La battaglia di Magnesia

La battaglia di Magnesia

In Asia Minore Antioco aveva riunito un grande esercito, composto da soldati proveniente da ogni parte del regno. Malgrado ciò, dopo aver perso i primi scontri, tentò di intavolare trattative di pace coi romani, non sentendosi più sicuro della vittoria. I romani, al contrario, sentendosi forti, non accettarono la proposta di Antioco di abbandonare l’Europa, ma pretesero che abbandonasse invece tutta l’Asia Minore e pagasse le spese di guerra. Il re siriano non accettò e gli scontri proseguirono.

Lo scontro decisivo avvenne presso Magnesia nel 189 a.C. I romani, guidati dell’ex console Gneo Domizio (Scipione era ammalato) disponevano di 30.000 uomini, i siriani di 70.000 (16.000 fanti pesanti, le falangi, 12.000 cavalieri, 20.000 fanti leggeri, 54 elefanti e carri falcati, carri corrazzati con spuntoni alle ruote).
Malgrado l’enorme divario di forze, i romani accettarono lo scontro, ben informati sulla composizione quanto mai eterogenea dei nemici, proveniente da ogni parte del regno selucida, dalle più remote parti dell’oriente ad alcuni mercenari grechi e macedoni.
Fu proprio la scarsa organizzazione dovuta alla diversità e alla poca esperienza dei reparti siriani che giocò a sfavore per le sorti della battaglia.

Eumene, re di Pergamo, comandava il fianco destro romano. Egli sgominò il reparto di carri falcati e attaccò le falangi sul lato scoperto con la cavallieria, mentre i romani ebbero gioco facile contro elefanti (come al solito spaventati) e fanteria leggera siriana, contro la quale scagliarono una pioggia di giavellotti. Al termine della battaglia le perdite siriane furono circa 50.000, mentre quelle romane 300. Fu una delle più grandi vittorie di Roma.

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