INFERNO CANTO 7 PARAFRASI INFERNO CANTO 8 PARAFRASI

INFERNO CANTO 7 PARAFRASI INFERNO CANTO 8 PARAFRASI

Palude dello Stige e iracondi Filippo Argenti


TESTO 
L’acqua era buia assai più che persa;
e noi, in compagnia de l’onde bige,
intrammo giù per una via diversa.

In la palude va c’ha nome Stige
questo tristo ruscel, quand’ è disceso
al piè de le maligne piagge grige.

E io, che di mirare stava inteso,
vidi genti fangose in quel pantano,
ignude tutte, con sembiante offeso.

Queste si percotean non pur con mano,
ma con la testa e col petto e coi piedi,
troncandosi co’ denti a brano a brano.

Lo buon maestro disse: «Figlio, or vedi
l’anime di color cui vinse l’ira;
e anche vo’ che tu per certo credi

che sotto l’acqua è gente che sospira,
e fanno pullular quest’ acqua al summo,
come l’occhio ti dice, u’ che s’aggira.

Fitti nel limo dicon: “Tristi fummo
ne l’aere dolce che dal sol s’allegra,
portando dentro accidïoso fummo:
or ci attristiam ne la belletta negra”.
Quest’ inno si gorgoglian ne la strozza,
ché dir nol posson con parola integra».


PARAFRASI

(Navigavamo in ) un’acqua molto scura
e attraversando le opache acque di quel fiume
giungemmo in basso, in un luogo diverso.

Il lugubre ruscello sul quale navigavamo sfocia
infatti nella palude chiamata Stigia
dopo esser sceso da quelle rocce malvagie
(le montagne dell’Inferno)

e io che guardavo attentamente
vidi anime immerse nel fango di quel pantano
tutte nude e in atteggiamento rabbioso.
 

Esse si percuotevano reciprocamente non solo con le mani
ma anche con la testa, col petto e con i piedi
e si sbranavano reciprocamente con i denti.

Virgilio, la mia guida, mi disse: – Figliolo, tu ora vedi
le anime di coloro che si sono lasciati vincere dall’ira
e voglio che tu sappia per certo

che sotto l’acqua ci sono persone che sospirano
e la fanno gorgogliare in superficie
come puoi vedere guardandoti intorno.

Conficcati nella palude dicono: – Siamo stati tristi
senza motivo quando eravamo vivi alla luce del sole
portando in noi il fumo dell’accidia:
 

ora  ci rattristiamo nel fango scuro. –
Questa canzone tentano di ripetere nella gola ostruita
ma non possono rendere comprensibili le loro parole.-


TESTO

Mentre noi corravam la morta gora,
dinanzi mi si fece un pien di fango,
e disse: «Chi se’ tu che vieni anzi ora?».

E io a lui: «S’i’ vegno, non rimango;
ma tu chi se’, che sì se’ fatto brutto?».
Rispuose: «Vedi che son un che piango».

E io a lui: «Con piangere e con lutto,
spirito maladetto, ti rimani;
ch’i’ ti conosco, ancor sie lordo tutto».

Allor distese al legno ambo le mani;
per che ‘l maestro accorto lo sospinse,
dicendo: «Via costà con li altri cani!».
………………..

“Quei fu al mondo persona orgogliosa;
bontà non è che sua memoria fregi:
così s’è l’ombra sua qui furiosa:
Quanti si tengon or là sù gran regi
che qui staranno come porci in brago,
di sé lasciando orribili dispregi!!


PARAFRASI

Mentre attraversavamo quell’acqua priva di vita
si presentò davanti a me uno spirito coperto di ango
e disse: -Chi sei tu che vieni qui mentre sei ancora vivo?-

E io gli risposi: – Se vengo, non è per rimanere
ma tu chi sei, che sei così immondo?-
Mi rispose: – Vedi che sono uno che soffre.-
 
E io gli dissi: – Spirito maledetto, resta nel pianto e nel lutto perchè io ti ho riconosciuto, anche se sei coperto di fango.-

Allora egli afferrò la barca con le mani (per rovesciarla) per cui Virgilio attento, lo spinse giù dicendo: – Via, stattene con gli altri spiriti rabbiosi.-

Quello spirito (Filippo Argenti) è stato da vivo una persona superba; di lui non si ricordano atti buoni e adesso la sua anima è qui in preda ad un’eterna rabbia.

Sono molti quelli che nel mondo ora credono di essere importanti come re, ma saranno puniti qui, come maiali nel fango, lasciando di sè ricordi orribili e spregevoli!!!

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