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Il periodo della dominazione longobarda in Italia

Il periodo della dominazione longobarda in Italia


Nel 568 una nuova invasione barbarica si abbatté sull’Italia: quella dei Longobardi, una popolazione feroce e selvaggia, che dopo essersi fermata per un periodo di tempo in Pannonia, cioè l’attuale Ungheria, varcò le Alpi.

I nuovi venuti non erano mai stati a contatto con la civiltà romana, né giungevano in Italia in nome dell’Imperatore d’Oriente, come era accaduto per gli Ostrogoti. Guidati da re ALBOINO, i Longobardi penetrarono nella penisola e si diedero al saccheggio e alla rapina.

Di fronte all’urto dei Longobardi, i Bizantini non riuscirono a creare un unico fronte di resistenza e si ridussero a difendere le zone costiere, dove più facilmente potevano giungere per mare aiuti dall’Oriente, asserragliandosi nei castelli fortificati, riuscendo in questo modo a difendersi.

Lo scontro tra Longobardi e Bizantini si protrasse per oltre trent’anni e terminò con la pace di Bisanzio nel 603. In base a questa pace l’Italia era divisa tra i vecchi e i nuovi dominatori.

Il dominio longobardo si estendeva per quasi tutta l’Italia settentrionale, sulla Toscana e su gran parte dell’Italia centro-meridionale, attraverso i due ducati di Spoleto e di Benevento. Ai bizantini rimanevano invece il litorale veneto, la laguna, Ravenna, la Pentepoli, cioè la regione delle cinque città della costa adriatica (Rimini, Pesaro, Fano, Senigallia e Ancona), il ducato di Roma, Urbino, Gubbio, il ducato di Napoli, la Puglia, la Calabria, le isole di Sicilia, Sardegna e Corsica.

Tra i re longobardi il più importante fu AUTARI, che sposò la principessa Teodolinda, la quale in accordo con il papa Gregorio I° fece convertire i longobardi al cristianesimo.

In questo periodo assunse una grande importanza il pontificato di Gregorio I° detto Magno. Egli volle che i grandi latifondi ecclesiastici fossero divisi tra i contadini, promosse l’agricoltura in quelle proprietà della Chiesa dove era esercitata solo la pastorizia, impose agli ecclesiastici di distribuire le rendite delle varie chiese ai poveri, ritenendo che i beni della terra, a chiunque appartenessero dovessero servire a tutti essendo proprietà di Dio.

Papa Gregorio promosse una vasta opera di apostolato verso i popoli europei ancora pagani. Egli riuscì a convertire al cristianesimo gli Angli e i Sassoni e i Visigoti in Spagna. Gregorio Magno combatté la corruzione del clero e cercò di aprire la partecipazione corale ai riti religiosi diffondendo il canto gregoriano.

Dopo la conversione dei Longobardi questo papa ottenne da re AGILULFO, successore di Autari, la rinuncia ad occupare Roma, dove il papa venne ormai riconosciuto, anche per questo fatto, come il vero capo politico, oltre che religioso della città.

Ad Autari successe ROTARI, che tolse ai bizantini parte dei loro domini in Liguria e nel Veneto. Ma Rotari è rimasto famoso soprattutto per il suo editto, in cui raccolse le leggi che dovevano essere rispettate nel suo regno. Con questo editto si dette la certezza del diritto rispetto alle norme vaghe e imprecise che fino ad allora erano state tramandate per consuetudine. Inoltre fu mitigata la durezza del tradizionale diritto dei Longobardi. L’editto di Rotari, infatti, eliminò la FAIDA, cioè la vendetta privata dell’offeso sul reo, limitò la pena di morte ai soli delitti politici di tradimento o di ribellione contro lo Stato. Tutti gli altri danni alle persone o alle cose furono invece puniti con un’ammenda, detta GUIDRIGILDO o “prezzo del sangue”. Chi non poteva pagare era fatto schiavo dalla parte lesa.

