Impressionisti e Art Nouveau

Impressionisti e Art Nouveau

Edouard Manet

Olympia
Il dipinto, ispirato alla Venere di Urbino di Tiziano, rappresenta una donna nuda semisdraiata su un letto disfatto.
Ai suoi piedi vi è un gatto nero, mentre una domestica di colore sopraggiungere dal retro reggendo un variopinto mazzo di fiori, dono di qualche ammiratore.
Molti criticarono la scelta del soggetto, una prostituta rappresentata “sul posto di lavoro”. Fu criticata anche la tecnica di Manet, accusato di non saper modellare i corpi col chiaroscuro e di usare i colori in modo primitivo e pasticciato.
Il corpo acerbo e sgraziato della ragazza appare privo delle morbide sinuosità con le quali i pittori accademici caratterizzavano i loro nudi femminili. La cruda nudità della ragazza viene sottolineata utleriormente dal nastrino di raso al collo, mentre lo sguardo è beffardo, quasi di sfida.

Claude Monet

Lo stagno delle ninfee
Nello Stagno delle ninfee, dipinto nel 1899, Monet rappresenta il ponte giapponese che si era fatto costruire all’interno del giardino. La luce verdastra, schermata dalle chiome dei salici piangenti, genera una sensazione di placida frescura, alla quale si somma quella originata dall’acqua dello stagno, punteggiata qua e là dallo sgargiante affiorare di ninfee in fiore.
L’atmosfera che ne deriva sembra quella di una fiaba in cui la realtà sussiste solo come pretesto per dar voce allo sconfinato mondo delle sensazioni dell’artista.

Edgar Degas

La lezione di ballo
Realizzato tra il 1873 e il 1875, questo dipinto contiene già in sè tutti i temi della maturità artistica di Degas.
In esso l’artista rappresenta il momento in cui una ballerina sta provando dei passi di danza sotto l’occhio vigile del maestro mentre le altre ragazze, disposte in semicerchio, osservano attendendo a loro volta il proprio turno. Il taglio che Degas impone al dipinto è di tipo fotografico, dato che alcune figure sembrano fuoriuscire dall’inquadratura. Sembrerebbe quindi una pittura di getto, atta a cogliere l’impressione di un momento. Ma invece i lunghi tempi di realizzazione testimoniano un difficile e meditato lavoro di atelier, condotto su vari schizzi preparatori.
I gesti delle ballerine infatti sono realizzati con precisione quasi ossessiva. Una si gratta la schiena, un’altra si fa aria col ventaglio, una si aggiusta l’orecchino, una i capelli, una osserva, una ride, una parla con la compagna.
Inoltre, Degas inserisce le fanciulle in una luca morbida che ne ingestilisce ulteriormente le già eleganti movenze.
Dal punto di vista tecnico, egli non rifiuta nè il disegno nè l’uso del bianco e nero.

Pierre-Auguste Renoir

La Grenouillère
[Differenze con quella di Monet]

Paul Cézanne
Cézanne dipinge senza l’aiuto del disegno. Gli elemtni da rappresentare sono scomposti e ricomposti mediante l’uso quasi esclusivo del colore. Si parla, pertanto, di forma-colore.

I giocatori di carte
Uno dei capolavori dell’artista è I giocatori di carte, risalente al 1898.
Due uomini in un’osteria stanno giocando a carte davanti ad uno specchio. L’attenzione di Cézanne è tutta per il tavolo e i due giocatori. Essi sono rappresentati in modo tale da sembrare quasi dei manichini inanimati. Vi è un isolamento della geometria di cui sono fatti i corpi: la forma semisferica del cappello del giocatore di destra, il cilindro sormontato da una lieve calotta sferica del cappello del giocatore di sinistra, le maniche cilindriche e tronco-coniche e la massa squadrata delle giacche. Ma anche i parallelepipedi che generano il tavolino sul quale vi è una tovaglia la qui rigidità la rende simile ad una superficie geometrica.
Le pennellate si organizzano in pezzature di diverso colore e contribuiscono alla resa volumetrica, sembrando colpi d’ascia su un tronco da scolpire.

