JEAN AUGUSTE DOMINIQUE INGRES

JEAN AUGUSTE DOMINIQUE INGRES


J.A. Dominique Ingres fu un pittore francese di stile prevalentemente neoclassico: assunse un ruolo di difensore dell’ortodossia accademica contro l’ascesa della corrente Romanticista rappresentata da Eugène Delacroix, sebbene la critica moderna abbia considerato Ingres e gli altri neoclassicisti come facenti parte dello spirito innovatore del tempo: a sostegno di tale tesi può essere esemplare un’opera quale Il sogno di Ossian. La sua arte trovò ispirazione nel lavoro di Raffaello, di John Flaxman, e delle pitture di vasi etruschi.
Nato a Montauban, Tarn-et-Garonne, Francia, primo di sette fratelli, crebbe in ambiente artistico: suo padre fu un miniaturista, scultore, decoratore e musicista dilettante, ma la sua educazione scolastica fu interrotta nel 1791 a causa della chiusura della scuola in conseguenza della Rivoluzione Francese. Fu allora che entrò in una accademia artistica a Tolosa, dove vinse un concorso in disegno e nel 1797 si recò a Parigi per studiare con J.L. David.
Nel 1801 vinse il Grand Prix de Rome per Gli ambasciatori di Agamennone nella tenda di Achille, mentre nel 1801 gli fu commissionato di ritrarre Napoleone Bonaparte come Primo Console, sebbene poichè il soggetto non si prestò come modello, Ingres si basò su un dipinto di Antoine Jean Gros. Del 1806 è invece Napoleone sul trono imperiale. Tuttavia i giudizi furono ostili, a causa di elementi quali l’iconografia Carolingia adottata, la discordanza nei colori, l’arcaismo stilistico influenzato dalla pittura di quattro secoli prima. A causa di queste critiche decise di non tornare a Parigi, e restare a Roma.Nel 1808 comunque anche Edipo e la Sfinge fu poco apprezzata dall’ambiente artistico francese, mentre la Venere Anadyomene rimase non terminata per decenni, fino al 1855. In questo periodo infatti si impegnò soprattutto su numerosissimi ritratti: Madame Duvauçay, François-Marius Granet, Edme-François-Joseph Bochet, Madame Panckoucke, Madame la Comtesse de Tournon. Sono questi probabilmente a comporre la parte più importante della sua opera pittorica, sebbene in essi sia meno spiccato il canone neoclassico.Nel 1811 terminò l’immenso Giove e Thetis, ma non ebbe ancora giudizi positivi, soprattutto fra i Neoclassici, mentre i Romanticisti quali Guèrin o Delacroix (che lui aborriva) sembravano riconoscere i suoi meriti. In ogni caso ebbe alcune importanti commissioni quali Virgilio legge l’Eneide per il governatore francese a Roma, o il Ritratto di Carolina Murat, la Grande Odalisca e altri dipinti per la famiglia Murat. Con la caduta di Bonaparte in Italia però si ritrovò senza appoggi, e si prestò a disegnare ritratti per turisti per un certo periodo.
Nel 1820 si trasferì a Firenze, dove la commissione più importante fu il voto di Luigi XIII, che completò nel 1824, ed ebbe un accoglienza entusiasta a Parigi, il che lo spinse a tornare in Francia: qui realizzò l’Apoteosi di Omero per il governo.La stroncatura del Martirio di San Symphorien però lo convinse a ripartire a Roma come direttore dell’École de France che lasciò nel 1855 a favore della direzione dell’International Exhibition. Ricevette la nomina a Grand’Ufficiale della Legione d’Onore da parte della famiglia Bonaparte, e nel 1862 completò La Fonte, che gli procurò nuova fama e onori.
Si dedicò poi a dipinti di genere storico e religioso, oltre ai mai abbandonati ritratti, e alcune eccezioni quali Il bagno turco del 1862. Morì a 86 anni nel 1867.

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