IL TURNO RIASSUNTO

IL TURNO RIASSUNTO

DI LUIGI PIRANDELLO


TRAMA
Marcantonio Rovi, un povero uomo siciliano pensa che la felicità della sua adorata figlia si possa ottenere se questa sposasse il ricco settantenne Don Diego Alcozei, perché alla morte di questo, al massimo due o tre anni, ricca del patrimonio lasciato può sposare chi vuole. Dopo varie insistenze e sacrifici del Rovi, la figlia accetta. Intanto il Rovi promette segretamente a Pepè Alletto, un giovane buono ma povero che alla morte del vecchio le darà in sposa la figlia. Il giovane si ritiene impegnato e sente suo dovere difendere la dignità della sposa promessale inquinata da cattive voci. Sfida in duello colui che ha detto cattive cose e riceve una sinistra sciabolata. La realtà sfugge di mano ai protagonisti: il vecchio non si decide a morire, l’amore del giovane incontra notevoli ostacoli e Stellina (La figlia di Marcantonio), annullato il matrimonio, sposa l’avvocato Cappa. E se pure alla fine del romanzo s’intuisce che verrà il turno per il malcapitato Pepè, morto il secondo marito, l’elemento grottesco ha ormai avuto il sopravvento e con esso quell’umorismo scettico con cui Pirandello investe gli aspetti più assurdi e penosi dell’esistenza.


RIASSUNTO

Un padre previdente, don Ravì; una figlia senza dote; e un potenziale innamorato, brillante ma povero. Nasce, così, un’oculata pianificazione alle successioni nel ruolo coniugale: prima un marito vecchio e ricco e poi, alla sua morte (prevedibilmente prossima), le nozze col giovane innamorato, allietate da una buona eredità. Siamo, con questo grottesco, nella ottocentesca Sicilia dei matrimoni combinati e, apparentemente, in una narrativa di costume regolata da naturalistiche leggi di causa-effetto e di logica concatenazione degli eventi. Ma nelle acque stagnanti del quotidiano ecco prorompere l’elemento anomalo, imprevisto, sotto le vesti del Caso, vero e proprio spirito maligno che sin da queste pagine narrative d’esordio si insinua subdolo nell’universo pirandelliano e vi circola sotto i più imprevedibili e fantasiosi travestimenti. Così la razionale programmazione paterna sarà scompaginata da intrusioni impreviste, mutamenti di copione, colpi di scena. Tanto rumore per nulla, però: il puzzle pazientemente ordinato finirà paradossalmente per ricomporsi, dopo tanto soqquadro, sotto il compiaciuto sguardo di un padre che si vede confermato il suo conclamato ruolo di “dio dei padri”. Resta, a ammiccare tra le righe, lo sguardo ironico di un narratore che ha già stretto il suo privato patto col diavolo, dandogli libero accesso a una pagina entro cui condividere il gusto perfido e gioioso del sovvertimento e del caos.

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