Paul Gauguin
Nasce a Parigi nel 1848, rifiuta la vita borghese per fuggire in luoghi solitari e selvaggi. Comincia a dipingere a 23 anni, avvicinandosi agli impressionisti. Il rifiuto dei modelli artistici tradizionali lo porta ad ispirarsi all’arte medievale, alle stampe giapponesi, alle sculture primitive e pre-colombiane. Fece numerosi viaggi, in particolare in Britannia e in Polinesia. Durante il soggiorno bretone, attratto dalla spiritualità delle comunità religiose, realizza alcuni dipinti di tema appunto religioso, tra cui Il Cristo giallo.

Il Cristo Giallo
Questo dipinto del 1899 raffigura delle donne brètoni nei loro costumi tradizionali, inginocchiate ai piedi della scultura di uno dei tanti crocifissi nei quali è facile imbattersi ancor oggi in Bretonia. Le colline sono gialle, gli alberi dalla chioma fiammeggiante di un rosso vivo e il Cristo, contornato in nero e verde, è totalmente giallo. Qui non è ravvisabile solo il recupero della bidimensionalità, ma è anche evidente l’importanza rivestita dal colore, poichè esso non corrisponde a quello oggettivo. Il paesaggio e le figure dai tratti appena abbozzati sono molto essenziali.

Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?
Gauguin considerava questa sua opera un capolavoro, e per questo la descrisse lui stesso in una lettera ad un amico:
“A destra, in basso, un bambino addormentato e tre donne sedute. Due figure vestite di porpora si confidano i propri pensieri. Una grande figura accovacciata, che elude volutamente le leggi della prospettiva, leva il braccio e guarda attonita le due donne che osano pensare al loro destino. Al centro una figura coglie frutti. Due gatti accanto a un fanciullo. Una capra bianca. Un idolo, con le braccia alzate misteriosamente e ritmicamente, sembra additare l’aldilà. Una fanciulla seduta pare ascoltare l’idolo. Infune una vecchia, prossima alla morte, placata e presa dai suoi pensieri, completa la storia, mentre uno strano uccello bianco, che teiene una lucertola con gli artigli, rappresenta la vanità delle parole.”
Evidenti sono alcuni significati simbolici, come un bambino, delle giovani donne e una vecchia che rappresentano rispettivamente la nascita, la vita e la morte. In ogni caso, ognuno può dare una sua propria interpretazione di questo dipinto, come può lasciare intuire il titolo che ripropone i grandi temi esistenziali della storia dell’umanità.
L’unica figura maschile, quella che al centro coglie un frutto da un albero, può rappresentare l’uomo che coglie, nel momento più esaltante della propria vita, il frutto della giovinezza, ovvero la parte migliore dell’esistenza, oppure può indicare in chiave cristiana il tema del peccato.
La vecchia stanca e rassegnata pare invece riflettere sulla sua vita passata, sui rimorsi e i rimpianti.

Vincent van Gogh

I mangiatori di patate
Il primo capolavoro di van Gogh è I mangiatori di patate, il cui dipinto definitivo venne eseguito nell’aprile 1885.
In una povera capanna cinque contadini stanno consumando il loro pasto frugale composto di patate fumanti e di bollente caffè nero, immersi in un’oscurità appena rischiarata dal lume di una lampada a petrolio.
Le loro mani consumate e i loro volti scavati dalla fatica e dalla rassegnazione sono gli elementi essenziali del dipinto. I colori pastosi e terrosi si limitano all’ocra, al marrone e al verde cupo e sono così simili da dar l’impressione di un dipinto monocromatico.
Questo dipinto mostrano un van Gogh compassionevole e disposto ad affrontare i temi sociali più impressionanti.

Autoritratto con il cappello di feltro grigio
In questo che è solo uno dei suoi numerosi autoritratti, la giacca è trattata con rapidi tocchi di colore accostati l’uno all’altro; lo stesso avviene per il volto, in cui il modellato è ottenuto con il variare dell’inclinazione delle tante linguette di colore che seguono una disposizione raggiata. Anche il fondo, sui toni dell’azzurro e del violetto, è composto da pennellate di media lunghezza, ordinate secondo una delle diagonali del cartone che costituisce il supporto del dipinto. I fissi occhi inquieti, le labbra serrate, l’estrema magrezza, fanno trasparire da questo autoritratto il carattere instabile e quasi inafferrabile di Vincent van Gogh.

