il tempo è solo l’arcinoto spazio

il tempo è solo l’arcinoto spazio

il tempo è solo l’arcinoto spazio


Il fatto che abbiamo dato vita ad una matematica anche del continuo, è dovuto al fatto chepresupponiamo la natura dell’Universo fatta di discreto e continuo, per cui, facendo, come ho mostrato nelle precedenti appendici, alcune “forzature”, abbiamo dato corpo ad una matematica del discreto e del continuo.

I computers sono governati da una matematica, il cosiddetto calcolo numerico, solo ed esclusivamente del discreto, matematica ottenuta discretizzando la matematica del continuo dell’Analisi Matematica.

I computers “percepiscono” dunque una realtà solo ed esclusivamente discreta, che, se è realmente solo discreta, a buon ragione hanno diritto di ridere di noi che ci divertiamo ad usarli, ad esempio, per ricavare decine di migliaia di cifre dopo la virgola di presunti numeri irrazionali.

E per descrivere una realtà solo discreta ho fatto vedere che basta e avanza una matematica solo ed esclusivamente discreta.

Reputo pertanto che le cose che penso e che ho scritto, si possano integrare con le procedure del calcolo numerico, cortocircuitando del tutto la teoria del continuo dell’Analisi Matematica, con ciò ottenendo una matematica solo ed esclusivamente del discreto, con cui operare noi stessi e non solo i computers.

Penso che chi ben conosce le tecniche del calcolo numerico sia in grado di ottenere facilmente siffatta integrazione.

E siccome sono quasi totalmente convinto che la realtà sia solo ed esclusivamente discreta, reputo che i computers, evolvendo, finiranno (se non lo fanno già) per rappresentare la realtà, meglio di come la realtà stessa appare a noi, di fatto dando prova che la realtà è solo ed esclusivamente discreta, visto che, se fosse vera la teoria del continuo, ciò non dovrebbe mai poter essere possibile.

Alla fine della precedente appendice ho accennato ad un mia intuizione.

Ebbene, la grandezza fisica di troppo cui pensavo è esattamente il tempo.

D’altronde, recentemente, è stato condotto un esperimento sul movimento molto lento di neutroni ultrafreddi, e sembra che si sia assistito a dei cosiddetti salti quantistici gravitazionali, e per i quali un corpo in caduta libera occupa successive posizioni discrete.

Io penso addirittura, a partire dalle mie considerazioni sul fatto che la più piccola manifestazione del discreto possiamo farla valere 1, che non sia in realtà difficile far vedere come qualunque grandezza fisica che evolve può essere messa in relazione, non già con il tempo, ma con una sua versione piccolissima che possiamo appunto far valere 1.

Versione piccolissima tanto più vicina alla sua versione infinitesima: finita, non ulteriormente frazionabile e non quantificabile, la vera unità del discreto, quanto più minuta è la scala dellapseudo-unità, con quest’ultima che è quella da noi realmente impiegata per fare i conti.

Le grandezze fisiche in una realtà tutta discreta insomma non mutano al variare al tempo, ma è come se crescessero o decrescessero su loro stesse.

La stessa velocità, ad esempio, possiamo guardarla semplicemente come degli spostamenti che crescono o decrescono su loro stessi.

E ciò anche perchè, a ben guardare, il tempo è solo una comoda invenzione, che serve appunto alla scienza per valutare numericamente l’entità degli incrementi delle grandezze fisiche, oltre che per mettere ordine negli eventi.

Il tempo è infatti spazio, ovvero quello che percorre un punto solidale con la Terra nel moto di quest’ultima intorno al suo asse polare.

Così 1 ora significa che un determinato punto solidale con la Terra ha percorso 1/24 di giro, col che il tempo sono frazioni di spostamento della Terra intorno al suo asse polare.

Il tempo non è dunque una nuova grandezza fisica, ma l’arcinota grandezza fisica nota con il nome di spazio, ed appunto uno spazio di riferimento grazie al quale valutare gli incrementi delle altre grandezze fisiche.

Questo modo di guardare il tempo, assieme alle altre cose che sono scritte su questo sito e alle procedure del calcolo numerico per maneggiare gli incrementi, potrebbero gettare nuova luce sulla comprensione della natura dell’Universo.

Se il tempo è dunque semplicemente una variabile di comodo, non ha senso dire quello che dicono oggi i fisici, e cioè che il tempo a velocità relativistiche si dilata, visto che significa dire che se un astronave si sposta con incrementi di spazio prossimi a quelli della luce, la Terra gira più lentamente intorno al suo asse polare.

