Infausti presagi di una strage

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Infausti presagi di una strage

Infausti presagi di una strage


Accrescevano il timore i prodigi che si annunziavano contemporaneamente da molte parti: in Sicilia ad alcuni soldati si erano infiammate le punte dei dardi; in Sardegna poi a un cavaliere di ronda sulle mura s’era acceso il bastone ch’egli aveva in mano; e a Prestene eran cadute dal cielo pietre infuocate; e a Capena erano apparse in pieno giorno due lune; e ad Anzio spighe cruente eran cadute nella cesta ai mietitori. E contemporaneamente, a Roma la statua di Marte sulla via Appia e quelle dei lupi avevano sudato. Il console, riferiti questi portenti e fatti introdurre i testimoni di essi nella Curia, consultò i senatori in merito al rito. Si decretò che i prodigi si espiassero parte con vittime adulte e parte con vittime lattanti, e che si facesse un triduo di pubbliche preghiere a tutti i pulvinari. Che si offrissero doni d’argento a Giunone e a Minerva e d’oro a Giove. Infine, a Dicembre si celebrò un sacrificio a Roma nel tempio di Saturno, e vi fu fatto un lettisternio e un banchetto pubblico, e per la città si festeggiarono nel giorno e nella notte i Saturnali, e fu decretato che il popolo tenesse e osservasse in perpetuo quel giorno come festivo.

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