Henri de Toulouse-Lautrec

Al Moulin Rouge
E’ uno dei dipinti più significativi di Toulouse-Lautrec. Eseguito tra il 1892 e il 1893, raffigura l’interno del famoso locale del Moulin Rouge, del quale l’autore era frequentatore assiduo, tanto che vi si ritrae in fondo, di profilo, come se fosse di passaggio, in compagnia di suo cugino Tapiè de Cèleyran. La balaustra taglia trasversalmente il dipinto. I grandi specchi che rivestono le pareti non sono molto riflettenti e dilatano l’effetto spaziale. Una delle attrazioni del locale, La Goulue, è colta di spalle mentre si specchia per sistemarsi i capelli.
Al tavolo l’autore raffigura tre uomini, suoi amici, e due donne, anch’esse stelle del locale e accompagnatrici pagate. La Macarona, ballerina spagnola, è ritratta frontalmente, mentre Jave Avril, ballerina e cantante, è vista da dietro e i suoi capelli rossi sono come un faro all’interno di un dipinto dai colori piuttosto scuri.
Sulla destra un’altra donna bionda ha il compito di trascinare l’osservatore all’interno del quadro, come fosse una delle tante persone che, per caso, incrocia il suo sguardo.
Come detto, i colori sono scuri e opachi, appena vivacizzati da poche parti brillanti; nessuno parla, nessuno ride, ogni personaggio è colto in un isolamento quasi surreale.

Art Nouveau
L’Art Nouveau è la risposta artistica che la cultura europea dà al disagio del proprio tempo, in cui la quantità ha superato la qualità.
Essa, sviluppatasi negli ultimi decenni del 1900, diventa in breve il gusto di un’epoca, incarnando in modo vero e profondo lo spirito e le contraddizioni di una società che si sta sempre più avvicinando alla catastrofe della Prima guerra mondiale.
Il movimento si sviluppa in modo diverso in ogni parte d’Europa, e per questo prende anche nomi differenti: Art Nouveau è quello francese, Modern Style è quello inglese, Stile floreale o Liberty è quello italiano, Jugendstil è quello tedesco, Nieuwe Kunst nei Paesi Bassi, Secession in Austria, Horta in Belgio e Modernismo in Spagna.
L’Art Nouveau si propone come uno stile dalle figure eleganti, con grande utilizzo del colore oro e con decorazioni che si estendono sugli sfondi e riempono la composizione. Importante è l’ispirazione alla natura, grazie alla quale semplici figure sembrano prendere vita ed evolversi in forme simili a piante o fiori.
l’Art Nouveau tocca non solo la pittura, ma anche l’arredamento, in cui forme morbide e sinuose, sempre derivate dalla natura, si reinterpretano in chiave decorativa. Anche nei vetri, nelle ceramiche e nel tessile il gusto di questo nuovo stile ha una forte influenza, e di conseguenza anche nella moda.
La chiave per comprendere la grandissima diffusione di questo stile è il fatto che esso si era già diffuso nella quotidianeità della società e per questo quando è passato all’arte e all’architettura ha riscosso un enorme successo.

Gustav Klimt
Klimt è senza dubbio la personalità più alta dell’art nouveau.

