Il reflusso Gastroesofageo

Il reflusso Gastroesofageo

Il reflusso Gastroesofageo


FONTE:https://sites.google.com/site/kiriazopulos/le-malattie-del-bambino/reflusso-gastroesofageo

Il reflusso è un disturbo molto comune nei bambini, soprattutto nei primi mesi di vita.

È la risalita in esofago del materiale acido proveniente dallo stomaco. Nei neonati si manifesta con rigurgito ed emissionedi saliva, muco e latte dalla bocca.

In genere compare nei primi 10 mesi. Di solito è presente in forma lieve. E, nella quasi totalità dei casi (circa il 95%), scompare spontaneamente entro 18-24 mesi. In qualche caso (circa il 30%) può durare fino ai 4 anni. Le complicanze nei bambini sono piuttosto rare. Si hanno solo nel 5% dei casi.

Nella maggior parte dei casi, il reflusso nei neonati è un fenomeno normale. Deriva dal fatto che l’esofago e la valvola tra esofago e stomaco non sono ancora del tutto formati. L’esofago è più corto e la valvola pure. La sua tenuta è quindi minore.

Il reflusso nei bambini può essere un disturbo passeggero ma può anche diventare una malattia. I medici distinguono tre tipi di reflusso:

  1. il reflusso fisiologico è quello che viene a un bambino sano. Non ha particolari sintomi. Si presenta occasionalmente. E viene quasi sempre dopo i pasti. Non influisce sulla crescita del bambino, che mangia con regolarità, non rifiuta il cibo e sta bene. Questo tipo di reflusso scompare da solo nel giro di qualche mese. È detto “fisiologico” perché è un fenomeno normale (dovuto al fatto che nel neonato l’esofago non è ancora del tutto sviluppato);
  2. il reflusso funzionale o sintomatico si ha quando gli episodi di reflusso sono frequenti ma non influiscono sulla crescita e sullo stato di salute generale del bambino. I suoi sintomi principali sono: rigurgito e vomito. La sua frequenza varia da 8 a 15 volte al giorno. In genere viene subito dopo la poppata o a qualche ora di distanza dal pasto. Non richiede esami. Nella maggior parte dei casi, scompare tra l’ottavo e il diciottesimo mese. In genere viene curato con l’alimentazione e alcune regole di comportamento;
  3. il reflusso patologico si ha quando, oltre al rigurgito, sono presenti altri sintomi: esofagite (infiammazione dell’esofago), apnea, broncospasmo, perdita di peso. Riguarda il 10% dei casi. È definito “patologico” perché può portare alla malattia da reflusso gastroesofageo.

La caratteristica più importante per distinguere il reflusso sintomatico da quello patologico è il peso del bambino. Se il neonato cresce regolarmente, il reflusso è di tipo sintomatico.

Perchè viene?

Nella maggior parte dei casi, il reflusso nei neonati è dovuto al fatto che il primo tratto dell’apparato digestivo (esofago e giunzione gastroesofagea) non è ancora completamente sviluppata.

L’esofago serve a far passare il cibo dalla bocca allo stomaco. Nel punto di passaggio tra esofago e stomaco c’è una valvola, il Cardias. Questa valvola è fatta di muscoli che formano una specie di anello. Dopo che il cibo è passato dall’esofago allo stomaco, questi muscoli si contraggono e la valvola si chiude.

La lunghezza dell’esofago nell’adulto è costante mentre nei bambini varia molto in funzione della crescita. Nei neonati l’esofago è molto corto. E continua a crescere e ad allungarsi per tutto il primo anno di vita. Anche la valvola tra esofago e stomaco non è completamente formata. E termina la sua crescita solo verso il dodicesimo-diciottesimo mese. Dato che non è completamente formata, nel neonato la valvola può non chiudere perfettamente. Quando la chiusura non è completa, il cibo ingerito può ritornare nell’esofago.

Altre cause del reflusso nei bambini sono:

  • rilascio temporaneo della valvola che separa esofago e stomaco: si verifica quando si hanno piccole variazioni di pressione in questa zona. Se la pressione diminuisce, la valvola si apre;
  • disturbi della motilità esofagea: sono disturbi dell’esofago e si verificano quando le contrazioni dei muscoli dell’esofago non sono sufficienti per spingere il cibo nello stomaco;
  • rallentamento dello svuotamento dello stomaco: si verifica quando il cibo passa dallo stomaco all’intestino più lentamente del normale. Questo succede se le contrazioni dello stomaco si riducono o se diminuisce la motilità intestinale;
  • genetica: secondo alcune ricerche pubblicate di recente, il reflusso nei bambini può anche avere un’origine genetica.

Quali sono i sintomi?

I sintomi del reflusso nei bambini sono pochi. In genere compaiono entro le prime sei settimane di vita. E, nella maggior parte dei casi, spariscono spontaneamente verso i 18-24 mesi. Dopo i due anni, infatti, i bambini iniziano a camminare in posizione eretta e a mangiare cibi solidi.

Nel 90% dei casi i sintomi tipici del reflusso sono:

  • rigurgito: è la risalita del contenuto dello stomaco in esofago e/o bocca. È accompagnato dall’emissione di saliva e cibo dalla bocca. Avviene senza sforzo. E si distingue dal vomito proprio perché non ha conati;
  • vomito: in qualche caso il rigurgito è associato al vomito. Questo succede perché il materiale che dallo stomaco risale nell’esofago stimola i centri del vomito che si trovano nell’esofago.

