La battaglia di Maratona

La battaglia di Maratona

All’alba il greco Milziade decise di correre il rischio e di tentare di distruggere i Persiani. Ebbe così inizio la famosa battaglia di Maratona. Il generale ateniese elaborò velocemente un piano: il centro dello schieramento greco venne deliberatamente indebolito, concentrando la forza maggiore sui fianchi, nella speranza di poter così circondare i Persiani, i quali sull’altro lato della pianura, come previsto da Milziade, avevano ammassato le truppe migliori nel centro, lasciando sulle ali l’inefficiente fanteria leggera.
Appena schierati i greci attaccarono, avanzando di corsa per ridurre al minimo le vittime degli arcieri. Come previsto il centro dello schieramento persiano respinse in breve tempo gli opliti greci, ma sui fianchi gli arcieri vennero presto sbaragliati e Milziade potè stringere il centro dello schieramento nemico in una morsa.
Chiusi su tre lati e con una grande palude di acqua salata alle spalle, il generale persiano Artaferne e i suoi uomini combattendo fino all’ultimo sangue riuscirono a raggiungere la spiaggia e a rifugiarsi sulle navi.
I greci avevano vinto la battaglia e in seguito rivendicarono un numero molto alto di morti tra il nemico, ma restava il fatto che avevano solo sconfitto e non distrutto i Persiani.
Ora dovevano bloccare lo sbarco di Falero, ma se ci fossero riusciti sarebbero stati certamente troppo esausti per affrontare la cavalleria persiana già schierata. Dovevano pertanto raggiungere la baia in tempo per incontrare i Persiani mentre attraccavano e prima che potessero uscire dall’acqua e disporsi per il combattimento.

Con un’ncredibile marcia forzata, gli Ateniesi riuscirono a raggiungere la spiaggia e ad appostarsi. Sfortunatamente per i persiani, quando arrivarono i malconci superstiti della fanteria di Artaferne, questi erano così demoralizzati per la sconfitta e sfiniti per la marcia verso il nuovo campo di battaglia, che non furono in grado di stabilire una testa di ponte. Perciò furono costretti ad una ritirata strategica nell’Egeo: la Grecia era salva. Ma non ci fu riposo per gli sconfitti persiani. I greci lanciarono immediatamente una controffensiva con lo scopo di riprendere il controllo delle isole dell’Egeo. Purtroppo però le loro risorse erano troppo limitate e l’obietivo non fu raggiunto.

Pochi anni dopo avrebbero dovuto affrontare un nuovo attacco, condotto questa volta da Serse, figlio di Dario.

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