Il Secretum

Il Secretum

Fu composto tra il 1342 e 1345. L’opera, scritta in latino, è divisa in tre libri, corrispondenti ciascuno ad una delle tre giornate di colloquio che il Petrarca immagina di avere con Sant’Agostino, alla presenza di una figura di donna, la Verità.

Tema del dialogo è la meditazione cristiana della morte, il sentimento della fragilità d’ogni gioia terrena e della vita. Davanti alla morte che incombe continua ed inesorabile, gloria, amore, desiderio d’onore e di fama, e tutta l’esistenza diventano un travaglio oscuro destinato a perdersi in un senso di vuoto dell’anima inappagata.

Di qui la necessità per il Petrarca di tendere ai beni veri, che non deludono, cioè alla virtù ed a Dio. Sarebbe questa la via che condurrebbe alla pace dell’anima, alla vera felicità, ma il poeta non sa intraprenderla perché troppo vive sono nel suo cuore gli ideali d’amore, bellezza, gloria e poesia che egli non si rassegna a considerare inconsistenti.

Nel primo libro Sant’Agostino afferma che il dissidio del Petrarca nasce da debolezza di volontà. L’infelicità del Petrarca per Sant’Agostino nasce dal peccato, ma dal peccato ci si può liberare, basta volerlo fermamente. Il poeta dovrebbe meditare sulla morte, comprendere che sono vani fantasmi gli allettamenti del mondo, dovrebbe disprezzarli e volgere verso il bene. Inutilmente il Petrarca obbietta di aver voluto questo, Sant’Agostino ribatte che si trattava di velleità, non di volontà vera.

Nel secondo libro Sant’Agostino fruga nelle pieghe più riposte dell’anima del poeta, mettendone in luce tutti i peccativi tratta dei sette peccati capitali ed il Petrarca li confessa con sincerità. Il poeta afferma di sentire nel proprio cuore qualcosa d’inappagato, e parla della sua peggiore malattia spirituale: l’accidia, nata dal sentimento della precarietà di tutti i valori umani che sommerge l’anima in una continua tristezza senza conforto.

Nel terzo libro Sant’Agostino tenta di estirpare dall’animo del Petrarca i due errori più grandi: l’amore per Laura e l’amore per la poesia, dicendo che sia l’uno che l’altro assorbono tutte le potenze dell’animo distogliendolo dal vero amore, quello cioè che deve essere rivolto a Dio. Nonostante le parole di Sant’Agostino il Petrarca non giunge al fermo proposito di cambiare vita e Sant’Agostino osserva amaramente che sono rimasti al punto iniziale: il poeta non vuole volere fermamente il bene.

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