Giuditta
In Giuditta, il corpo seminudo dell’eroina, appena coperto da un sottile velo azzurro con ornamentazioni colorate, è un inno alla bellezza femminile e al potere incantatore del suo sguardo.
Giuditta, splendidamente agghindata, se ne sta immobile con gli occhi socchiusi e le labbra appena dischiuse, quasi in atteggiamento di sfida, mostrando la testa mozzata di Oloferne, che si intravede appena in basso a destra. Il volto dela giovane donna, enigmatico e bellissimo, è incorniciato dall’alto collier di gusto tipicamente Art Nouveau e dalla folta chioma ricciuta. Non c’è linea di contorno: il corpo di Giuditta e il suo abito velato sfumano dolcemente e quasi si confondono nello sfondo.
In questo dipinto notiamo l’uso sapiente del colore e del disegno, oltre allo sfondo dorato: esso è una ripresa delle tavole gotiche di Gentile da Fabbriano o Lorenzetti; sull’oro, infatti, insiste un disegno geometrico a elementi naturalistici estremamente semplificati e stilizzati e la cornice, a sua volta dorata e decorata, diventa parte integrante del dipinto stesso.
Il frequente uso del colore oro da pate di Klimt è dovuto ad un suo viaggio a Ravenna in cui ha potuto osservare i mosaici bizantini dell’ultima capitale dell’impero romano d’Occidente.

I Fauves
Il termine “fauves” in arte nasce nel 1905 nella terza edizione del Salon d’Automne a Parigi, quando un critico si trovò circondato da dipinti dai colori talmente violenti che esclamò tale termine.
Il gruppo dei Fauves non sorge come un movimento e mai divenne tale, ma aveva alcune convinzioni comuni. Il dipinto deve dare spazio essenzialmente al colore; non bisogna dipingere secondo l’impressione, ma in relazione al proprio sentire interiore, la pittura dev’essere istintiva ed immediata.
Siamo quindi di fronte alla prima vera rottura con l’Impressionismo, e uno degli esponenti più importanti dei Fauves fu Matisse.

Henri Matisse
Nato a Cateau-Cambrèsis nel 1869, seguì corsi di giurisprudenza e iniziò a dipingere per caso. Studiò poi presso accademie private e divenne il maggiore dei pittori simbolisti.

Donna con cappello
Nel dipinto de La stanza rossa, la donna, di tre quarti, volge lo sgurdo verso l’osservatore col suo ricco e sovrabbondante abbigliamento borghese. La violenza delle tinte è il modo utilizzato dall’artista per affermare se stesso e la propria personalità.
I colori sono disposti sia puri sia in unione con altri; il giallo è accostato al violetto, il rosso al verde, il blu all’arancio, in un rinforzarsi vicendevole degli stessi.
Qui Matisse riprende pittori come Cezan, Van Gogh e Gauguin, ma a differenza loro non cerca la somiglianza cromatica oggettiva, anche se ogni tinta ha una precisa funzione nel modellare le masse e creare le ombre.
Il colore è distribuito con veemenza sulla tela e con un’immediatezza tale da non coprira totalmente.

La stanza rossa
La stanza rossa è un dipinto del 1908, attualmente all’Ermitage di San Pietroburgo.
In esso i colori primari, rosso, blu e giallo sono quelli dominanti. La prospettiva è annullata dal colore rosso che ricopre sia il tavolo sia il rivestimento murario e sembra unirli in un tutt’uno. L’aspetto piatto è poi anche confermato dal paesaggio al di là della finestra, che sembrerebbe quasi un quadro appeso al muro. Molta rilevanza hanno le decorazioni che vengono risaltate ancora di più dalla tinta unita di color rosso.

Edvard Munch

L’urlo
Nell’urlo di Munch la forma perde qualsiasi residuo naturalistico diventando preda delle angosce più profonde dell’artista.
L’uomo che leva il suo urlo alto e inascoltato è un essere serpentinato, quasi senza scheletro, fatto della stessa materia filamentosa con cui sono realizzati il cielo infuocato e il mare oleoso.
Al posto della testa vi è un enorme cranio repellente, senza capelli, come di un sopravvissuto a una catastrofe atomica. Le narici sono ridotte a due fori, gli occhi sbarrati sembrano aver visto un abominio immondo, mentre le labbra nere rimandano alla putrescenza dei cadaveri.
Questo urlo disperato e primordiale esce da quella bocca straziata e si propaga nelle convulse pieghe di colore del cielo, della terra e del mare. E’ l’urlo di chi si è perso dentro se stesso e si sente solo, inutile e disperato fra gli altri.


https://www.appunti.info/impressionisti-e-art-nouveau/

Precedente La crisi del 1929 Successivo penelope e telemaco riassunto