decisivi per mezzo di un’offensiva di logoramento degli effettivi e del materiale sul fronte francese. Il generale Joffre decise di portare una serie di attacchi potenti e metodici sulla Somme, che avrebbero dovuto essere appoggiati da un’offensiva russa in Galizia. Ma fu preceduto dal Falkenhayn il quale, ritenendo che la Francia fosse al limite delle sue risorse umane, decise di colpire prima che scendessero in campo nuove truppe britanniche; egli scelse come obiettivo Verdun che attaccò il 21 febbraio nella presunzione che la sua caduta, dopo l’esaurimento di tutti i mezzi difensivi francesi, avrebbe deciso della guerra. Ma, se la battaglia di Verdun (febbraio-dicembre) logorò l’esercito francese in proporzioni maggiori di quello tedesco, essa si risolse tuttavia in un insuccesso strategico tedesco, perché Joffre, anche se con ritardo sui piani iniziali, poté lanciare (1º luglio), alimentandola per quattro mesi, la sua offensiva sulla Somme, che impedì ai Tedeschi di impegnare a Verdun tutti i mezzi inizialmente previsti.

Il fronte italiano. Il comando supremo austriaco, non più preoccupato dell’esercito russo, decise di attuare una grande offensiva contro l’Italia secondo un progetto già studiato fin dal tempo di pace dal generale Conrad. L’esercito austriaco, sostenuto da unità germaniche, avrebbe dovuto irrompere dal saliente trentino nella pianura veneta tagliando le comunicazioni alle armate italiane schierate a oriente. Il Falkenhayn sconsigliò l’operazione, e il Conrad decise allora di agire con le sole forze austriache. L’offensiva, che gli Austriaci denominarono Strafexpedition e gli Italiani “battaglia degli Altipiani” (15 maggio – 24 luglio), si svolse su un fronte di 40 km dalla Val Lagarina alla Valsugana. Dopo un’iniziale ritirata il rapido spostamento di truppe di riserva dal fronte giulio consentì a Cadorna di fronteggiare la pericolosa situazione impedendo agli Austriaci di conseguire il successo. Il 16 giugno il comando supremo italiano lanciò una controffensiva con le ali dello schieramento migliorando la situazione del fronte. Agli inizi dell’anno Cadorna, secondo gli accordi di Chantilly (dicembre 1915), aveva predisposto un’offensiva sul fronte dell’Isonzo persistendo nel concetto operativo di avanzare verso Trieste e Lubiana e preparando una potente offensiva contro il saliente di Gorizia. Questa fu realizzata con un’abile manovra strategica che consentì di spostare rapidamente la 5ª armata, che era stata impegnata in minima parte nella lotta sugli Altipiani. Il conseguimento della sorpresa consentì la conquista di Gorizia (6ª battaglia dell’Isonzo, 9 agosto), le cui posizioni fortificate erano ritenute dagli Austriaci imprendibili. Nell’autunno (settembre- novembre) si ebbero sul Carso triestino tre sanguinose offensive (7ª, 8ª, 9ª dell’Isonzo) che si risolsero in battaglie di logoramento da entrambe le parti.Gli altri fronti. In seguito agli avvenimenti dell’anno precedente, che avevano costretto i Russi a un generale ripiegamento, con la perdita di vasti territori (Polonia, Lituania, ecc.), il granduca Nicola era stato esonerato dal comando in capo dell’esercito, che venne assunto personalmente dallo zar: la situazione generale non migliorò ma i Russi poterono riprendere in Galizia la spinta attaccante con un’offensiva (offensiva Brusilov) che nell’estate 1916 pose in critiche condizioni l’esercito austro-ungarico. Nell’autunno, però, le capacità combattive russe parvero ormai esaurite. Russi e Turchi furono nel 1916 abbastanza attivi sui fronti secondari: offensiva russa del granduca Nicola in Armenia (presa di Erzurum e di Trebisonda, febbraio-aprile); attacchi turchi in Mesopotamia (ideati dal generale tedesco von der Goltz), che costrinsero gli Inglesi a ritirarsi dalla zona di Bagdad e a capitolare a Kut al-Amara(28 aprile), sul canale di Suez, peraltro falliti (4 agosto), e in Palestina, dove non riuscirono a fermare i progressi inglesi su Al-Arish (presa nel dicembre) e Gaza. In Africa, il Camerun venne occupato dai Franco-Inglesi nel gennaio.Balcani. In Macedonia, le forze del generale francese Sarrail, in risposta a un attacco bulgaro, presero l’offensiva il 14 settembre e conquistarono Monastir (novembre), ma non poterono impedire a Falkenhayn passato, dopo le sue dimissioni da capo di SM, al comando della 9ª armata di schiacciare le armate romene che si erano spinte in Transilvania e di entrare a Bucarest (ottobre- dicembre), mentre il Mackensen cooperava efficacemente da sud alla clamorosa vittoria.
Risultati. La conquista della Romania non poteva controbilanciare, per gli Imperi centrali, lo scacco subito dal comando tedesco a Verdun, che segnò, per sua stessa ammissione, la “svolta della guerra”. Sul piano militare, nel complesso dei fronti le iniziative si equilibrarono, e l’usura delle forze nemiche, che i due avversari cercavano di conseguire, colpì ugualmente gli eserciti contrapposti, ripercuotendosi a livello degli alti comandi: così, nell’agosto Falkenhayn cedette il posto a Hindenburg e al suo capo di SM Ludendorff, e nel dicembre Joffre fu sostituito da Nivelle, fautore dell’offensiva a ogni costo. Gli Austro-Tedeschi, nell’intento di rafforzare la condotta della guerra, affidarono in settembre il comando unico a Hindenburg, ma essi dovevano ormai fronteggiare un nemico la cui potenza militare si rafforzava continuamente, e il cui dominio dei mari, nonostante l’esito indeciso della battaglia dello Jutland (31 maggio), rimaneva incontrastato.