Scopo dei Longobardi era quello di unificare la penisola italiana sotto il loro dominio. Essi colsero l’occasione che gli fu offerta da un grave conflitto scoppiato all’inizio dell’VIII° secolo tra Costantinopoli e la Chiesa di Roma per attaccare i bizantini. L’Imperatore Leone III l’Isaurico, infastidito dal crescente potere nel mondo bizantino dei monaci, che influenzavano la gente semplice vantando gli effetti miracolosi delle immagini sacre possedute dai loro conventi, ordinò la distruzione delle immagini dando così inizio alla cosiddetta lotta ICONOCLASTA (dal greco EIKON che vuol dire immagine + KLAN che vuol dire rompere).

Questo ordine provocò in Italia la sollevazione, sotto la guida del papa Gregorio II°, delle popolazioni ancora formalmente sottomesse ai bizantini, che a Ravenna e a Roma cacciarono i rappresentanti Imperiali.

In re longobardo che allora era sul trono, LIUTPRANDO ritenne che fosse giunto il momento favorevole per occupare i territori bizantini. Ma il papa, se da una parte voleva mantenersi autonomo da Bisanzio, dall’altra si opponeva ancora più decisamente al dominio dei Longobardi.

Dopo aver conquistato l’Esarcato di Ravenna, la Pentopoli e una parte del Lazio, Liutprando, ossequioso nei confronti del papa, si arrestò di fronte le proteste del pontefice e anzi per conciliarselo, gli fece dono di una parte dei territori strappati ai bizantini nell’alto Lazio (donazione di SUTRI).

Tuttavia la minaccia longobarda nei confronti di Roma si presento con il successore di Liutprando, ASTOLFO, che cominciò ad occupare i possedimenti bizantini vicini a Roma. Il Papa, minacciato da vicino, fece ricorso all’aiuto di una monarchia potente, da tempo convertita al cattolicesimo: la monarchia franca.

In Francia la vecchia dinastia dei Merovingi, così chiamata dal capostipite Meroveo, governava sui franchi fin da quando essi si erano stabiliti nel paese due secoli prima. Questa dinastia si era profondamente indebolita perché il re dei merovingi a forza di donare terre ai nobili per mantenersene la fedeltà, erano alla fine diventati più poveri dei loro sudditi.

Fra questi nobili grande importanza aveva assunto una famiglia che possedeva una vasta regione della Francia del Nord e i cui membri erano stati nominati maggiordomi, cioè ministri del re. Questi maggiordomi, con il passare del tempo erano diventati i veri capi del regno dei Franchi; fra di essi acquistò grande fama e potere CARLO MARTELLO, che aveva sconfitto gli arabi a POITIERS. Convinto che, nonostante la sconfitta gli arabi rimanevano superiori ai franchi perché combattevano a cavallo, Carlo Martello volle creare una cavalleria e, per realizzare il suo progetto espropriò i beni della Chiesa concedendoli in beneficio, cioè in usufrutto, a coloro fra i suoi soldati che si impegnavano in cambio a mantenere un cavallo. In questo modo Carlo Martello creò un esercito poderoso e fedele e inaugurò un rapporto nuovo, basato sulla fedeltà in guerra, tra il capo militare e i suoi guerrieri, che sarà caratteristico dell’età feudale.

A Carlo Martello successe il figlio PIPINO IL BREVE, il quale depone l’ultimo sovrano della dinastia dei Merovingi e si fa eleggere re dei Franchi. Il Papa Stefano II° riconobbe la nuova dinastia, che da Carlo Magno sarà detta Carolingia, e in cambio chiese a Pipino protezione dalla minaccia dei Longobardi. Si stabilì così un’alleanza tra il nuovo re dei Franchi, che otteneva la lealtà dei cattolici verso la nuova dinastia, e il papato, che ai Pipini chiedeva di tenere a bada i Longobardi e di allargare il dominio della Chiesa in Italia.

Nel 755 Pipino scese in Italia e, battuto Astolfo lo costrinse a cedere al papa i territori che aveva tolto ai bizantini. Dopo la donazione di Sutri il papa, quindi,otteneva il Lazio e i territori dell’Esarcato e della Pentapoli cioè Rimini, Pesaro, Senigallia, Ancona, Fano, formando così un vero e proprio stato della Chiesa.

Alla morte di Pipino (768), sul trono dei Franchi salì suo figlio Carlo detto Magno. A Carlo si deve la creazione di un impero che riunisce quasi tutti i paesi dell’Europa occidentale e centrale e che darà al mondo cristiano del medioevo l’idea di vivere sotto un governo universale che ha come guida politica l’Imperatore e come guida spirituale il papa.

