IL RISORGIMENTO POESIA

IL RISORGIMENTO POESIA

IL RISORGIMENTO POESIA

Di giacomo leopardi


I
Credetti che per sempre in me,
nel fior della mia fanciullezza,
mancarono le dolci pene
della mia giovinezza:
(Credetti che mancarono)
i dolci affanni, gli affettuosi sentimenti
del mio profondo cuore
e qualunque cosa del mondo che
ci fa gradita la facoltà di emozionarci.

II
Quanti lamenti e lacrime versai
nella mia giovinezza,
quando per la prima volta il dolore
venne meno al mio cuore ghiacciato.
I sentimenti conosciuti mancarono,
l’amore venne meno
e il cuore insensibile
cessò di soffrire!

III
Piansi la vita fatta per me
spogliata, priva di bellezza e senz’anima;
la Terra diventò arida
rinchiusa in un eterno gelo invernale;
Il giorno divenne arido
la silenziosa notte divenne più sola e più buia;
la luna si spense per me
e le stelle si spensero per me.

IV
Eppure tutti questi sentimenti
erano la causa del mio soffrire (della mia vita):
il cuore palpitava ancora
nel profondo del mio petto.
La mia stanca immaginazione
ricercava le immagini consuete;
e il dolore alimentava ancora
la mia tristezza.

V
Di li a poco anche quest’ultimo
dolore si spense in me
e non mi restò altro che la
forza di lamentarmi.
Rimasi immobile: insensibile ed attonito,
non chiesi aiuto:
il cuore, sperduto e morto,
si abbandonò a se stesso.

VI
Come diventai (misero)!
Quanto diventai diverso dal tempo
quando molto ardore e beato inganno
nella mia fanciullezza alimentai dentro di me.
La rondine sveglia,
cantando al nuovo giorno
intorno alle finestre,
non mi commosse più il cuore:

VII
Nella solitaria città
la campana del vespro,
e il sole che tramonta non mi
commossero più nel tiepido autunno.
Inutilmente vidi risplendere
il tramonto in un sentiero silenzioso,
inutilmente la valle risuonò
del tenue canto dell’usignolo.

VIII
E voi, dolci occhi di fanciulle,
sguardi furtivi e veloci,
voi che cercate il primo amore eterno
dai giovani amanti,
e alla tua mano che hai offerto
alla mia mano candida
anche voi foste inutili a risvegliarmi
dalla mia lunga inerzia.

IX
Io, spogliato di ogni affetto,
diventai triste, ma non fui turbato,
e il mio animo rimase placido
e il mio volto rimase sereno.
Ho desiderato la fine
della mia vita;
ma questo stesso desiderio
era spento nel mio cuore estenuato.

X
Come chi conduce l’ultima parte
della squallida età avanzata
io conducevo, allo stesso modo,
il fiorire della mia giovinezza:
così tu, o mio cuore, trascinavi
i giorni tremendi della giovinezza,
così fugaci e brevi,
che la sorte ci concesse.

XI
Chi ora mi risveglia dalla
mia grave e remota vita inerte?
Quale virtù (forza) nuova è questa che
ora io percepisco dentro di me?
Sentimenti soavi, immagini antiche,
emozioni del cuore ed illusioni beate
a voi il mio cuore non
è per sempre negato?

XII
(Moti soavi e immagini) siete ancora voi
l’unica luce dei miei giorni attuali?
Affetti che io persi nella mia fanciullezza
siete ancora voi e siete ritornarti?
Se il mio sguardo scruta il cielo e
tutte le rive verdi
questo spettacolo mi ispira una
emozione dolorosa e un piacere enorme.

XIII
La campagna, il bosco e la montagna
ritornano a vivere con me;
il fiume parla al mio cuore
e il mare riparla con me.
Chi mi ridona il pianto dopo
una così lunga apatia?
E ora come appare diverso il mondo 
al mio sguardo?

XIV
Forse, o mio povero cuore,
la speranza ti ha rivolto un sorriso?
Ahi io non vedrò mai più
il viso della speranza.
La natura mi diede, come mie proprie,
le emozioni del cuore e le dolci illusioni.
Però i tormenti addormentarono la mia
innata virtù (di provare sensazioni ed illusioni);

XV
Ma non la distrussero: nemmeno
il fato e la sventura la vinsero;
neanche la funesta verità,
con la sua turpe visione, la vinse.
Io so bene che ella (l’infausta verità) non concorda
con le mie vaghe immagini gentili
della vita: so che la natura è indifferente
e che essa non prova pietà verso gli altri.

XVI
Io so che essa (la natura) non spinge al bene (degli uomini)
ma si preoccupa soltanto di metterli al mondo:
so che alla natura non interessa altro
che riservarci il dolore.
So che il misero non trova
pietà in mezzo agli uomini;
so che lui, fuggendo velocemente,
schernisce gli altri uomini.

XVII
So che questo secolo meschino
ignora le opera dell’ingegno e le nobili azioni;
so che perfino la misera gloria non ripaga
chi esercita studi importanti.
E voi occhi tremuli
e voi raggio divino
so che risplendete inutilmente e
so che l’amore non brilla in voi (occhi).

XVIII
Nessun sentimento profondo ed intimo
brilla in voi:
e nessun bianco petto (di donna) racchiude
in sé una favilla d’amore.
Anzi il petto di questa donna deride
le fragili cure d’amore degli innamorati;
e anzi, la ricompensa
di un’amore celeste, è il disprezzo.

XIX
Ma, (nonostante questo amore poco sensibile), io sento di rivivere in me
le illusioni conosciute e scoperte;
e anzi il cuore si meraviglia ancora
delle nuove emozioni che ritorna a provare.
Mio cuore, un ultimo soffio vitale,
l’ardore originario 
e ogni conforto mio
vengono solo da te.

XX
Alla mia anima, alta, gentile e pura,
lo sento, mancano
la buona sorte, la natura,
il mondo, la bellezza e l’amore.
Ma se tu ancora rimani in vita,
o misero cuore, e non ti concedi alla morte,
io non chiamerò spietato
colui il quale mi dà la vita.