INGANNO DI ERA A ZEUS

INGANNO DI ERA A ZEUS

INGANNO DI ERA A ZEUS


L’inganno di Era a Zeus. « Allora Era divina grandi occhi esitò, cercando come potesse ingannare la mente di Zeus egioco: questo infine le parve nell’animo il piano migliore andare sull’Ida, dopo aver bene ornato se stessa, se mai Zeus bramasse d’abbandonarsi in amore contro il suo corpo, e un sonno caldo e tranquillo potesse versargli sopra le palpebre e nei pensieri prudenti. E mosse per andare nel talamo… Ella, giuntavi, chiuse le porte splendenti. E con ambrosia prima dal corpo desiderabile tolse ogni sozzura, si unse poi d’olio grasso, ambrosio, soave, che profumò lei stessa… Unto con quello il bel corpo e pettinate le chiome, intrecciò di sua mano le trecce lucenti, belle, ambrosie, che pendono giù dal corpo immortale. E indosso vestì veste ambrosia, che Atena le lavorò e ripulì, vi mise molti ornamenti; con fibbie d’oro se l’affibbiò sopra il petto. Cinse poi la cintura, bella di cento frange, nei lobi ben bucati infilò gli orecchini a tre perle, grossi come una mora; molta grazia ne splende. D’un velo coperse il capo la dea luminosa, nuovo e bello; ed era candido come un sole. Sotto i morbidi piedi legò i sandali belli. Poi, dopo che tutti mise gli ornamenti sul corpo, uscì dal talamo e chiamando Afrodite in disparte dagli altri dèi, le disse parola: “ Ora m’ascolterai, figlia cara, in quello ch’io dico… ” E le rispose la figlia di Zeus Afrodite: “ Era, dea veneranda, figlia del grande Crono, di’ pure quello che pensi, a farlo il cuore mi spinge, se posso farlo o se, forse, è cosa già fatta. ” E meditando inganni le disse Era divina: “ Dammi dunque l’amore, l’incanto, con cui tutti vinci gli eterni e gli uomini mortali. Vado a vedere i confini della terra feconda, l’Oceano, principio dei numi, e la madre Teti, che nelle case loro mi nutrirono e crebbero, affidata da Rea, quando Zeus vasta voce Crono cacciò sotto la terra e il mare inseminato. Questi vado a vedere, scioglierò loro litigio infinito; perché da molto tempo stanno lontani dall’amore e dal letto… ” Le disse di nuovo Afrodite che ama il sorriso: “ Non si può, non è degno opporre un rifiuto al tuo verbo, ché tra le braccia tu giaci dell’altissimo Zeus. ” Disse, e sciolse dal petto la fascia ricamata, a vivi colori, dove stan tutti gli incanti: lì v’è l’amore e il desiderio e l’incontro, la seduzione, che ruba il senno anche ai saggi. Questa le pose in mano e disse parola, parlò così: “ Ecco! Mettiti in seno questa mia fascia a vivi colori, in mezzo c’è tutto: e ti dico non lascerai a mezzo ciò che brami nel cuore. ” Disse: Era divina grandi occhi sorrise, e sorridendo se la pose in seno. Ed ella entrò in casa, la figlia di Zeus Afrodite, ma Era d’un balzo lasciò la vetta d’Olimpo, venne giù nella Pieria, nell’amabile Ematia, si slanciò verso le cime nevose dei Traci che allevan cavalli, vette altissime: coi piedi non toccava la terra. Dall’Atos si buttò verso l’ondoso mare, e giunse a Lemno, città del divino Tante. Qui al Sonno si fece incontro, fratello della Morte, e lo prese per mano e disse parola, parlò così: “ Sonno, signore degli dèi tutti, degli uomini tutti, sempre la mia parola ascoltasti: ora di nuovo obbediscimi, te ne avrò grazia per sempre. Sotto le ciglia addormentami gli occhi lucenti di Zeus, di colpo, appena con lui mi sarò stesa in amore: ti darò in dono… ” Ma rispondendole disse il Sonno soave: “ Era, dea veneranda, figlia del grande Crono, un altro dei numi che vivono eterni io di certo l’addormenterei senza pena, sia pur le correnti del fiume Oceano, che a tutti i numi fu origine. Ma non voglio appressarmi a Zeus figlio di Crono, né addormentarlo, quando lui non me l’ordini… ” Riprese dunque a dirgli Era divina grandi occhi… “ …Ma via, una delle giovani Grazie io ti darò in matrimonio, ché sia detta tua sposa, Pasìtea; sempre tu ne sei innamorato. ” Parlò così: gioì il Sonno e rispondendo le disse: “ Giura dunque per l’inviolabile acqua di Stige… che tu mi darai una delle giovani Grazie, Pasìtea; io sempre ne sono innamorato. ” Disse così, non rifiutò la dea Era braccio bianco, giurò come volle… Ma quando ebbe giurato, perfetto il giuramento, mossero, lasciando la città d’Imbro e di Lemno, vestiti d’aria, compiendo in fretta il cammino. Raggiunsero l’Ida ricca di vene, madre di fiere, e il Lecto: qui lasciarono il mare e sopra la terra andavano, si piegavano sotto i piedi le cime dei boschi. Ma qui s’arrestò il Sonno, prima che gli occhi di Zeus lo vedessero, montando sul pino più alto che mai sopra l’Ida, cresciuto gigante, per l’aria salisse nell’etere:qui s’appollaiò, nascosto dai rami del pino, sembrando l’uccello canoro che nelle selve càlcide chiaman gli dèi, e gli uomini ciminde.

Era velocemente raggiunse la cima del Gàrgaro nell’Ida eccelsa; e Zeus la vide, che le nubi raccoglie. Come la vide, così la brama avvolse il suo cuore prudente, come allora che d’amore la prima volta s’unirono entrando nel letto, dei cari parenti all’oscuro. E le fu accanto, le disse parola, parlò così: “ Era, che cosa vieni a cercare quaggiù dall’Olimpo?… ” E meditando inganni Era augusta rispose:  “ Vado a vedere i confini della terra feconda… ” Ma le rispose Zeus che le nubi raccoglie: “ Era, laggiù puoi ben andare più tardi: vieni ora, stendiamoci e diamoci all’amore. Mai così desiderio di dea o di donna mortale mi vinse, spandendomi dappertutto nel petto…  tanto ti bramo ora, il desiderio mi vince! ” E meditando inganni gli rispose Era augusta: “ Terribile Cronide, che parola hai detto? Se tu ora brami abbandonarti all’amore sulle cime dell’Ida, e tutto è in piena luce, che sarà se qualcuno dei numi che vivono eterni ci veda a dormire e andando in mezzo agli dèi lo dica a tutti?… Ma se tu vuoi, e questo è caro al cuore, hai il talamo… Andiamo a stenderci là, poi che il letto ti piace. ” … afferrò tra le braccia la sposa: e sotto di loro la terra divina produsse erba tenera, e loto rugiadoso e croco e giacinto morbido e folto, che della terra di sotto era schermo: su questa si stesero, si coprirono di una nuvola bella, d’oro: gocciava rugiada lucente. Così tranquillo il padre dormì, sulla cima del Gàrgaro, vinto dall’amore e dal sonno, e stringeva la sposa. Ma il Sonno balzò  correndo verso le navi degli Achei… » (Il. XIV, 159ss).