Re Carlo era l’uomo che la Chiesa cercava da opporre ai Longobardi. Il nuovo re Longobardo, Desiderio, aveva cercato di prevenire un’alleanza dei Franchi con il papato dando in moglie a Carlo la propria figlia Desiderata o Ermengarda, ma il papa Adriano I° convinse il re dei Franchi a ripudiare la moglie e a intervenire in Italia. Sceso nella penisola, Carlo sconfisse i Longobardi e si impadronì di tutto il territorio che fino ad allora era stato dominato dai Longobardi (774).

Nel frattempo Carlo aveva convertito al cristianesimo e Sassoni che abitavano l’attuale Germania, gli Avari che occupavano il territorio dell’attuale Austria e Ungheria.

Nel 778 Carlo aveva condotto una spedizione contro gli Arabi in Spagna per conquistare Saratoga. Durante questa sfortunata spedizione la retroguardia dell’esercito di Carlo in ritirata fu assalita sui Pirenei dai Baschi e massacrata insieme al conte Rolando. Nonostante questo episodio luttuoso Carlo riuscì a strappare agli Arabi il territorio compreso tra i Pirenei e il fiume Ebro. Questo territorio, detto Marca Spagnola, nei secoli successivi costituirà la base di partenza per la riscossa dei cristiani in Spagna contro gli Arabi. Dalla Spagna all’Ungheria il re dei Franchi appariva come l’apostolo armato della cristianità.

Riaffiorò l’idea della rinascita dell’Impero Romano. Nell’800 a Roma Papa Leone III° incoronò Carlo Magno Imperatore del Sacro Romano Impero. Sembrava che con Carlo Magno fosse risorto il vecchio impero romano. Ma il nuovo impero aveva confini e religioni diversi ed era sorto su iniziativa papale. Il vecchio impero romano aveva fondato nuove città ovunque, mentre il nuovo impero nasceva sulle loro rovine; il primo si era arricchito con lo sviluppo commerciale, mentre il secondo aveva solo una rozza economia agricola; i romani avevano avuto il merito di rendere uguali per tutti le leggi con un unico diritto, mentre all’interno dell’impero di Carlo Magno ogni abitante era giudicato in base alla legge tradizionale del popolo a cui apparteneva.

Il Sacro Romano Impero era tenuto insieme da una serie di rapporti tra le persone, unite da vincoli di parentela, d’amicizia e di riconoscenza verso l’Imperatore. Il territorio fu diviso in contee e in marche, queste ultime nelle zone di frontiera, e a capo di tali regioni furono messi dei conti e dei marchesi, spesso parenti dell’Imperatore.

Il controllo su di essi era esercitato dai “missi dominici” o inviati del signore, cioè da ispettori, che visitavano le varie parti dell’impero di solito in coppia: un laico e un ecclesiastico. Questi inviati regi avevano l’incarico di esaminare i reclami della popolazione, notare gli abusi commessi contro di essa, informarsi sulle necessità dei cittadini, e quindi, dovevano riferire al sovrano. Le disposizioni generali dell’impero erano dati attraverso “capitolari”, cioè leggi che venivano dettate dall’Imperatore e diramate ai capi delle varie province.

L’Imperatore impartiva la sua volontà anche in occasione dei “placiti generali”, riunioni annuali in cui erano convocati i conti, i marchesi, gli ecclesiastici e altri capi militari. Quando l’Imperatore proclamava “l’eribanno”, cioè l’inizio di una nuova campagna di guerra, tutti i capi politici e religiosi avevano il dovere di accorrere alla chiamata del sovrano portandosi dietro le truppe di cui disponevano.

Nonostante i possedimenti Carolingi fossero diventati un impero, vigeva ancora l’antica consuetudine dei Franchi per cui il regno come una proprietà privata, veniva diviso tra i figli alla morte del re.

L’impero comunque rimase unito perché alla morte di Carlo Magno (814) sopravviveva solo uno dei suoi figli Ludovico, che ottenne il titolo imperiale e tutti i possedimenti paterni.

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