IN MORTE DEL FRATELLO GIOVANNI COMMENTO

IN MORTE DEL FRATELLO GIOVANNI COMMENTO

Tra le tante poesie fatte quest’anno, quella che più mi è piaciuta è stata” In morte del fratello Giovanni” di Ugo Foscolo. L’ autore nacque nel 1778 a Zante, isola in possedimento della repubblica veneta, e dopo la morte del padre si trasferì nella città di Venezia. La prima opera importante di Foscolo fu Ultime lettere di Jacopo Ortis. Seguirono altre opere importanti fra cui “Dei sepolcri”. Morì a Londra nel 1927, all’età di 49 anni.
Il tema centrale del sonetto, come indica il titolo stesso, è la morte del fratello, suicidatosi alla giovanissima età di 20 anni. In queste strofe Foscolo spiega la tristezza della madre che visita la tomba del figlio ormai scomparso, parlando dell’altro suo figlio (lo stesso autore) in esilio. L’unica speranza del poeta è che un giorno, quando morirà, le sue ceneri vengano ridate alla madre, persona a lui molto cara, affinché lei possa tenerle strette al suo petto. I versi che maggiormente hanno catturato la mia attenzione sono: “Straniere genti, l’ossa mia rendete/ allora al petto della madre mesta”. Queste parole spiegano bene il desiderio del poeta che, almeno da morto, spera di poter essere riabbracciato dall’amata madre, che non ha potuto passare la vita con lui a causa dell’esilio del figlio. Per me una delle parole chiave di questa poesia è “speme”, cioè speranza: la speranza del poeta di tornare, anche se in ceneri, nella propria patria.
Il linguaggio della poesia è arcaico e ricercato, come possiamo capire sia dall’uso di alcune parole (es. “Numi”) . La sintassi è formata da frasi semplici e coordinate, e i tempi verbali usati sono principalmente il futuro e il presente. La speranza di Foscolo è che il futuro possa essere migliore del passato e del presente, che il suo esilio finisca e possa finalmente ricongiungersi con la sua famiglia, anche se l’unica strada dovesse essere la morte. La poesia è ricca di figure retoriche: la metonimia “Su la tua pietra”, che indica la tomba del fratello Giovanni, la sineddoche “I miei tetti”, che si riferisce alla patria del poeta, e  la metafora della morte “porto”. L’intero sonetto esprime lo stato d’animo di Foscolo, uno stato di dolore, di sofferenza sorretto da una debole speranza.

La lettura di questa poesia mi ha fatto capire ancora di più la fortuna di poter vivere insieme ai propri genitori. Anche se ogni tanto ti arrabbi tantissimo con loro e vorresti non vederli più, capisci che senza di loro non potresti vivere. Il poeta, essendo in esilio, deve vivere in solitudine, lontano da tutti i suoi affetti e dalla sua amata città natale. Il tema dell’esilio è ricorrente in tutte le poesie di Foscolo, e questo sta a sottolineare quanto egli tenga alla sua terra e soprattutto alla sua famiglia, e quanto ne soffra l’allontanamento. Questa poesia mi ha lasciato quasi un vuoto nel cuore perché sono riuscito a capire che esistono, e sono esistite, persone molto sfortunate. Molte cose che nella vita di tutti i giorni consideriamo scontate, non per tutti lo sono: stare nella propria casa con la propria famiglia, tanti anni fa come adesso, non è per tutti possibile. È per tutto questo che mi ritengo molto fortunato ad essere nato in questo periodo storico e in questo luogo: posso vivere tranquillamente nella mia bellissima casa con i miei carissimi genitori, senza che tempi storici difficili me ne possano allontanare.