I sintomi variano in parte con l’età del bambino. Nei neonati il rigurgito è molto frequente. Spesso è vissuto dai genitori con apprensione. In realtà, entro certi limiti, è un fenomeno normale. La maggior parte dei lattanti rigurgita piccole quantità di latte dopo aver mangiato, con una frequenza che varia con l’età.

La metà dei neonati tra i due e gli otto mesi rigurgita due o più volte al giorno. Mentre il 10% circa dei neonati tra i quattro e i cinque mesi rigurgita almeno una volta al giorno.

Oltre al rigurgito e al vomito, il reflusso può avere anche altri sintomi.

In qualche caso, l’acido risalito con il reflusso può entrare nelle vie respiratorie e irritarle. Questo può causare tosse o asma. Inoltre, la presenza di acido nell’esofago può causare infiammazioni e sensazione di bruciore che il neonato esprime con il pianto insistente.

Come si cura?

Il reflusso può preoccupare i genitori, soprattutto quando viene a neonati di pochi mesi. È invece importante che i genitori vivano con serenità questo disturbo che, nella maggior parte dei casi, è passeggero.

È importante riconoscerne i sintomi e curarli nel modo migliore. È indispensabile farsi seguire da un medico che saprà rassicurare e indicare le cure migliori e adatte a ogni caso specifico.

Di seguito sono indicate alcune tra le cure più comunemente usate per ogni tipo di reflusso.

Reflusso sintomatico

Questo tipo di reflusso si cura con regole dietetiche e comportamentali. Di solito non è necessario usare alcune farmaco. In genere i rigurgiti scompaiono a partire dall’ottavo mese. In qualche caso i sintomi del reflusso rimangono fino al diciottesimo mese ma senza causare la malattia da reflusso gastroesofageo.

Reflusso patologico

Se i sintomi sono leggeri, si possono usare gli alginati. Questi sono farmaci di origine naturale. Agiscono in modo meccanico. E sono privi di effetti indesiderati. Nei bambini si usano sotto forma di sospensione liquida. Vengono presi dopo i pasti (al termine della poppata o delle pappe). E, una volta ingeriti, formano uno strato di gel che galleggia sullo stomaco e impedisce fisicamente al suo contenuto di risalire in esofago. L’uso di alginati nei bambini è sicuro ed è stato valutato in vari studi. Gli alginati possono essere usati anche insieme ad altri farmaci come gli H2 antagonisti e i procinetici. Gli H2 antagonisti riducono la quantità di acido prodotto dallo stomaco. Vengono usati in presenza di esofagite (infiammazione dell’esofago causata dal contatto con l’acido risalito dallo stomaco). I procinetici favoriscono la motilità gastrointestinale e servono ad accelerare lo svuotamento dello stomaco.

Malattia da reflusso gastroesofageo

Se i sintomi sono gravi o atipici è necessario ricorrere a farmaci più forti come gli inibitori della pompa protonica. Questi farmaci riducono di molto la quantità di acido prodotto dallo stomaco. Nel 90% dei casi, l’abbinamento di regole dietetiche e comportamentali e farmaci risolve il problema. In casi molto rari può però essere necessario ricorrere all’intervento chirurgico. L’operazione si considera solo se i farmaci non hanno alcun effetto. Se ci sono gravi complicanze. E se il reflusso incide molto negativamente sulla vita del bambino.

Regole dietetiche e comportamentali

Ai genitori di bambini che soffrono di reflusso, i medici consigliano di seguire alcune regole. Queste riguardano l’alimentazione e il sonno del bambino. È utile seguirle per curare tutti i tipi di reflusso.

Per il neonato:

  • come deve dormire: mettere a dormire il neonato a pancia in giù riduce i sintomi del reflusso. Questa posizione è però considerata a rischio per la morte improvvisa. Per questo, la maggior parte dei medici consiglia si mettere a dormire il bambino sulla schiena, sollevando il materassino di circa 25° sul piano orizzontale. Questa posizione aiuta a ridurre il reflusso. Se il bambino dorme con il tronco in alto, la quantità di acido che può risalire nell’esofago dallo stomaco è ridotta per effetto della gravità;
  • cosa deve mangiare: è utile usare un “latte ispessito”. Si tratta di latte al quale sono stati aggiunti alcuni addensanti. I più comuni sono: crema di riso, farina di carrube e amido di mais. Questi addensanti servono a rendere il latte più denso e a impedirne la risalita in esofago. Quando il bambino viene allattato, bisogna evitare che si formi dell’aria nel biberon. E, dopo l’allattamento, il bambino va tenuto per qualche minuto sollevato.

Esistono poi altri accorgimenti che è utile seguire. Ad esempio, non bisogna stringere troppo il pannolino sullo stomaco. La pressione sull’addome può favorire il rigurgito.

Per il bambino più grande:

Ai genitori dei bambini più grandi, si consigliano le stesse regole valide per gli adulti che soffrono di reflusso.

Nei bambini più grandi sono importanti le abitudini alimentari e il loro stile di vita.
È importante:

  • fare pasti piccoli e frequenti;
  • evitare cioccolato, the, coca cola, bevande gassate, cibi fritti o acidi.

È anche importante che i bambini imparino a non fare attività fisica subito dopo mangiato.

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