Penso che ciò che non và nel ragionamento dei fisici di oggi, a proposito della dilatazione del tempo, è quando si parla della simultaneità di due eventi.

In una realtà tutta discreta due eventi non potranno mai essere definiti simultanei, perchè vorrebbe dire che i due eventi avvengono entrambi nel medesimo istante, istante che è l’infinitamente piccolo di una singola rotazione terrestre intorno al suo asse polare, ma purtroppo anche siffatto infinitesimo, come quello generico del discreto, ci è del tutto ignoto.

Stabilire dunque la simultaneità di due eventi non era possibile nè ai tempi di Albert Einstein, nè èpossibile oggi, e io penso che non sarà mai possibile.

Ed infatti nel suo articolo del 1905 dal titolo:
“Sull’elettrodinamica dei corpi in moto”
proprio Albert Einstein a partire dalla simultaneità di due eventi, fa più volte riferimento ad orologi sincronizzati, ma:

– due orologi sincronizzati al secondo per registare due eventi simultanei, non registrano affatto la simultaneità dei due eventi, perchè sui due orologi non c’è garanzia che siano sincronizzati anche al decimo di secondo

– due orologi sincronizzati al decimo di secondo per registare due eventi simultanei, non registrano affatto la simultaneità dei due eventi, perchè sui due orologi non c’è garanzia che siano sincronizzatianche al centesimo di secondo

– e così via.

Se il tempo effettivamente non esiste si potrebbe pensare che sia un’impresa ardua riscrivere tutta quella cosa che normalmente chiamiamo fisica.

Ammesso che sia effettivamente necessario riscrivere la fisica, siccome fare a meno del tempo significa mettere in forma matematica ed iterativa i fenomeni fisici, in realtà dunque occorre solo mutare l’aspetto formale delle leggi della fisica, scrivendole, non secondo la teoria del continuo, ma nel tipico modo discreto in cui le implementano i nostri computers, ed appunto in forma iterativa.

Ad esempio, per ricavare la tensione elettrica ai capi di un condensatore presente all’interno di unarete serie RC (resistenza-capacità), non è affatto necessario far ricorso alle derivate, ma bastano ed avanzano i cosiddetti rapporti incrementali.

Se infatti la tensione elettrica che alimenta il circuito è di 5 volts, e il delta(t) del rapporto incrementale è 10 volte più piccolo della costante di tempo (resistenza*capacità) del circuito, la formula che itera in modo accettabile (eventualmente perfezionabile quanto si vuole scegliendo un delta(t) ancora più piccolo) il fenomeno della carica del condensatore è:

tensione successiva = 0,5 + tensione attuale*0,9

con la quale, dopo solo circa 50 valori, il condensatore si è quasi completamente caricato alla tensione della batteria, appunto di 5 volts.

Reputo perciò che non solo i nostri computers hanno una “percezione” della realtà migliore di noi esseri umani, ma che perfino gli Antichi fossero più aderenti di noi alla realtà.

Tempo fa mi chiesi perchè mai gli Antichi si proiettassero scarsamente nel futuro.

Ed, infatti, a differenza di noi che fantastichiamo e scriviamo di macchine e tecnologieavveniristiche, gli Antichi non hanno lasciato nessun documento in cui immaginano possibili fantastiche vicende del futuro.

Oggi penso di essere riuscito a capire perchè, e cioè che probabilmente i nostri antenati semplicemente concepivano il Tempo nello stesso identico modo in cui lo concepisco io, e cioè come uno spostamento di riferimento.

Spostamento di riferimento che per noi Moderni sono le rotazioni della Terra intorno al suo asse polare, e che per gli Antichi erano gli spostamenti nel cielo del Sole.

Spostamento di riferimento familiare anche ai bambini per l’alternarsi del e della notte, e che utilizzavano e utilizziamo, non solo per mettere ordine negli eventi, ma anche per valutare gli incrementi di altri spostamenti, a partire dagli spostamenti di ognuno di noi quando passeggiamo, o quelli di un’automobile, ma anche gli “spostamenti” della temperatura, e di altre grandezze fisiche.

Dire che un’auto A si sposta a 80 Km/h significa semplicemente che quell’auto percorrerà 80 Km(80mila volte il metro campione), nel mentre la Terra compie un-ventiquattresimo di una singola rotazione.

E siccome l’auto B, nel mentre la Terra compie
un-ventiquattresimo di una singola rotazione, percorre 70 Km, vuol allora dire che gli incrementi di spazio di A, sono maggiori degli incrementi di spazio di B.

L’attuale interpretazione del Tempo reputo che sia relativamente moderna, e probabilmente è nata proprio in concomitanza delle prime formalizzazioni della teoria del continuo.